COVID 19. Dimmi quale mascherina hai e ti dirò chi sei

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Mascherine: nel pieno della pandemia hanno rappresentato uno degli strumenti principali per proteggersi dal Covid-19 e continuano ad essere utilizzate ancora oggi l’accessorio must have dell’anno appena trascorso e del 2021. Eppure siamo li ancora a chiederci…  sono veramente efficaci? Se la risposta è sì, per proteggersi nel migliore dei modi quali devono essere utilizzate? E come?

In che cosa si distinguono le diverse tipologie di mascherine?

Le tipologie di mascherine attualmente disponibili sul mercato sono tre: quelle chirurgiche, che rientrano nei dispositivi di protezione individuale (DPI) e sono utilizzate ad uso medico, le FFP (1, 2 e 3), che rientrano nei dispositivi medici (DM) e quelle di comunità.

Le chirurgiche sono utilizzate soprattutto in ambito sanitario e assistenziale. Affinché siano efficaci devono essere utilizzate correttamente coprendo naso e bocca, così da impedire la fuoriuscita di goccioline potenzialmente infette, evitare di essere toccate durante l’utilizzo e cambiate nel caso in cui si bagnino o cadano per terra. Sono facilmente reperibili in farmacia e dopo essere state utilizzate,  per un massimo di ventiquattro ore, devono essere buttate.

La seconda tipologia sono le mascherine FFP.  La sigla sta per  Filtering Face Piece e, rispetto alle chirurgiche, non andrebbero utilizzate oltre le 7-8 ore consecutive. Hanno un alto potere filtrante in uscita e verso chi le indossa. Sono utilizzate soprattutto in ambito ospedaliero, ambulatoriale, assistenziale e da chi si trovi a frequentare luoghi chiusi affollati e laddove non sia garantito il distanziamento (uffici, mezzi di trasporto, ecc.). Come le chirurgiche sono monouso, quindi non possono essere riutilizzate.

Le mascherine di comunità, invece,  non sono considerate né dispositivi medici, né di protezione individuale. Sebbene non siano sottoposte alla valutazione né dell’ISS, né dell’INAIL, e soggette a particolari certificazioni è necessario che il produttore ne garantisca sicurezza, responsabilità e qualità. Sono reperibili in commercio e non vengono immesse sul mercato attraverso un particolare canale di vendita. In questa tipologia rientrano quelle lavabili, solitamente di stoffa, e quelle auto-prodotte. Per coloro che decidono di produrre mascherine in proprio e ad uso personale, l’ISS ha prodotto una guida in cui dispone: l’utilizzo di stoffe di cotone,  o altro tessuto non allergizzante e a trama a fitta, a doppio strato e che la mascherina si adatti perfettamente al viso, in modo da evitare la creazione di fessure da cui potrebbe passare l’aria. Dopo il loro utilizzato vanno lavate e sterilizzare in lavatrice a 60°.

Quando devono essere utilizzate e da chi

Vanno sempre indossate nei luoghi chiusi, ad eccezione della propria abitazione, e nei luoghi aperti, ad eccezione di quando vengono praticate attività sportive.

Se ci si reca in un’abitazione diversa dalla propria, come casa di amici o parenti non conviventi, è bene indossarla  per tutta la durata della visita.

Sono esclusi dall’obbligo di indossarle i soggetti di età inferiore ai sei anni, persone affette da patologie o disabilità incompatibili con il loro utilizzo.

Efficacia filtrante delle mascherine di stoffa  e delle mascherine di procedura modificata come dispositivi per la protezione individuale

Lo scopo delle mascherine è quello di proteggere se stessi e gli altri, ma “sono efficaci? Se sì quanto?”.

A questa domanda ha provato a rispondere la rivista medica JAMA Internal Medicine, che nel suo studio ha cercato di chiarire la confusione creatasi intorno all’efficacia delle diverse tipologie di dispositivi di protezione e valutare l’FFE  (adattamento combinato e filtrazione del materiale) di mascherine in tessuto di consumo e di mascherine per procedure mediche modificate, comunemente utilizzate durante la pandemia della malattia da Covid-2019.

