ALGERIA. La legge contro l’hate speech è vista come censura

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Il presidente dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune, progetta di mettere fuori legge i «discorsi d’incitamento all’odio” che sono proliferati sui social network negli ultimi mesi, ha detto la presidenza. Tebboune ha chiesto al primo Ministro Abdelaziz Djerad di redigere un disegno di legge «che criminalizzi tutte le forme di razzismo … e il discorso dell’odio nel paese», secondo una dichiarazione pubblicata dall’agenzia di stampa ufficiale Aps, ripresa da The New Arab.

La nuova iniziativa segue «un’impennata dei discorsi di incitamento all’odio», si legge nel comunicato presidenziale. I social network algerini sono diventati un campo di battaglia per i campi politici avversi dopo che hanno dato vita al popolare movimento di protesta Hirak che in aprile ha messo fine ai 20 anni di regno del presidente Abdelaziz Bouteflika.

Il tono è diventato più aggressivo nel periodo che ha preceduto le elezioni presidenziali del 12 dicembre, tenutesi di fronte alla forte opposizione del movimento di protesta che ha visto le urne come un tentativo dell’establishment di consolidare il proprio potere. Tutti e cinque i candidati che si sono presentati alle urne avevano legami con Bouteflika, e Tebboune è stato uno dei suoi primi Ministri. L’affluenza alle urne ufficiale è stata inferiore al 40 per cento.

La legge permetterebbe alle autorità «di confrontarsi con coloro che sfruttano la libertà e la natura pacifica di Hirak» brandendo «slogan che minano la coesione nazionale», prosegue la dichiarazione presidenziale. L’iniziativa ha suscitato un acceso dibattito sui social media tra coloro che la sostengono e coloro che la vedono come una misura inutile, con qualche diffidenza che potrebbe dare ampio spazio alla repressione delle proteste legittime.

La legge allo studio prevede che «tutti sono chiamati a rispettare la Costituzione e le leggi della Repubblica, in particolare il rispetto per (…) lo Stato nazionale e i suoi valori (…) nonché i simboli dello Stato». A quasi un anno dall’inizio delle proteste del movimento popolare, i suoi attivisti continuano a chiedere la fine del sistema di governo in vigore dall’indipendenza della nazione dalla Francia nel 1962.

Lucia Giannini