
Mercoledì 5 agosto ad Astana, capitale del Kazakhistan, si è tenuto un incontro tra i rappresentanti della QazaqGaz, la principale compagnia petrolifera statale kazaka, e la SINOPEC (China Petroleum & Chemical Corporation), conglomerato petrolchimico controllato al 75 % dal governo cinese.
Come riportato sul sito della stessa QazaqGas durante l’incontro, che ha visto coinvolti il Presidente del Consiglio di Amministrazione della compagnia kazaka Alibek Zhamauov e il Direttore Generale di SINOPEC International Energy Investment Holdings in Kazakistan Zhao Quanming, si è discusso delle potenziali aree di cooperazione nell’esplorazione geologica e nello sviluppo di nuove risorse petrolifere e di gas, dedicando particolare attenzione allo scambio di competenze, soluzioni tecnologiche avanzate e migliori pratiche del settore nelle attività di esplorazione.
In base al comunicato, le parti hanno discusso anche in merito alle opportunità di cooperazione nello sviluppo a basse emissioni di carbonio, affrontando la possibilità di applicare tecnologie di cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio (CCUS), quale fattore determinate per la riduzione dell’impronta di carbonio nel settore energetico. A tal proposito, la SINOPEC ha invitato la controparte kazaka a partecipare all’International CCUS Forum che riunendo rappresentanti dell’industria, membri della comunità scientifica ed esperti internazionali punterà a discutere degli approcci pratici all’implementazione delle tecnologie di decarbonizzazione alla luce di un percorso green.
In questo senso, secondo la piattaforma di analisi e intelligence sul mercato del carbonio CCarbon, l’incontro tra le due società rifletterebbe un approccio equilibrato che coniuga l futuro sviluppo del settore petrolifero e del gas alla crescente adozione di tecnologie a basse emissioni di carbonio.
Seetao, piattaforma di media digitali cinese, riporta, inoltre, che il Kazakistan intende raggiungere la neutralità carbonica entro il 2060, e la CCUS può ridurre le emissioni senza al contempo abbassare la produzione. La piattaforma cinese rileva, inoltre, che secondo i piani, il Kazakistan, prevede di costruire diversi centri di “cattura del carbonio”, carbonio con una capacità annua di trattamento dell’anidride carbonica di oltre 100 milioni di tonnellate entro il 2060. Allo stesso tempo, come evidenzia Seetao, la SINOPEC che ha già un progetto CCUS da un milione di tonnellate e un gasdotto a lunga distanza per lo stoccaggio dell’anidride carbonica, sta costruendo una piattaforma di cooperazione internazionale per il CCUS, con la partecipazione al progetto delle industrie di Harbin, sollecitate dal governo a partecipare ai Forum internazionali in materia.
L’agenzia di stampa azera Trend News Agency rileva come la cooperazione energetica sia da tempo uno dei pilastri delle relazioni economiche tra Cina e Kazakistan, sottolineando come la cinese SINOPEC sia entrata nel mercato kazaco da più di vent’anni partecipando a progetti di esplorazione e produzione, servizi per i giacimenti petroliferi e modernizzazione delle raffinerie, mentre altre aziende cinesi sono diventate, nel frattempo, i maggiori investitori nel settore energetico del Paese.
Inoltre, continua l’agenzia di stampa azera, QazaqGas ha intensificato il dialogo con i partner cinesi portando avanti la strategia kazaka di espansione delle risorse nazionali, aumento della produzione commerciale di gas e attrazione di tecnologie di esplorazione avanzate.
Per quanto riguarda la cooperazione economica tra Cina e Kazakistan, la testata Euronews riporta che in base ai dati dell’All China Review, il Kazakistan rappresenta oltre un terzo di tutti gli investimenti cinesi in Asia centrale, con i due paesi che ultimato 62 progetti congiunti per un valore di 8,7 miliardi di dollari, e con altri 55 progetti dal valore di 13,5 miliardi di dollari in diverse fasi di sviluppo.
