#ISRAELIRANWAR. Lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso finché le condizioni poste dall’Iran non saranno soddisfatte dagli USA. Netanyahu non ottiene i 61 seggi per governare. Hezbollah: Israele incapace di raggiungere obiettivi 

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DonaldTrump ha espresso scetticismo sulla possibilità di aiutare Netanyahu a formare un governo di unità nazionale, dichiarando: “Ci penserò”. Nel frattempo si apprende dalla stampa americana e iraniana che J.D. Vance ha proposto l’immediata ripresa di negoziati diretti e globali, che includano anche il programma nucleare iraniano, tramite una lettera inviata per il tramite del Qatar. Vance ha annunciato che guiderà personalmente il team negoziale statunitense negli incontri tra i funzionari dei due Paesi.

Il Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran, Mohsen Rezae ha riferito riaver ricevuto la lettera ma non ha ancora fornito alcuna risposta. L’Iran ribadisce la necessità che gli Stati Uniti soddisfino le sette condizioni poste, sottolineando il proprio rifiuto verso qualsiasi posizione che sia in contrasto con questo quadro prestabilito.

Contina il lavoro della commissione elettorale israeliana secondo Canale 12 israeliano: “è molto probabile che Benjamin Netanyahu rimanga Primo Ministro di Israele”.

Conteggiato il 97,3% dei voti: nessun blocco ha la maggioranza. Secondo i risultati preliminari delle elezioni parlamentari, il blocco del primo ministro Benjamin Netanyahu ottiene 53 seggi alla Knesset e l’opposizione 48. Per formare la maggioranza sono necessari almeno 61 seggi. La distribuzione finale potrebbe cambiare dopo il conteggio delle schede rimanenti, compresi i voti militari e diplomatici. Ultimi risultati: Likud: 27; Yesh Atid: 21; Partito di Bennett e Lapid: 12; Lista Comune (Joint List): 11; Democratici: 8; Lista Unita: 8; Yisrael Beiteinu: 7; Otzma Yehudit: 7; Ebraismo della Torah Unito (United Torah Judaism): 7; Shas: 6; Sionismo Religioso: 6.

Gadi Eisenkot ha dichiarato che Benjamin Netanyahu e i suoi alleati stanno conducendo una campagna illegittima per influenzare l’opinione pubblica, con l’obiettivo di ritardare la pubblicazione dei risultati elettorali.

Violenti scontri sono scoppiati quando manifestanti ultraortodossi (Haredi) hanno bloccato arterie stradali principali e appiccato incendi, in seguito all’arresto di alcuni studenti di yeshivà. La polizia è intervenuta per disperdere la folla e ripristinare la circolazione. Nel frattempo, la tensione è salita a Givatayim, dove l’ex primo ministro “israeliano” Naftali Bennett ha ricevuto un’accoglienza contrastante: da un lato i sostenitori che lo acclamavano, dall’altro gli oppositori che protestavano con rabbia. La polizia e il personale di sicurezza sono intervenuti per separare le fazioni contrapposte, nel mezzo di accesi confronti.

Il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha commentato i risultati delle elezioni israeliane in una dichiarazione scritta: “La situazione per l’avversario è caratterizzata dall’incapacità di raggiungere i propri obiettivi, da disordine interno e da crisi politiche, economiche e sociali; le conseguenze di tutto ciò si stanno manifestando una dopo l’altra e porteranno a gravi ripercussioni per il futuro di questo avversario. Quanto emerso dai risultati elettorali israeliani delinea un quadro di sconfitta. Non ci interessa chi governi l’entità israeliana, ma essa deve comprendere che non può continuare la sua occupazione e che deve lasciare la nostra terra”.

Dalla Siria arrivano notizie secondo cui le forze curde hanno iniziato a trasferire armamenti pesanti all’esercito siriano. Dall’Iraq invece il partito komala ha smentito l’uccisione di uno dei suoi leader in un hotel a Erbil .