L’analisi è stata realizzata per quantificare la protezione che le mascherine offrono a chi le indossa quando entra in contatto con qualcuno che potrebbe essere infetto: “Per questo studio, condotto in un laboratorio di ricerca tra giugno e agosto 2020, 7 mascherine di consumo (in tessuto) e 5 mascherine per procedure mediche (chirurgiche) modificate sono state montate su un volontario maschio adulto, e le misurazioni FFE sono state raccolte durante una serie di movimenti ripetuti del torso, della testa e dei muscoli facciali come indicato dal protocollo Quantitative Fit Testing della US Occupational Safety and Health Administration.

Le mascherine in tessuto  includevano (1) una mascherina di nylon a 2 strati con passanti per le orecchie; (2) una bandana di cotone piegata in diagonale, stile “bandito” o in un (3) rettangolo multistrato, secondo le istruzioni presentate dall’US Surgeon General; (4) una mascherina mono strato in poliestere/nylon con lacci; (5) una mascherina in polipropilene con occhielli fissi; (6) un passamontagna in poliestere mono strato/copri collo e (7) una mascherina in cotone a 3 strati con occhielli.

Le mascherine chirurgiche modificate includevano: (1) legare i passanti per le orecchie della mascherina e rimboccare le pieghe laterali; (2) fissare i passanti per le orecchie dietro la testa con protezioni per le orecchie stampate in 3-D; (3) fissare i passanti per le orecchie dietro la testa con un fermaglio per capelli tipo mollettone; (4) migliorare la tenuta della mascherina con elastici sopra la mascherina e (5) migliorare la tenuta della mascherina con una fascia di calze di nylon sopra la mascherina montata.

L’FFE medio delle mascherine di consumo testate su un maschio adulto senza barba variava dal 79,0% (4,3%) al 26,5% (10,5%), con la mascherina di nylon a 2 strati che aveva il più alto FFE. Le mascherine per procedure mediche non modificate con occhielli avevano una media (SD) FFE del 38,5% (11,2%).Tutte le modifiche valutate in questo studio hanno aumentato l’ FFE dal 60,3% all’80,2%, con una guaina di nylon posta sopra la maschera di procedura che ha prodotto il maggior miglioramento.

Semplici modifiche per migliorare la vestibilità della mascherina medica possono migliorare sostanzialmente l’efficienza di filtrazione. Tuttavia, quando si considera la FFE, abbiamo dimostrato che l’efficacia pratica delle maschere di consumo è, in molti casi, quasi equivalente o migliore delle loro controparti mediche”.

Chi le può produrre

L’art. 15 del Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 18 ‘Cura Italia’ ha stabilito una deroga all’iter procedurale autorizzativo per i produttori, gli importatori delle mascherine chirurgiche e dei dispositivi di protezione individuale e coloro che li immettono in commercio.

Secondo quanto disposto dal DL, chiunque voglia produrre, importare o immettere sul commercio mascherine chirurgiche deve rivolgersi all’Istituto Superiore di Sanità: “devono inviare un’autocertificazione nella quale, sotto la propria esclusiva responsabilità, attestano le caratteristiche tecniche delle mascherine e dichiarano che le stesse rispettano tutti i requisiti di sicurezza di cui alla vigente normativa. Entro tre 3 giorni dall’invio dell’autocertificazione,  le aziende produttrici e gli importatori devono altresì trasmettere all’Istituto Superiore di Sanità ogni elemento utile alla validazione delle mascherine chirurgiche oggetto della stessa. L’Istituto Superiore di Sanità si pronuncia circa la rispondenza delle mascherine chirurgiche alle norme vigenti nel termine di 3 giorni dalla ricezione della documentazione di cui sopra”.

Coloro che invece vogliano produrre, importare e immettere sul commercio dispositivi di protezione individuale, dovranno rivolgersi all’INAIL, e seguire la medesima procedura: “devono inviare un’autocertificazione nella quale, sotto la propria esclusiva responsabilità, attestano le caratteristiche tecniche dei dispositivi e dichiarano che gli stessi rispettano tutti i requisiti di sicurezza di cui alla vigente normativa. Entro 3 giorni dall’invio dell’autocertificazione le aziende produttrici gli importatori devono altresì trasmettere all’INAIL ogni elemento utile alla validazione dei dispositivi di protezione individuale oggetto della stessa. L’INAIL si pronuncia circa la rispondenza dei dispositivi di protezione individuale alle norme vigenti nel termine di 3 giorni dalla ricezione della documentazione di cui sopra”.