Già lo scorso anno il China Global South Project, piattaforma multimediale indipendente, rifletteva sul fatto che la crescente presenza della Cina nel settore energetico del Kazakistan segna un’evoluzione strategica che va ben oltre la tradizionale estrazione di risorse, con Pechino che sta espandendo il suo ruolo a valle, nella gassificazione, nella lavorazione petrolchimica e in altre attività a valore aggiunto, segnalando un passaggio verso un’integrazione industriale a lungo termine. Ciò secondo la piattaforma cinese si allineerebbe maggiormente con le priorità kazake, supportando non solo le esportazioni di materie prime, ma anche la capacità produttiva interna e la diversificazione economica, passando dunque dagli accordi energetici transazionali verso un modello più profondo di co-sviluppo e condivisione del rischio lungo l’intera catena del valore energetico.
Gli accordi firmati lo scorso anno per le esplorazioni, secondo il China Global South Project, offrivano benefici sia alla Cina che al Kazakistan: i cinesi coprendo i costi iniziali in scambio dei futuri ricavi, adotta un approccio di condivisione del rischio che gli garantisce non solo un accesso alle risorse a lungo termine, ma che un rafforzamento dei rapporti bilaterali con Astana; il Kazakistan, invece, vede sbloccarsi nuove riserve energetiche a basso rischio senza gravare immediatamente sulle finanze pubbliche, e trova nella crescente presenza di aziende cinesi valida alternativa ai partner energetici occidentali, inoltre, aumentando le esportazioni verso est Astana riduce la sua dipendenza dalle rotte controllate dalla Russia tutelandosi dai contraccolpi economici dovuti a potenziali interruzioni nei corridoi degli oleodotti occidentali.
La piattaforma cinese rilevava inoltre, che, con l’intensificarsi della rivalità tra Stati Uniti e Cina, e i crescenti timori riguardanti la sicurezza delle catene di approvvigionamento, Pechino si stava muovendo per diversificare le proprie importazioni energetiche attraverso rotte terrestri sicure, meno vulnerabili a blocchi navali o punti di strozzatura geopolitici, con il Kazakistan che si trovava a svolgere un ruolo centrale offrendo corridoio terrestre stabile per le importazioni di petrolio e gas, e riducendo la dipendenza energetica cinese dalle spedizioni marittime che attraversano regioni contese come il Mar Cinese Meridionale o lo Stretto di Malacca.
Il China Global South Project riteneva che la crescente influenza cinese nel settore energetico kazako, sia a monte che a valle, riflettesse la strategia già osservata in altre regioni di radicarsi nell’intera catena del valore energetico per assicurarsi influenza a lungo termine, vantaggi tecnici e ritorni economici.
Nuovi accordi in ambito energetico, come riporta il The Astana Times, sono stati siglati tra compagnie cinesi e kazake durante il primo Power Central Asia + China Forum, tenutisi il 16 giugno ad Astana, mentre, come rileva Euronews, un novo piano di cooperazione fino al 2030 è stato firmato dai due paesi irmato il 16 luglio 2026 a Shanghai, durante l’incontro tra il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev e il presidente cinese Xi Jinping. La stessa testata riporta come in questo accordo e nelle relative intese commerciali, gli analisti, ancora una volta, abbiano rilevato dei segnali di un superamento del tradizionale commercio, con il Kazakistan che si presenta più come un polo economico a ciclo completo piuttosto che come un semplice fornitore di materie prime.
Euronews, rileva inoltre che circa l’85% delle merci cinesi trasportate via terra e destinate all’Europa transita attraverso il Paese, con Astana che ha investito 35 miliardi di dollari in infrastrutture di trasporto negli ultimi 15 anni. A tal proposito vale la pena ricordare che fu proprio a d Astana nel 2013 che il Presidente cinese Xi Jinping espose per la prima la sua idea della Belt and Road Initiative.
G.C.L.
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