COVID 19. Ma tu che tampone fai?

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Se devi prendere un aereo per andare all’estero devi portare un tampone che certifichi che non sei positivo al Covid 19. Se sei stato a contatto con una persona che poi è risultata positiva a Covid 19, devi fare il tampone. Sì ma quale? Per partire basta l’esito di un tampone rapido. Per gli accertamenti da Covid 19, dipende. Si inizia dal rapido per passare poi al molecolare se risulti positivo. Ma anche qui dipende dal tuo medico curante.

Quali sono i tipi di tampone in commercio

Differenza tra test  rapido e molecolare

Il test antigenico rapido – eseguito tramite tampone nasale, naso-oro-faringeo, salivare – è quello che costa meno e la sua esecuzione non richiede personale specializzato. Il risultato viene fornito 30-60 minuti dopo la sua esecuzione. È utile soprattutto per effettuare indagini di screening e laddove servano in poco tempo indicazioni per le azioni di controllo.

A differenza di quello molecolare, i test antigenici rilevano la presenza del virus non tramite il suo acido nucleico (RNA), ma tramite le sue proteine (antigeni). 

La sua affidabilità non è paragonabile a quella dei test molecolari e la positività, in alcuni contesti, può richiedere la conferma del test molecolare. 

Il test molecolare –  eseguito mediante tampone  naso orofaringeo – è invece più affidabile. Consiste in un’indagine capace di rilevare il genoma (RNA) del virus SARS-Cov-2 nel campione biologico attraverso il metodo RT-PCR. 

Ha un’elevata capacità di identificare gli individui positivi al virus in modo che ci sia il minor numero possibile di falsi positivi e un’elevata capacità di identificare in modo corretto coloro che non hanno il virus. Il risultato del tampone si ottiene dopo tre/sei ore. 

Viene utilizzato come prima scelta in caso di sospetto sintomatico, di contatto stretto di caso confermato che manifesta sintomi, negli screening degli operatori sanitari, nei soggetti a contatto con persone fragili o per l’ingresso in comunità chiuse o ospedali.

Il test sierologico

Molecolare e rapido sono quelli più utilizzati, ma oltre a queste due tipologie ne esiste una terza: il sierologico. 

Viene utilizzato per rilevare se le persone sono venute a contatto con il virus SARS-COV-2, ma non è in grado di confermare oppure no se l’infezione sia in atto. Perciò richiede, in caso di positività, un ulteriore test molecolare su tampone per la conferma. 

Al fine di ridurre il numero di risultati falsi positivi è fortemente raccomandato l’utilizzo di test del tipo CLIA e/o ELISA che abbiano una specificità non inferiore al 95% e una sensibilità non inferiore al 90%.  Al di sotto di queste soglie, l’affidabilità del risultato ottenuto non è adeguata alle finalità per cui i test vengono eseguiti. 

Chi li produce e vende

In questi mesi sono tante le aziende farmaceutiche, e non, che hanno convertito gran parte della loro produzione in tamponi per rilevare la positività del virus. Tra queste, la più nota è Copan Italia. Ha sede a Brescia, è il principale produttore al mondo di sistemi di prelievo e conservazione per la microbiologia e durante la pandemia ha consegnato agli ospedali oltre 1 milione di tamponi.

La circolare del 3 aprilo 2020 diffusa dal Ministero della Salute ha indicato altre aziende, precisamente undici, di cui solo tre italiane, produttrici di dispositivi diagnostici per il rilevamento di SARS CoV-2 RNA: Anatolia Tani Ve Biyoteknoloji Urunleri, Arastirma Gelistirme Sanayi Ve Ticaret Anonim Sirketi (Turkey), SD BIOSENSOR Inc (Corea), Seegene, Inc. (Seul, Corea del Sud), CLONIT SRL (Milano), OSANG HEALTHCARE (Corea del Sud), Shanghai ZJ Bio-Tech Co., Ltd (Cina), So.Se.PHARM (Pomezia), LabGenomics Co. Ltd. (Corea del Sud), AB ANALITICA Srl (Padova), OaCP S.R.L (Bologna), DiaSorin Molecular LLC (Cypress, California).

Le strutture dov’è possibile effettuare il tampone

La situazione a livello regionale 

Inizialmente il tampone molecolare poteva essere eseguito solo in ospedale se chiamati dalla Asl. Ora può essere prenotato in ogni Regione presso varie strutture pubbliche, aeroporti inclusi, oppure può essere prenotato ed effettuato presso laboratori privati (se si è privi di sintomi). In quest’ultimo caso il costo è a carico del paziente e può variare dai 60 ai 200 euro (il prezzo è a discrezione della struttura in cui si sceglie di effettuarlo). Le Regioni in cui il servizio è attualmente disponibile sono: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Basilicata, Umbria, Campania, Lazio, Puglia e Trentino-Alto Adige. 

