COREA DEL NORD. L’ONU denuncia i nuovi hackeraggi di Kim Jong Un

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La Corea del Nord ha finanziato con circa 300 milioni di dollari, rubati attraverso attacchi informatici, i suoi programmi nucleari e di missili balistici per tutto il 2020, violando così le sanzioni internazionali. È ciò che emerge da un rapporto confidenziale dell’ONU, redatto da un gruppo di esperti che si occupano di monitorare le sanzioni su Pyongyang, e reso noto da Reuters.

Si parla di «un furto di beni virtuali, dal 2019 al novembre 2020, di circa 316,4 milioni di dollari. Le istituzioni finanziarie e gli scambi sarebbero stati violati in modo da generare entrate per sviluppare il piano nucleare e missilistico di Pyongyang». Il report annuale al Comitato per le sanzioni della Corea del Nord del Consiglio di Sicurezza arriva solo poche settimane dopo l’insediamento del nuovo Presidente americano Joe Biden. La sua amministrazione sembrerebbe aver pianificato un nuovo approccio alla Corea del Nord, compresa la revisione con gli alleati nell’ottica dello sviluppo di una futura diplomazia, riporta France 24.

Stati Uniti d’America e Corea del Nord sono tornati a non avere buoni rapporti: leader coreano Kim Jong Un che a gennaio, durante l’8° Congresso del Partito dei lavoratori a Pyongyang ha definito gli Stati Uniti «il nemico più grande, indipendentemente da chi si trovi alla guida del Paese». Durante l’era Trump, il leader nordcoreano si è incontrato con l’ex Presidente degli Stati Uniti soltanto tre volte nell’arco del biennio 2018-2019, e le riunioni hanno portato ad un nulla di fatto e al fallimento su un duplice fronte: quello americano, che chiedeva a Pyongyang di rinunciare al suo arsenale nucleare, quello coreano che chiedeva di porre fine alle sanzioni a cui è, tutt’ora, soggetto.

Alla rottura vera e propria si è giunti a febbraio del 2019, quando Trump e Kim si sono incontrati ad Hanoi in un vertice che si è interrotto per lo sgravio delle sanzioni, e per ciò che Pyongyang sarebbe stata disposta a cedere in cambio. Da quel momento in poi, anche se i colloqui sul nucleare hanno subito una fase di stallo, Kim non ha perso occasione di mostrare il suo arsenale nucleare.

L’occasione si è presentata durante la parata militare del 10 ottobre 2020, organizzata in occasione del 75° anniversario della fondazione del Partito dei Lavoratori, quando ha mostrato

missili balistici intercontinentali e a lungo raggio, ribadendo la sua volontà di voler rafforzare ulteriormente l’arsenale nucleare del Paese.

Il report Onu mette in luce la natura sospetta dei finanziamenti utilizzati per l’acquisto del materiale nucleare. La stragrande maggioranza proveniva da due furti avvenuti alla fine dello scorso anno. Le Nazioni Unite specificano di aver iniziato le indagini a seguito di un attacco hacker avvenuto nel settembre 2020 contro uno scambio di cripto valute, che ha portato al furto di 281 milioni di dollari di cripto valute. Un mese più tardi sarebbe seguito un secondo ciberattacco che avrebbe sottratto 23 milioni di dollari.

«L’analisi preliminare, basata sui vettori di attacco e sui successivi sforzi per riciclare i proventi illeciti, suggerisce forti legami con la Corea del Nord», ha specificato il rapporto Onu. La Corea del Nord non sarebbe nuova ad episodi di attacchi cibernetici; clamorosi sono stati due episodi: il primo, verificatosi nel 2014 quando Pyongyang è stata accusata di aver hackerato la Sony Pictures Entertainment per vendetta a seguito di The Interview, il film satirico che prendeva in giro il leader Kim Il Sung; il secondo, verificatosi nel 2017, quando sono stati accusati di un attacco informatico che ha infettato circa 300.000 computer in 150 nazioni criptando i file degli utenti e chiedendo centinaia di dollari ai loro proprietari per riavere indietro le chiavi di accesso.

Mentre il valore del bitcoin e di altre cybervalute saliva, gli hacker nordcoreani intensificavano la campagna per raccogliere fondi attaccando gli scambi di cripto valute. 

Pyongyang ha sempre respinto le accuse e si è difesa dichiarando di non avere «nulla a che fare con questi cyber-attacchi».

Coraline Gangai