ENERGIA. Belgrado e Skopje usano il carbone contro la crisi

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Sia la Serbia che la Macedonia del Nord stanno aumentando la produzione di energia da carbone in risposta alla crisi energetica che ha visto salire i prezzi dell’elettricità, nonostante gli impegni dei governi di tutti i Balcani occidentali per ridurre le emissioni di gas serra e investire nella capacità rinnovabile.

Il presidente serbo Aleksandar Vucic ha annunciato il 23 ottobre che la Serbia cercherà di completare la revisione del blocco B1 della centrale termica Nikola Tesla entro dicembre, per aumentare la produzione di 650 MW. Parlando all’inaugurazione della miniera Cukaru Peki, Vucic ha commentato che la situazione energetica nel mondo è “terribile”.

«Cercheremo di completare il blocco B1 della centrale termica Nikola Tesla entro dicembre per aumentare la produzione di 650 megawatt, al fine di ridurre il prezzo dell’elettricità», ha detto Vucic, riporta il quotidiano Danas.

La Serbia si è impegnata a ridurre i suoi livelli di emissioni di carbonio per soddisfare gli standard dell’UE, il che include la riduzione o l’abbandono del carbone come combustibile per produrre energia e calore, e la sua sostituzione con capacità rinnovabili. La Serbia dice che sta puntando al 40% di rinnovabili nel suo mix energetico, ma per il momento rimane fortemente dipendente dal carbone e ha costruito nuova capacità di carbone.

In Macedonia del Nord, il governo ha detto che per garantire la stabilità del sistema energetico, la seconda unità della centrale elettrica Rek Bitola è stata messa in funzione, ed entrambe le unità sono ora in funzione: «Non c’è bisogno che i cittadini abbiano paura della mancanza di elettricità, perché Esm ha fornito quantità sufficienti di elettricità per le famiglie a un prezzo di 36 euro per MWh, che è da quattro a cinque volte inferiore al prezzo sul mercato internazionale», ha detto il governo in una dichiarazione del 25 ottobre. Esm attualmente soddisfa le esigenze del fornitore universale Evn Home per la fornitura delle famiglie, ha aggiunto il comunicato, ripreso da BneIntellinews.

L’acquisto di carbone è la prima misura che è stata presa dal paese per affrontare la crisi energetica che ha attanagliato l’Europa e ha fatto salire alle stelle i prezzi dell’elettricità. Il premier Zoran Zaev ha detto in precedenza che il prezzo dell’elettricità non sarà cambiato almeno fino al nuovo anno.

I paesi dei Balcani occidentali sono sotto pressione per sostituire la capacità di carbone con forme più pulite di produzione di energia mentre lavorano verso l’adesione all’Ue. Tuttavia, anche prima della crisi attuale, si trattava di un compito politicamente difficile, dato il grande ruolo del carbone nel mix energetico e dal fatto che le comunità dipendono dall’industria del carbone per il loro sostentamento.

Le vecchie centrali a carbone nei Balcani occidentali sono responsabili dell’inquinamento dell’aria sia nella regione che fuori dai suoi confini. L’inquinamento dell’aria dalle centrali a carbone ha causato la morte di circa 19.000 persone negli ultimi tre anni, secondo un rapporto di Cee Bankwatch Network e del Crea, Centre for Research on Energy and Clean Air.

Anna Lotti