Chi le può vendere

Un’ordinanza firmata dalla Protezione Civile nell’aprile dello scorso anno stabiliva la vendita di mascherine chirurgiche anche da parte delle farmacie.  

Un mese dopo, nella conferenza stampa del 2 maggio, il Commissario Straordinario per l’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri aveva dichiarato: “Dal 4 maggio gli italiani potranno acquistare le mascherine chirurgiche, oltre che nelle farmacie,  in 50.000 punti vendita distribuiti in tutta Italia, tra cui parafarmacie, supermercati, tabaccai e GDO. A partire dalla metà del mese i punti vendita saranno 100.000. Ciò è stato possibile grazie agli importanti accordi sottoscritti con Federfarma, Assofarm, l’ADF che con le farmacie e le parafarmacie italiane hanno 26.000 punti vendita sul nostro territorio e hanno ripreso a mettere in vendita le mascherine chirurgiche entro il prezzo massimo fissato dall’ordinanza; Confcommercio, che raggruppa tra gli altri le catene della grande distribuzione Sigma, Sisal, Crai, Coal e Conad che ha nel suo insieme altri 13.000 punti vendita sul nostro territorio; Federdistribuzione, che raggruppa Esselunga, Carrefour, VeGè, Leroy Merlin e altre catene di distribuzione, che ha fino a 7.000 punti di vendita sul territorio; infine Coop, che ha 1100 punti vendita sul territorio nazionale e a cui va un ringraziamento particolare, perché ha deciso di mettere sul mercato i dispositivi che ha acquistato al prezzo che abbiamo fissato, anche se il loro prezzo d’acquisto è stato più alto. Contiamo nei prossimi giorni di sottoscrivere un uguale accordo l’Associazione nazionale dei tabaccai che ha altri 50.000 punti vendita sul nostro territorio.

Tra le aziende che hanno fornito un importante contributo alla produzione e distribuzione di mascherine su tutto il territorio italiano sono state segnalate: l’IMA di Alberto Vacchi, Fameccanica del gruppo Angelini, Luxottica e FCA”.

Come devono essere smaltite

Un’altra questione di cui tenere conto è il loro smaltimento. L’Istituto Superiore di Sanità ha sottolineato un’importante distinzione di cui tenere conto per procedere:

“Nel abitazioni in cui sono presenti persone positive al tampone, o sottoposte a isolamento o a quarantena obbligatoria, deve essere interrotta la raccolta differenziata e tutti i rifiuti domestici, indipendentemente dalla loro natura (includendo fazzoletti, rotoli di carta, teli monouso, mascherine e guanti), devono essere considerati indifferenziati e, pertanto, gettati all’interno del contenitore utilizzato per la raccolta indifferenziata (se possibile a pedale), ponendoli prima dentro almeno due sacchetti resistenti chiusi (uno dentro l’altro), per evitare contatti da parte degli operatori ecologici.

Nelle abitazioni in cui, invece, non sia presente nessuno di questi casi, si raccomanda di mantenere le procedure in vigore nel territorio di appartenenza, non interrompendo la raccolta differenziata. A scopo cautelativo, tuttavia, fazzoletti, mascherine e guanti eventualmente utilizzati dovranno essere smaltiti nei rifiuti indifferenziati”.

Coraline Gangai

LE STORIE

COVID 19, L’altra storia. Chi parla in Tv, chi sta in prima linea

Siamo stati abituati a vedere in Tv i virologi o presunti tali, gli esperti del comitato scientifico che poi, a ben vedere, esperti di malattie virali non sono. Ma in Tv, pochissimo sono finiti i medici di base, quelli in prima linea ogni giorno, quelli subissati dalle telefonate, quelli che sentono, ascoltano e cercano di curare e allo stesso tempo annientare le paure dei pazienti. Tra loro, trai medici curanti,  sappiamo esserci quelli che nemmeno rispondono alle chiamate: a loro non siamo interessati. Qui si parla di quelli che ci sono sempre, anche per i malati che non sono loro pazienti. Noi ne abbiamo intervistati due che chiameremo Laura e Anna. Sono un medico di base per adulti e un pediatra. 