Se lo si effettua in un drive-in, sotto richiesta della ASL, in ospedale o presso varie strutture pubbliche, il costo è invece a carico del Servizio Sanitario Nazionale. 

Nel caso in cui si presentino sintomi legati al Covid-19, sia il medico che il paziente possono fare richiesta telefonica e un operatore sanitario si recherà a casa ad effettuare il test.

Come riporta Sanità Informazione, da alcuni mesi alcune Regioni italiane hanno stretto accordi con le Federfarma locali per dare anche ai farmacisti la possibilità di effettuare tamponi rapidi (o antigenici) e test sierologici direttamente nei loro locali (o in tendoni  esterni). 

Le Regioni che al momento permettono al cittadino di verificare l’eventuale contagio da SARS-CoV-2 sono dodici: Abruzzo, Provincia Autonoma di Bolzano, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Provincia Autonoma di Trento, Sardegna, Umbria e Veneto.

Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Molise, Puglia, Sicilia e Toscana  non hanno autorizzato questo tipo di controllo (o sono in corso trattative).  Non ci sono, invece, dati disponibili per la Valle d’Aosta.

A gennaio il Giornale ha realizzato uno studio approfondito, indicando per ciascuna Regione quali test vengono effettuati, a chi e a quale costo.

Regione Test sierologico Test antigenico Costi Popolazione ammessa ai test
Abruzzo No A carico della Regione Solo asintomatici in età scolastica 0-18 anni, familiari e conviventi su base volontaria
Provincia autonoma di Bolzano Divisi tra Regione e cittadini Tutti, sintomatici e asintomatici
Campania No A carico dei cittadini Tutti, solo asintomatici
Emilia Romagna A carico della Regione Solo asintomatici nella popolazione scolastica, familiari e nonni non conviventi, universitari
Lazio A carico dei cittadini Asintomatici su base volontaria
Lombardia No A carico dei cittadini Tutti gli asintomatici
Marche No A carico dei cittadini Tutti gli asintomatici
Piemonte A carico dei cittadini Tutti gli asintomatici
Sardegna Sì, solo vendita al pubblico (al momento non applicato) Sì, solo vendita al pubblico (al momento non applicato) A carico dei cittadini Tutti gli asintomatici
Provincia autonoma di Trento No A carico della Provincia Autonoma Tutti
Umbria A carico dei cittadini e della Regione Gli asintomatici studenti tra 0 e 19 anni e loro familiari o conviventi, su base volontaria
Veneto No A carico dei cittadini Tutti gli asintomatici

 

Esistono differenze anche sul tipo di popolazione che può accedere al test rapido. Ad esempio, nella Provincia autonoma di Trento possono effettuarlo tutti (sia asintomatici che sintomatici), mentre in Umbria solo gli studenti tra 0 e 19 anni e loro familiari o conviventi, su base volontaria (a patto che siano asintomatici).

Informazioni in merito e aggiornate vengono pubblicate sui siti di ciascuna Regione.

Quanto costa fare un tampone

Un’inchiesta condotta da Altroconsumo a dicembre 2020 ha messo in luce le differenze di costo del tampone molecolare nei laboratori privati di sei Regioni: Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte e Veneto.

I laboratori contattati sono stati 130. 

Grazie ai costi leggermente più economici rilevati in Campania, ma soprattutto nel Lazio, il prezzo medio del tampone molecolare nelle strutture private passa da 94 euro a 86 euro (rispetto all’inchiesta di settembre 2020). 

I prezzi dei test sierologici rimangono invariati rispetto all’ inchiesta di giugno 2020: in media il costo di questi test è di 48 euro ed è più basso se si tratta di un test rapido qualitativo, mentre aumenta se l’analisi quantifica anche la presenza dei due anticorpi coinvolti nella risposta immunitaria al Covid (IgG e IgM).

I laboratori che fanno tamponi sono meno numerosi di quelli che propongono i test sierologici, ma nel complesso, l’accesso a questo test è piuttosto semplice e veloce. Molti laboratori prevedono la possibilità di prendere appuntamento online, con tempi di attesa in media di soli tre giorni. Più di tre volte su dieci l’appuntamento è addirittura per il giorno stesso. 

Per quanto riguarda le modalità di accesso spesso viene chiesta la prescrizione del medico, ma la situazione varia a seconda della Regione. In Emilia Romagna e Piemonte ci vuole quasi sempre la ricetta, in Veneto e Lombardia praticamente mai.

