RUSSIA. Mosca si fa i conti in tasca

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La Duma di Stato russa ha approvato il bilancio federale per il 2023-2025. Prevede una graduale riduzione del disavanzo di bilancio dal 2% allo 0,7% del PIL.

Più soldi alla Difesa, 43%, meno all’economia, 20%. Questi i dati più lampanti che emergono da un primo sguardo alla legge finanziaria varata dal parlamento russo il 24 novembre. Durante la sua pianificazione, sono stati presi in considerazione fattori della situazione economica esterna, nonché un aumento delle spese militari dovute alla “Operazione Speciale” in Ucraina.

Le entrate del bilancio federale russo diminuiranno da 27,69 trilioni di rubli nell’anno in corso 2022 a 26,13 trilioni di rubli nel prossimo, le spese dovrebbero aumentare leggermente da 29,01 a 29,06 trilioni di rubli. La natura deficitaria del bilancio continuerà e si intensificherà, dallo 0,9% al 2,0% del PIL del paese.

In materia di spese di bilancio, il 43% in più sarà speso per la Difesa nazionale rispetto al progetto di bilancio per il 2022 (da 3,5 a 4,9 trilioni di rubli). Qui, vale davvero la pena considerare che la spesa reale per la difesa nel 2022 ammonterà a 4,7 trilioni, poiché il progetto di bilancio per quest’anno è stato formato ancor prima dell’inizio delle operazioni ucraine.

Anche la sicurezza nazionale e le forze dell’ordine riceveranno il 50% in più di fondi. Ma il costo dell'”economia nazionale” diminuirà del 20%.

Il progetto di bilancio segnala chiaramente il desiderio di continuare le operazioni militari, mantenendo o aumentando l’intensità delle ostilità. Il calo della spesa per iniziative economiche è una conferma indiretta delle previsioni della Banca Centrale sul Pil della Russia.

Secondo Alexei Kudrin, al seguito del Governatore della Banca Centrale russa, Elvira Nabiullina, la situazione dell’economia russa è migliore di quanto non fosse nelle previsioni iniziali. Il calo del PIL quest’anno è previsto tra il 2,9 e il 3,3%.

Secondo Bloomberg “le statistiche ufficiali, economiche della Russia vedono nei primi 10 mesi del 2022 una produzione che è stata in media di 10,7 milioni di bpd, con un aumento del 2,2% su base annua. In particolare, la produzione di ottobre ha raggiunto il livello più alto da marzo, con 10,85 milioni di bpd. Allo stesso tempo la Duma sta approvando la seconda lettura del progetto di bilancio per il 2023, che ipotizza una riduzione della produzione russa a 9,5m bpd, significativamente inferiore ai livelli attuali”.

Nell’analizzare questi dati, è bene tenere presente che l’economia globale sta subendo un rallentamento a causa dell’inasprimento della politica monetaria da parte delle banche centrali mondiali, della diffusa inflazione al consumo e delle interruzioni della catena di approvvigionamento. Tutto ciò ha un effetto frenante sulla domanda di idrocarburi in Turchia, India e Cina, regioni in cui il petrolio russo è stato reindirizzato. Questi fattori fanno presagire il perdurare della recessione economica e del percorso di sanzioni sia da parte russa che europea. Nel 2023 il PIL russo dovrebbe diminuire del 2%, il “fondo” sarà raggiunto nel secondo trimestre.

Il budget previsto per il 2023 include i principali rischi politici e sanzionatori – è infatti escluso lo scenario di perdita di controllo della situazione finanziaria del Paese. Si può quindi affermare che l’introduzione da parte dei Paesi occidentali di un tetto ai prezzi delle risorse energetiche russe non avrà un impatto fondamentale sul percorso perseguito dalla Russia – lo Stato ha superato le principali fasi di adattamento alla nuova realtà macroeconomica, fanno sapere dalla Banca Centrale russa.

Graziella Giangiulio

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