CROAZIA. Causa rincari, a rischio il settore della pesca

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La forte ripresa che l’economia croata ha sperimentato nel 2021 sarà inevitabilmente compromessa dagli effetti del conflitto in Ucraina sull’economia europea e globale. Si tratta di un momento particolarmente decisivo per Zagabria visto che l’ingresso ufficiale in eurozona è previsto per l’1 gennaio 2023.

Nel 2021 l’economia croata ha registrato un tasso di crescita del 10,9%, un chiaro effetto del rimbalzo dopo il rallentamento del 2020 legato alla pandemia di Covid-19.

Già a inizio anno e prima dell’invasione dell’Ucraina questo dato era stato compromesso dall’aumento dei prezzi delle risorse energetiche e del tasso di inflazione: secondo i dati pubblicati a inizio marzo dall’Istituto centrale di statistica croato, nel gennaio di quest’anno è stato registrato un aumento dei prezzi del 5,9% circa rispetto allo stesso mese nel 2021.

Il sistema energetico croato dipende per il 70% circa da fonti rinnovabili, e si appoggia sull’approvvigionamento dall’idroelettrico del paese. Come già visto nel caso dell’Albania, questo dato rende la Croazia di fatto dipendente dalle importazioni di gas e fossili.

Gli effetti dell’invasione russa in Ucraina rischiano quindi di compromettere ulteriormente interi settori dell’economia croata, che già a inizio anno faticavano a far fronte ai rincari. Primo fra tutti il settore della pesca, evidentemente uno dei più importanti per la Croazia. In un anno il prezzo del diesel è praticamente raddoppiato e questo ovviamente si ripercuote sull’intera filiera, da cui dipendono direttamente 3.000 posti di lavoro. La pesca produce buona parte delle esportazioni della Croazia, di cui l’Italia è tra i primi e più stabili partner commerciali in Europa. Proprio il prodotto del settore ittico peraltro è il primo tra i beni esportati dalla Croazia in Italia.

In settimana, in seguito a un incontro con i rappresentanti del settore, il Ministero dell’Agricoltura ha promesso lo stanziamento di 75 milioni di kune (quasi 10 milioni di euro) per mitigare l’impatto dei rincari su quello che rimane uno dei settori trainanti dell’economia croata. Un piccolo intervento di fronte all’ inesorabile aumento dei prezzi del carburante, che rischia di mettere in ginocchio un intero settore che già a gennaio e febbraio era in difficoltà.

I rincari non stanno compromettendo il solo settore della pesca: a causa dell’aumento dei prezzi del gas naturale, anche Petrokemija, azienda croata specializzata nella produzione di fertilizzanti, ha annunciato la chiusura temporanea dell’impianto di produzione di ammoniaca e urea per tagliare i costi. La sola Petrokemija dà lavoro a 1.600 persone.

Forti segnali dei rischi che l’economia croata si trova ad affrontare a meno di un anno dalla data prevista per l’ingresso in eurozona, e che sicuramente si farà sentire anche in Italia.

Carlo Comensoli