ENERGIA. L’energia pulita non porta profitti, tra sostenitori e ripensamenti

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Shell prevede di abbassare i suoi obiettivi di energia pulita, secondo fonti Bloomberg. La strategia aggiornata a lungo termine comporterà maggiori investimenti nel settore del petrolio e del gas per migliorare i rendimenti per gli azionisti. L’azienda potrebbe presentare una nuova strategia climatica.

Sotto la guida del precedente amministratore delegato Ben van Beurden, la strategia 2020 di Shell si concentrava sull’azzeramento delle emissioni nette per dare priorità agli investimenti nell’energia verde e raggiungere l’azzeramento delle emissioni nette entro il 2050.

Da quando Wael Sawan ha assunto la carica di CEO, Shell ha spostato la sua attenzione sulla fornitura di rendimenti agli investitori. Questo cambiamento ha portato a maggiori pagamenti agli azionisti, tagli di posti di lavoro e maggiori investimenti focalizzati sulla produzione di idrocarburi.

Come Shell, l’anno scorso la società britannica BP Plc ha rivisto i suoi piani sul clima, con l’obiettivo di produrre più petrolio e gas ed emettere più CO2 di quanto precedentemente pianificato. L’annuncio dei nuovi piani della BP ha fatto salire le azioni della società dell’8%.

Come riportano i media tedeschi il 15 marzo, il Parlamento europeo, unico nei cinque continenti, con la risoluzione del 12 marzo 2024 prevede ora che i combustibili fossili siano ammessi nelle caldaie solo fino alla fine del 2039. “Entro il 2040 non dovrebbero esserci più caldaie a combustibili fossili”, si legge espressamente. A quel punto tutti i sistemi di riscaldamento a gas e olio dovranno essere smantellati. Da Tallinn a Lisbona, da Stoccolma via Vienna ad Atene.

Ciò significa che grandi volumi di abitazioni europee non potranno più essere riscaldati in modo adeguato o conveniente, sia che vengano riparati o distrutti. E non si sa con che cosa gli europei, dovranno riscaldarsi o in che modo faranno per accendere la luce visto che l’energia pulita non è sufficiente per dare vita a una uova era energetica e non solo, il costo di produzione di questa energia è così alto che molte aziende stanno lasciando l’Europa e vanno a produrre altrove, come gli Stati Uniti. 

In Russia, invece, il Ministero dell’Energia sta cercando di stabilizzare il prezzo dell’approvvigionamento di carburante nelle regioni russe e dei prezzi alle stazioni di servizio. Le riserve di benzina, al 13 marzo, nelle raffinerie e nei depositi di petrolio delle aziende ammontano a 2 milioni di tonnellate, quello di gasolio a 3,5 milioni di tonnellate, ha riferito il ministero. “Dall’inizio del 2024, le spedizioni medie giornaliere di benzina per motori verso il mercato interno sono aumentate del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e di gasolio dell’8% in più”, ha aggiunto il Ministero dell’Energia. 

Il Ministero russo ha riferito che a seguito delle misure preventive per vietare l’esportazione di benzina e l’introduzione di dazi protettivi per i rivenditori, sul mercato interno si è formato un surplus stabile di offerta. “La produzione di gasolio è 2 volte superiore al fabbisogno del mercato interno, ma per saturarlo ulteriormente e frenare l’aumento dei prezzi all’ingrosso, invece di vietare le esportazioni, si è deciso di aumentare le vendite obbligatorie di gasolio su in borsa”, ha affermato il Ministero dell’Energia in una nota. 

Luigi Medici 

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