CUBA. L’Havana torna di fatto al capitalismo

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Da un’economia completamente statale alla graduale apertura agli investimenti stranieri e all’emergente settore privato, la linea di politica economica di Cuba cambia il percorso intrapreso dalla Rivoluzione Cubana. Cuba, unico paese comunista dell’America Latina, ha dovuto allentare la maggior parte delle sue rigide regole economiche e politiche per rimanere solvibile senza “tornare al capitalismo”.

«I lavoratori autonomi non sono nemici della rivoluzione, sono il risultato della modernizzazione e hanno risolto problemi che erano un peso per lo stato. Il loro successo deve scaturire dalla loro legalità, e noi contiamo su di loro per far crescere l’economia. Dobbiamo eliminare i pregiudizi, la sfiducia e l’insicurezza», ha detto il presidente Miguel Diaz-Canel al parlamento.

Stando a quanto riporta Efe, Raul Castro ha promosso, subito dopo aver preso il potere nel 2009, una serie di riforme volte a “aggiornare” il modello economico centralizzato dell’isola, deciso a rilanciare la fragile economia cubana, indebolita da insufficiente liquidità, causata dall’embargo statunitense, dalla mancanza di autonomia e dalla corruzione interna. Fu Fidel Castro che nazionalizzò le industrie straniere e cancellò completamente il settore privato del paese. In quegli anni Cuba centralizzò la sua economia, adottò il sistema statale socialista e lanciò piani quinquennali in stile sovietico.

Il lavoro autonomo riapparve nel 1978 e fece il suo definitivo ritorno dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica del 1991, che segnò uno spartiacque per Cuba, data l’enorme dipendenza dell’isola dai sussidi di Mosca.

In mezzo alla crisi, Cuba aprì la sua economia agli investimenti stranieri e depenalizzò l’uso del dollaro, ampliando gradualmente le categorie di attività aperte per il settore privato.

Tra il 2008 e il 2018 Raul Castro ha promosso riforme per allentare la pressione sulla tesoreria cubana e ha drasticamente ridotto il numero dei dipendenti statali; ha abrogato nel 2008 un a serie di divieti come quelli che impedivano ai cubani di soggiornare in alberghi cubani, di acquistare telefoni cellulari o computer, o di avere linee di telefonia mobile in loro nome. Oggi c’è una forza lavoro cubana di 4,47 milioni al cui interno ci sono 1,3 milioni di persone che lavorano per conto proprio.

Graziella Giangiulio