Secondo le immagini satellitari di Sentinel-2, l’Arabia Saudita sta attualmente caricando nove superpetroliere (per un totale di circa 18 milioni di barili di petrolio) nel Golfo Persico (presso i porti di Ras Tanura e Juaymah). Riad sta compiendo ogni sforzo per aumentare i volumi di fornitura di petrolio.

Un’immagine pubblicata dal Ministero della Difesa saudita, scattata durante la visita del Capo di Stato Maggiore Generale saudita, Fayyadh Al-Ruwaili, alla base aerea King Khalid nel sud-ovest dell’Arabia Saudita, rivela la presenza di personale della Royal Bahraini Air Force (l’aeronautica militare del Bahrein). L’immagine mostra un pilota bahreinita, con il grado di maggiore, che indossa sulla spalla destra l’insegna del 1° Squadrone Caccia Tattici della RBAF, noto come “Desert Falcons” (Falchi del Deserto). Lo squadrone, che impiega caccia F-16C/D, ha base presso l’aeroporto militare Sheikh Isa, in Bahrein. Il reparto è incaricato della difesa dello spazio aereo bahreinita e, in precedenza, non risultava aver mai partecipato pubblicamente a operazioni all’estero. Sullo sfondo è visibile anche un membro dell’aeronautica militare pakistana (Pakistan Air Force), identificabile dall’uniforme.

In Bahrein, decine di persone hanno protestato contro le azioni delle autorità, in particolare contro gli arresti e i procedimenti giudiziari nei confronti di figure religiose e predicatori sciiti, nonché contro le restrizioni imposte allo svolgimento di cerimonie religiose.

Axios sull’operazione in fase di preparazione contro l’Iran: “L’operazione attualmente in preparazione dovrebbe avere come obiettivi la leadership, il settore energetico e le infrastrutture dell’Iran. Si prevede che la campagna comporterà una settimana di attacchi intensivi”. L’Arabia Saudita ha chiesto a Trump di concedere più tempo per i negoziati con l’Iran.

Un rappresentante delle Forze Armate iraniane ha dichiarato: “Inizialmente, l’obiettivo del nemico era distruggere le capacità nucleari e il programma missilistico dell’Iran; in seguito, hanno cercato di smantellare l”Asse della Resistenza’ e rovesciare il governo della Repubblica Islamica; infine, hanno dichiarato apertamente l’intenzione di smembrare l’Iran e distruggere la civiltà iraniana”. “Lo Stretto di Hormuz è attualmente sotto il controllo strategico delle Forze Armate iraniane e non verrà riaperto, in nessuna circostanza, finché le condizioni poste dall’Iran non saranno state pienamente soddisfatte”.

Ed ora uno sguardo agli scenari militari aperti in Medio Orente e Asia Occidentale aggiornato alle ore 15:30 del 29 ottobre. Cinque aeromobili statunitensi adibiti al rifornimento in volo sono stati avvistati nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz. Secondo fonti israeliane un possibile attacco iraniano spinge le IDF a coordinarsi con il CENTCOM statunitense.

La Royal Jordanian Air Force (RJAF) ha condotto un’operazione denominata “Deterrenza Giordana – Khmud”, prendendo di mira basi di organizzazioni terroristiche nel sud della Siria, in coordinamento con il governo siriano. L’operazione è stata attuata in risposta alle perdite umane causate da un attacco contro una chiesa a Khmud, avvenuto venerdì scorso. I terroristi responsabili dell’attacco a Khmud sono legati alle organizzazioni colpite durante l’operazione. I caccia dell’aeronautica giordana hanno distrutto diverse strutture utilizzate dai terroristi, uccidendone e ferendone alcuni e annientando il loro armamento. Le Forze Armate giordane hanno ribadito che l’esercito manterrà una posizione ferma contro chiunque tenti di minare la sicurezza del popolo giordano, confermando il proprio impegno nell’eradicazione del terrorismo, nella difesa della Giordania e nella tutela dei propri cittadini.

