PANDEMIA. A breve nuova versione di AstraZeneca

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Novità dal Regno Unito riguardano il vaccino anti Covid Vaxzevria, della società anglo svedese Astrazeneca.

Uno studio congiunto della Arizona State University e dell’Università di Cardiff pubblicato su Science Advances ha permesso di dimostrare nel dettaglio, come una proteina nel sangue sia attratta da un componente chiave del vaccino ideato a Oxford, innescando una reazione a catena che coinvolge il sistema immunitario e che può culminare in pericolosi coaguli, nello specifico la superficie esterna dell’adenovirus attrae la proteina spike quattro presente nell’organismo e fondamentale per mantenere nel corpo l’equilibro tra coagulazione e anti-coagulazione nel sangue.

A questo punto, nonostante la ricerca non sia definitiva, potrebbe aiutare gli scienziati della casa farmaceutica al miglioramento della nuova versione del prodotto vaccinale.

La società infatti sta infatti portando avanti gli studi di fase II e III della nuova versione del vaccino contrassegnato con il codice AZD2816.

A differenza della AZD1222, versione attuale del vaccino, la nuova versione si basa ancora su una piattaforma a vettore adenovirale, ma introduce una serie di modifiche sull’attivazione della proteina spike essendo basata sulla variante Beta o B.1.351 del Virus.

AZD2816 contiene circa 10 modifiche sulla proteina spike, modifiche riscontrate in altre varianti del Covid registrate negli ultimi mesi.

Se la sperimentazione della fase III avrà successo, si prevede che il farmaco potrà essere usato principalmente come dose booster, sia per pazienti che hanno precedentemente avuto le 2 dosi con Vaxzevria, sia per vaccinati con altri vaccini indifferentemente se basati su vettore adenovirale che su base mRNA.

Tali sviluppi, se confermati, potrebbero permettere al vaccino della casa anglo-svedese di avere una nuova possibilità, dopo che la prima versione del vaccino è stata avversata e messa sotto indagine per una serie di coaguli sospetti che, in particolari casi, hanno portato alla morte di alcuni pazienti.

Salvatore Nicoletta