ALBANIA. Nuove proteste contro l’aumento dei prezzi dell’energia

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Il 9 e 10 marzo gruppi di cittadini albanesi si sono radunati di fronte alla residenza del Primo Ministro Edi Rama a Tirana per chiedere l’adozione di misure contro il rapido e inevitabile aumento dei prezzi. Tra le richieste dei manifestanti, anche l’abolizione dell’imposta sul valore aggiunto per i beni essenziali, provvedimento quest’ultimo che è già stato adottato dal governo della Macedonia del Nord.

In Albania già lo scorso ottobre fu dichiarata la crisi energetica a causa dell’impennata dei prezzi: si tratta di un’emergenza abbastanza ricorrente nel paese di area balcanica, visto che il sistema energetico albanese si basa sull’idroelettrico: questo fa sì che l’approvvigionamento di energia ai cittadini albanesi dipenda di fatto dal clima.

A questo ora si aggiunge anche l’ulteriore aumento dei prezzi dell’energia a causa del conflitto russo-ucraino: in meno di due settimane, il prezzo del carburante è aumentato del 30% arrivando ai 2 euro al litro, un prezzo insostenibile per un salario medio albanese. Lo scorso autunno il governo di Tirana, appena insediato dopo l’inizio del terzo mandato del Premier Rama, era riuscito a varare misure di emergenza per evitare che l’aumento dei prezzi toccasse famiglie e piccole imprese: ora che l’intera Europa si trova in crescente difficoltà per la dipendenza dai rifornimenti russi di gas e petrolio, il tenore di vita dei cittadini albanesi rischia di peggiorare drasticamente.

Nel frattempo Edi Rama, forte sostenitore delle sanzioni contro Mosca, ha annunciato che nei prossimi giorni il governo procederà con delle manovre contro l’emergenza energetica. Il premier ha sottolineato che da tempo il governo aveva avvertito dell’arrivo di un “duro periodo” per i cittadini, e che da subito si è impegnato per proteggere i piccoli risparmiatori.

Alle proteste contro i prezzi dell’energia si aggiunge comunque anche la morsa del governo sullo stato di diritto, tema che dalla campagna elettorale dell’anno scorso è diventato sempre più controverso e particolarmente sentito, vista anche l’ambizione dell’Albania a entrare in Unione europea. Nei due giorni di proteste infatti la polizia albanese ha arrestato sedici manifestanti, tra cui anche una giornalista. L’opinione pubblica nel frattempo è sempre più divisa, e il Presidente Ilir Meta, da poco assolto dalla messa in stato d’accusa e in difficili rapporti con il premier, ha invocato l’intervento del governo per fermare le “speculazioni finanziarie” alla base dell’aumento dei prezzi.

Carlo Comensoli