Prima di tutto entrambi si sono vaccinati. A loro abbiamo chiesto: ma questi vaccini sono o non sono sicuri? 

Entrambe hanno risposto: sono sicuri. Sono strutturati su vecchie formule testate da molti anni.  Ovviamente la fase di sperimentazione non è completa ma non stiamo parlando di nuovi progetti medici

Ma molti pazienti stanno male…

L&A. Sì, il vaccino AstraZenica nel 70% dei casi da febbre: fino a temperatura 38 per una settimana ma non significa avere il covid. Passata la febbre che si cura con la tachipirina si è protetti  già sin dalla prima dose. Questo che viviamo non è un tempo di normalità è un tempo di eccezionalità. In tutti i paesi che hanno vaccinato la popolazione i malati gravi sono ora molto meno

Dai giornali abbiamo appreso che in Inghilterra AstraZenica ha fatto solo una dose di vaccino e i malati gravi sono già diminuiti senza aspettare il richiamo. Israele ha presentato i suoi risultati in una conferenza stampa dove ha parlato di abbattimento del 92% dei casi. 

Quanti malati ci sono ora nei vostri ambulatori? 

L: Io a differenza del momento di massimo contagio, dove ne ho avuti fino a 20 al giorno,  viaggio a una media di tre al giorno per lo più adolescenti, nessun caso di ricovero. Ma il punto non sono i malati. Il punto è il contagio. La malattia non è debellata è ancora in giro. E quindi anche se oggi i casi, sono vicino allo zero  tra 15 giorni potrei avere molti casi di persone malate. Il vaccino è necessario

E nei bambini? 

A. Io, molti casi non ne ho mai avuti. Alcuni però erano gravi. Per fortuna al momento nessun ricovero. I genitori però sono preoccupatissimi. Io mi sono vaccinata appena possibile e sono tra le fortunate che non ha avuto nemmeno la febbre

Come sta andando la campagna vaccini? 

l. Male, molto male. Le persone si dividono in quelle che non possono vivere senza il vaccino e quelli che non vogliono assolutamente farlo per disinformazione, per mancanza di comunicazione. Per mancanza di vaccini. Noi medici forse siamo stati vaccinati tutti. Sappiamo che gli insegnanti sono a buon punto ma ci vorrà ancora tutto maggio. Troppo. Una campagna vaccini perché  funzioni deve essere: maggior numero di pazienti vaccinati nel minor tempo possibile. 

Una cardiologa che lavora presso la USL mi ha detto che le è stata chiesta la reperibilità perché mancano medici per vaccinare e quando lei ha detto: assolutamente sì anche la notte, le hanno risposto: ma no noi vaccineremo solo al pomeriggio … lei è rimasta senza parole…mi ha detto: se vogliamo che il vaccino funzioni bisogna abbattere i tempi, se si lavorasse giorno e notte si vaccinerebbe la popolazione in metà del tempo, stesse strutture più persone. 

L&A Lo siamo tutti straniti. Se si vuole abbattere la malattia bisogna essere tempestivi. Il piano vaccinazioni è stato un flop. E ancora c’è moltissima disorganizzazione. Noi nel Lazio possiamo prenotare solo fino alla classe 1956. Speriamo che con l’immissione sul mercato di nuovi vaccini ci siano più dosi a disposizioni e più luoghi dove poter vaccinare. 

L’auspicio, e questo lo diciamo noi, è che  il cambio al vertice del commissario straordinario porti a una maggiore efficienza, a meno chiacchiere e più fatti. Impedire alle persone di vedersi, avere relazioni, interscambi non è la soluzione a un problema anzi a lungo andare porta all’odio e all’insofferenza. Sta ai politici trovare quanto prima soluzioni comuni per l’umanità. Con azioni di coraggio e inedite come conviene ai leader. 

Graziella Giangiulio