Decine di insegnanti palestinesi sono rimasti bloccati dopo che le forze israeliane hanno chiuso un posto di blocco a sud di Hebron, nella Cisgiordania occupata. Le forze israeliane hanno allestito anche un posto di blocco sul ponte vicino a Deir Dibwan, a est di Ramallah.

In Libano una nuova ondata di attacchi israeliani ha colpito il sud: segnalati raid contro le località di Al-Mansouri e Al-Qantara.

Dalla Siria account locali riferiscono che una pattuglia israeliana ha allestito un posto di blocco e perquisisce i passanti sulla strada tra Jubata al-Khashab e Ain al-Bayda. Secondo fonti locali, una pattuglia composta da tre veicoli militari è entrata sulla strada che collega Jubata al-Khashab e Ain al-Bayda, nella zona rurale a nord di Quneitra.

Fermo il traffico aereo all’aeroporto di Gedda a causa di un possibile attacco Houthi. È stato segnalato l’abbattimento di un velivolo sopra il governatorato yemenita di Al-Jawf. Arabia Saudita. Secondo quanto riferito, la Protezione Civile saudita ha attivato le sirene d’allarme nella Provincia Orientale e nella città meridionale di Najran. Sono state segnalate esplosioni nei pressi della raffineria di Ras Tanura, in Arabia Saudita. 

Secondo l’OMS: Oltre 9.000 persone uccise o ferite nello Yemen e 276.000 sfollate a causa dell’escalation. Secondo quanto riferito, le forze di Ansar Allah hanno conquistato Al-Maydan e sono avanzate verso i piccoli insediamenti di Al-Hadir e Al-Hubayl. I combattimenti proseguirebbero nei pressi di Jabal Sabr, una delle montagne più alte dello Yemen.

Un civile sarebbe rimasto ucciso dall’esplosione di una mina terrestre nell’area di Al-Oushaqah, nel distretto di Mawza, a ovest di Taiz. Due persone sarebbero rimaste ferite a causa di bombardamenti di artiglieria attribuiti a forze legate all’Arabia Saudita, nelle località di Sabr al-Mawadim (a sud-est di Taiz) e Al-Wazi’iyah (a ovest di Taiz). Le forze saudite avrebbero preso di mira la fabbrica di vernici e prodotti chimici Al-Shaibani, ad Al-Rubaie (a ovest di Taiz), provocando un incendio. Due attacchi aerei avrebbero inoltre colpito Al-Birain, nel distretto di Al-Maafir, a sud di Taiz. Velivoli sauditi avrebbero condotto un attacco aereo sull’isola di Mayun, nello stretto di Bab el-Mandeb. Forze legate all’Arabia Saudita avrebbero bombardato con artiglieria alcuni villaggi abitati nel distretto di Razih, nel governatorato di Saada.

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica sostiene di aver abbattuto un drone statunitense di tipo MQ-1 vicino allo Stretto di Hormuz. Tre navi sono state attaccate nello Stretto di Hormuz nel pomeriggio del 29 ottobre. “[… ] il 14° drone avanzato MQ-1 è stato intercettato e distrutto da un moderno sistema di difesa avanzato delle Forze Aerospaziali delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, sotto il controllo della rete integrata di difesa aerea del Paese, nei cieli a est dello Stretto di Hormuz (al largo di Sirik, Iran meridionale).”

La Marina iraniana riferisce che, questa mattina, una petroliera che operava illegalmente all’interno di un’area interdetta e pericolosa a est dello Stretto di Hormuz è stata colpita da mine navali; l’episodio ha causato danni e un incendio, rendendo l’imbarcazione incapace di muoversi.

Infine il Vicecomandante del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC),Mostafa Izadi ha ribadito “Lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso finché le condizioni poste dall’Iran non saranno soddisfatte”.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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