Per quanto riguarda il Lazio, la Regione aveva  inizialmente concesso ai privati di effettuare soltanto il tampone rapido; ora invece è possibile fare anche quelli molecolari. Il prezzo del tampone molecolare non supera i 60 euro ed è il più basso rispetto a quello delle altre Regioni. 

Il costo del tampone rapido, invece, è di 22, ma il prezzo non sempre viene rispettato. Su 23 laboratori privati analizzati che effettuano il tampone rapido, soltanto 19 fanno pagare il prezzo stabilito. Gli altri 4 fanno pagare di più, giustificando il rincaro con diverse motivazioni, quali: “prelievo nasale” “prestazione medica”, “sanificazione”, e altre.

Il costo medio del tampone nelle altre Regioni si attesta intorno a: 87 per  il Veneto, 89 per il Piemonte, 91 per  la Lombardia e 105 per l’Emilia Romagna.

In Abruzzo ed Emilia Romagna è stato deciso che il costo del test è a carico dell’ente. La Lombardia, come il Lazio, seppur a prezzi calmierati, ha deciso che sia il cittadino che ne fa richiesta a doversene fare carico.

Coraline Gangai

LE STORIE

COVID 19, L’altra storia. Cinquanta sfumature di Covid

Marco e Paolo, lavorano in coppia un giorno alla settimana ma sei giorni su sette con altri colleghi. Marco è autista e Paolo è attacchino. Sono i pulitori della città. Sono lavoratori delle cooperative subappaltatrici del subappalto del… beh ci siamo capiti: delle aziende multi servizi della raccolta dei rifiuti urbani. Loro lavorano nel centro nord Italia, non serve dire per chi tanto, come Marco e Paolo affermano: più o meno la nostra storia è la storia di molti altri lavoratori, mariti, padri, figli, come noi. 

Loro hanno sempre lavorato: prima del Covid, durante il Covid e come dice Marco… speriamo anche dopo il Covid. Nessuno dei due appartiene alla categoria che aspetta il 27 del mese, sono arrivati alla raccolta rifiuti e amano il loro lavoro sono sempre a contatto con le persone: i privati cittadini che chiedono di spostare bidoni, o segnalano illegalità, imprenditori che gli offrono il caffè per ringraziarli, altri si lamentano, così ogni giorno per sei giorni la settimana per poco più di mille euro al mese. 

Quando gli chiedo come è la sicurezza sanitaria sul posto di lavoro in epoca di COVID 19 mi sorridono. 

Nell’era del Covid, dice Marco, ho cambiato due cooperative, nella prima mi davano una mascherina alla settimana in questa dove lavoro ora me ne hanno data una quando ho iniziato a lavorare sto aspettando le altre… E ride, come a dire: campa cavallo che l’erba cresce. Per altro si tratta di quelle chirurgiche non quelle più professionali.

Ci sono stati casi di Covid sul lavoro? Paolo non mi fa nemmeno finire la risposta. Sì, cazzo, e hanno anche cercato di minimizzare la cosa. Sa noi non riusciamo a faticare, scaricare, caricare, svuotare i bidoni sempre con la maschera e non è propriamente igienico cavare e mettere la maschera mentre saliamo e scendiamo dal mezzo. Le nostre mani sono a contatto con il pattume e rientrare nel mezzo e toccare le maschere non è il massimo. Non ci viene dato il gel per pulirci le mani, compriamo tutto noi… Sa oramai per lavorare facciamo vite in auto isolamento anche dalle nostre famiglie. Sa, per non contagiarci tra di noi. O non creare problemi ai nostri familiari. Per fortuna i colleghi malati se la sono cavata con una brutta influenza, solo uno ha avuto la polmonite! Comunque è stata una catena: malato uno, quelli che hanno lavorato con lui se la sono presa nel giro di qualche giorno, alcuni anche positivi senza sintomi. Tutti malati in modo diverso. Chi con male alle ossa e febbre, chi ha perso l’olfatto con qualche linea di febbre chi a letto con tutti i sintomi e uno come detto la polmonite

La conversazione si accende e chiedo a loro di ripercorrere i ricordi di 12 mesi di Covid. 

