ALGERIA. Si riaccendono le proteste di Hirak

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Un anno dopo che una rivolta popolare ha spodestato Abdelaziz Bouteflika e ha portato i vertici dell’esercito dietro le sbarre così come gran parte dell’oligarchia al potere, le speranze di una revisione del sistema politico e di una vera democrazia in Algeria stanno svanendo.

La rivolta nelle strade iniziata l’anno scorso, conosciuta come Hirak, all’inizio sembrava aprire nuovi spazi per un paese strozzato da anni di pesanti ingerenze militari e dalla corruzione. Sembrava che la primavera araba iniziata alla fine del 2010 si stesse finalmente realizzando.

Ma quando l’incapacità del movimento di opposizione di coalizzarsi intorno ai suoi leader e di concordare gli obiettivi ha creato un vuoto politico, sono entrati in scena i resti del vecchio establishment e i suoi servizi di sicurezza, riporta Nyt.

L’Algeria è il decimo produttore mondiale di gas naturale e si ritiene che abbia il secondo più grande apparato militare in Africa, è stato un paese leader delle nazioni non allineate da quando ha combattuto per l’indipendenza dalla Francia 58 anni fa. L’esercito ha stabilito la sua preminenza in politica poco dopo, e da allora ci è rimasto.

Ma durante le manifestazioni dell’anno scorso, le forze di sicurezza algerine non hanno aperto il fuoco sui manifestanti Hirak. Anche se alla fine l’esercito ha costretto Bouteflika e la sua élite al potere ad andarsene, non è stato sufficiente per i manifestanti che hanno chiesto una revisione completa della classe politica del paese, l’elezione di una nuova assemblea costituente per sostituire il Parlamento e il ritiro definitivo dell’esercito dalla politica. Il capo di stato maggiore dell’esercito, Ahmed Gaid Salah, ha rovesciato il movimento ed ecco apparire quindi Abdelmajid Tebboune, già primo Ministro di Bouteflika, eletto in un voto cui ha partecipato meno del 10 per cento dell’elettorato.

La pandemia ha fermato le manifestazioni a marzo, e da allora il governo ha rilasciato alcuni leader dell’opposizione e ne ha arrestati altri; con la scusa della pandemia, l’Algeria ha avuto un’ulteriore scusa per chiudere i confini e tenere fuori gli stranieri. I risultati sono un basso tasso di infezione e di mortalità, e una quasi totale assenza di stranieri. La scintilla si è riaccesa con l’arresto del giornalista Khaled Drareni, direttore di Casbah Tribune, e corrispondente locale di un’emittente televisiva francese.

Di fronte alle proteste, il gen. Saïd Chengriha, che è succeduto al generale Gaid Salah, morto d’infarto a dicembre, ha detto che l’esercito oggi è neutrale. Il generale e il presidente hanno detto di essersi incontrati almeno due volte a settimana per discutere della situazione del Paese, che è sempre più pericolosa a causa del calo dei prezzi del petrolio. Oltre il 90 per cento delle esportazioni del paese è costituito da petrolio e gas, e con una pesante spesa sociale: si stima che l’Algeria abbia bisogno di petrolio a 100 dollari al barile per bilanciare il suo bilancio.

Per la seconda volta in meno di un anno, poi il 1° novembre gli algerini sono stati chiamati a esprimere la loro opinione sul modo in cui il loro paese dovrebbe essere gestito. Il referendum ha permesso ai cittadini di votare su una serie di emendamenti costituzionali proposti dal governo. Solo il 23,7 per cento di un totale di oltre 24 milioni di elettori ha partecipato, secondo i dati ufficiali del governo, approvando le modifiche con il 66,8 per cento dei voti. Nel frattempo il presidente Tebboune è ricoverato in Germania, perché affetto da Covid 19. Le piazze e l’esercito si stanno scaldando.

Graziella Giangiulio