FMI. Stiglitz difende la Goergieva: nessuna pressione per favorire la Cina

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L’attuale Direttrice Generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Kristalina Georgieva, è in questi giorni soggetta ad un fuoco di critiche dopo che un’indagine indipendente da parte della law Firm WilmerHale, su richiesta del Comitato etico della Banca Mondiale, afferma che un rapporto della Banca Mondiale sulla Cina sarebbe stato ritoccato su pressione della Georgieva.

Stando a Le Parisien, la storia risale al 2017 quando l’attuale direttrice del FMI ricopriva la carica di Chief executive in seno alla Banca Mondiale, in questa veste avrebbe fatto pressioni per far mantenere alla Cina il proprio posto in classifica (75° posto) all’interno del rapporto «Doing Business» per l’anno 2018, che stabilisce una graduatoria dei Paesi per quanto riguarda il clima più favorevole all’attività economica, agli affari e agli investimenti.

Gli analisti della Banca Mondiale, tuttavia, sostenevano che nell’edizione del 2018 la Cina doveva essere declassata al 85° posto. L’inchiesta sostiene che i cinesi si mobilitarono per evitare l’umiliazione, premendo sulla Georgieva. In quel periodo vertici della Banca Mondiale erano impegnati in complessi negoziati con i Paesi membri per un aumento di capitale ed erano preoccupati di non indispettire Pechino, terzo azionista dopo Stati Uniti e Giappone.

Secondo l’indagine l’attuale Direttrice del Fondo Monetario Internazionale, nell’ottobre del 2017 si presentò a casa del responsabile del dossier, facendoselo consegnare in anteprima e suggerendo di ritoccarlo artificialmente a favore di Pechino, riporta Reuters.

La Georgieva ha rilasciato una dichiarazione in cui si dice «in profondo disaccordo con le conclusioni e le interpretazioni» dell’inchiesta. 

Tuttavia l’indagine inizia ad avere i primi effetti in seno all’organizzazione: la Banca Mondiale ha deciso di sospendere la pubblicazione del nuovo rapporto Doing Business, anche perché secondo l’indagine, sarebbe stato nuovamente replicato il gioco dei dati gonfiati nel 2020 a favore dell’Arabia Saudita.

I rapporti Doing Business della Banca Mondiale, ora cancellati, hanno classificato i paesi in base ai loro ambienti normativi e legali, la facilità di avviare un’attività, i finanziamenti, le infrastrutture e altre misure del clima aziendale.

Georgieva, bulgara, ex economista della Banca Mondiale e funzionario della Commissione europea, ha negato le accuse nel rapporto WilmerHale, e ha detto di non aver mai fatto pressione sul personale per manipolare i dati. Georgieva ha personalmente incaricato una società di pubbliche relazioni, SKDK, per respingere le accuse.

Joseph Stiglitz, un ex capo economista della Banca Mondiale, ha definito il rapporto WilmerHale “un lavoro di scure” e ha detto che anche a lui è stato detto dal personale di Doing Business che non hanno sentito pressioni da Georgieva nel 2017.

Salvatore Nicoletta