Un vero disastro dice Marco. Abbiamo visto le cantine dei privati cittadini svuotarsi sulle strade: tra marzo e aprile 2020; poi le riaperture e tutti allegri, guanti e mascherine per terra ovunque tranne che nei bidoni, e noi a chiederci quanto rischio c’era a raccoglierle da terra e buttarle negli appositi contenitori. Le faccio un altro esempio: quando non si sapeva quanto tempo il virus viveva sui materiali, la plastica veniva selezionata in stabilimento sette giorni dopo la raccola, ma noi la passavamo a raccogliere il giorno stesso e quello dopo: chi si è preoccupato della nostra sicurezza? E la stessa cosa dicasi per indifferenziata, organico, carta, etc. In estate molti facevano finta che il COVID non esistesse, tutti in vacanza…poi a settembre  di nuovo vento di crisi, le prime aziende hanno chiuso i battenti, questa da Covid  sarà la crisi economica del XXI secolo…

Chiedo di spiegare. 

Per esempio, continua Marco, un’azienda che viveva assemblando motori è fallita perché i pezzi di ricambio non arrivavano dalla Cina e hanno mancato tutte le consegne e con le penali hanno chiuso. Attività come i piccoli ristoranti e i B&B che vivevano con i lavoratori stagionali sono chiusi e per ora davanti ai locali stazionano solo cani randagi o topi. Altre aziende sono in ansia per quando ci sarà la fine del decreto assunzioni. Non ci sono i numeri per continuare a lavorare ci hanno detto. Alcuni rivenditori di caffè per ristoranti e alberghi ci dicono che in zona gialla si perde circa il 10% del fatturato del precovid, senza contare il lavoro stagionale ovviamente, ma in zona arancione le cifre scendono al 40%. Sembra che prendere un caffè sia paragonabile a una rapina in banca. 

Paolo si lascia andare e mi dice:  vede il popolo, i cittadini,  non quelli che governano, comincia a pensare che dietro a tutte queste chiusure ci sia la volontà di far fallire l’Italia per venderla al migliore offerente. Possibile mi dico io che quest’anno nessuno ha l’influenza? Che i morti in Italia siano solo di Covid 19? 

Marco rincalza: dicono che gli ospedali certifichino tutti i morti come per Covid 19 così l’Unione europea gli da 2.500 euro. Non so se sia vero ma comunque è tutto molto strano. Nessuno muore di attacco di cuore, di cancro, di setticimia, ischemia celebrale. E i positivi? I contagi? Secondo me se facessero i tamponi a tutti il 50% delle persone sarebbe positivo. È tutta una farsa qualcuno ci vuole mangiare e noi soffriamo. Io a Natale non ho potuto visitare i miei genitori che stanno in un’altra regione a soli 60 km da casa ma nessuno di noi è malato o lo è stato. Che follia! Vogliono farci sentire soli! Più sei solo più ti ammali, più loro guadagnano! E il vaccino? Che lo testano su di noi? E noi non possiamo nemmeno sceglierlo? 

Paolo ci dice: Un mio amico lavora in una RSA si è rifiutato di farlo, il vaccino, ogni quattro giorni deve fare il tampone e lo stanno mettendo in forte difficoltà sul lavoro. 

È difficile spiegare a Paolo e Marco come a molti altri che il COVID 19 spaventa ora più perché il nostro sistema sanitario è crollato e non per la letalità del virus ma per l’incapacità di reagire a esso. Noi contiamo in Italia 93.577 morti dietro a Francia e Regno Unito piazzandoci così al terzo posto, e non poteva essere diversamente visto che siamo tra i paesi europei con più abitanti e con molti anziani, che hanno pagato il prezzo più alto in termini di sofferenza e morte. Se vogliamo parlare in termini di numeri, il tasso di mortalità sul totale della popolazione è dello 0.15% mentre il tasso di mortalità rispetto ai malati è del 3.4%. Il fatto è che ci sono state troppe persone malate nello stesso momento. Poche strutture idonee pochi medici preparati ad affrontare un problema che al momento non ha una soluzione ma molti rimedi che necessitano di attente anamnesi e non soluzioni univoche. Difficile far passare il messaggio che tutti stanno facendo del loro meglio. Anche se dei dubbi sul coraggio delle scelte di AIFA o del Ministero per la Sanità restano. Mentre penso e mi chiedo se parlare o meno Paolo dice: io ho una figlia di 16 anni, ma se lo immagina lei frequentare la scuola da casa? Non vedere gli amici? O incontrarsi, quasi di nascosto, come se fossero dei criminali? Ma lo sa che a Natale l’ho trovata che navigava nelle stanze di internet! Mi ha spiegato che i social mettono a disposizione delle chat private per creare degli incontri privati. Ma chi c’è dentro queste chat chi conoscono i nostri figli? Noi poi non siamo nativi digitali abbiamo difficoltà a seguire queste cose. Questo Covid è una rovina. 

Graziella Giangiulio