BALCANI. Libertà di stampa in declino

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L’ultimo rapporto di Reporters Without Borders (RSF) sulle libertà dei media ha evidenziato un declino generalizzato dell’ambiente per il giornalismo che è “cattivo” in sette paesi su dieci e soddisfacente solo in tre su dieci a livello globale, minacciato proprio a causa delle autorità, coloro che dovrebbero garantire la libertà dei media nel mondo. I risultati mostrano che c’è stato un calo dell’indicatore politico, uno dei cinque indicatori utilizzati per misurare la libertà dei media, che si riferisce alle pressioni politiche. Questo indicatore è sceso di 7,6 punti a livello globale, ma specialmente per i paesi dell’area balcanica non UE che hanno perso diverse posizioni, rimanendo indietro nel World Press Freedom Index 2024, si è constatata una condizione allarmante. Tuttavia, esiste una differenza significativa fra Macedonia del Nord, unica eccezione in positivo, e Montenegro, che si sono classificati anche meglio dell’Italia, rispetto a Serbia, Albania, Kosovo e Bosnia ed Erzegovina, con quest’ultima che fra tutti i paesi dei Balcani occidentali quest’anno è quella che ha regredito di più. 

Iniziando proprio dalla Bosnia ed Erzegovina che segna un calo significativo, perdendo 17 posizioni nell’indice mondiale sulla libertà dei media di RSF, pubblicato in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, attestandosi all’81° posto rispetto allo scorso anno, quando era il 64° paese al mondo. Una delle cause maggiori del perché la posizione della BiH si sia deteriorata maggiormente nella lista tra tutti i paesi dei Balcani occidentali è la re-criminalizzazione della diffamazione nell’entità della Republika Srpska (che insieme alla FBiH compone la BiH) – il cui presidente nazionalista Milorad Dodik attacca regolarmente i giornalisti e sta discutendo una legge sugli “agenti stranieri” che colpisca anche i media – in quanto rappresenta una minaccia per il giornalismo. L’Indice, però, afferma che la libertà di stampa e la qualità del giornalismo differiscono nelle diverse parti del Paese.

Il secondo paese cui si è assistito ad un perdita cospicua di posizioni nella classifica mondiale per la libertà di stampa è il Kosovo, 19, addirittura più della BiH, ma comunque riuscendo a rimanerci davanti, passando al 75° posto dal 56° del 2023. Ciò ha suscitato interrogativi e reazioni nella compagine politica interna. Besnik Tahiri, capo del gruppo parlamentare Alleanza per il Kosovo ha dichiarato che condurrà un’interrogazione parlamentare a seguito del documento di Reporters Sans Frontières e ritiene che secondo i risultati del rapporto, anche la democrazia elettorale è a rischio ed aggiungendo che la constatazione che la libertà dei media è minacciata dalla regolamentazione politicizzata è un allarme per tutti coloro che credono nella democrazia. RSF sostiene che nel contesto delle tensioni con la Serbia, i giornalisti in Kosovo hanno subito numerose aggressioni fisiche e il governo di Pristina ha esercitato indebite pressioni sia sui media privati che su quelli pubblici.

La Serbia scende nuovamente nell’indice RSF: il Paese è 98° dopo aver perso sette posizioni rispetto allo scorso anno (91°), continuando nel deterioramento visto che nel 2022 si era classificata al 79° posto. Ulteriore criticità emersa dal rapporto è che quest’anno la Serbia ha cambiato categoria, passando dalla zona “problematica” (3a categoria su 5) alla zona “difficile” (4a categoria) per la libertà di stampa. Le motivazioni sono diverse a cominciare dal crescente nazionalismo nella regione che ha avuto un impatto negativo. Gli attacchi al giornalismo indipendente che il partito al potere e gli organi di informazione filogovernativi hanno intensificato, sono stati un trend spesso presente anche sulla social sfera serba. RSF però pone pure attenzione sull’influenza della Russia, in quanto i media filogovernativi portano propaganda russa e le autorità minacciano i giornalisti russi in esilio.

L’Albania si trova al 99° posto ed è scesa di tre posizioni rispetto al 2023, di fatto ultima in Europa per la libertà dei media. Il Primo Ministro Edi Rama ha reagito affermando che volontà del Governo è prendere tutte le misure necessarie per migliorare la condizione in cui si trova la stampa albanese ed è pronto ad assumersi tutte le responsabilità necessarie per contribuire ad affrontare questa tendenza dicendosi profondamente turbati – tutto il governo – dalla principale conclusione del rapporto: che la libertà dei media è minacciata a livello globale. Rama dichiara che verranno adottate misure per migliorare l’ambiente mediatico, proteggere la libertà d’informazione, combattere la disinformazione e rafforzare i diritti dei giornalisti. Inoltre, Rama ha aggiunto che la questione della libertà di informazione è una delle più importanti oggi e si spinge addirittura a ringraziare RSF per il loro approfondito rapporto e che lo analizzeranno attentamente, si consulteranno con tutte le parti interessate e adotteranno ulteriori azioni. 

Anche nei due paesi che hanno ottenuto i migliori risultati nella regione, Macedonia del Nord e Montenegro, nel 2023 la libertà di stampa è stata minata dalle pressioni politiche e giudiziarie sui media. Il Montenegro è al 40° posto ed è sceso di una sola posizione, mentre la Macedonia del Nord è avanzata di due posizioni ed è ora al 36° posto. La Macedonia quindi è il miglior paese per quanto attiene alla libertà di stampa, ma la disinformazione rimane un problema da combattere, sebbene i giornalisti non lavorino in un ambiente ostile. Proprio la diffusa disinformazione e la mancanza di professionalità contribuiscono al declino della fiducia della società nei media, il che espone i media indipendenti a minacce e attacchi nonché certi atteggiamenti umilianti nei confronti dei giornalisti da parte dei funzionari governativi.

In conclusione la Croazia, Paese balcanico membro dell’UE. Nel suo rapporto annuale in cui la Croazia ha perso sei posizioni scendono dal 42° al 48° posto, RSF avverte, sebbene il panorama dei media croato sia vario e dinamico, come il governo croato non protegga i giornalisti dalle cause legali della SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation ovvero azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica, intentate, in particolare, per intimidire, imbavagliare o punire, i giornalisti e i difensori dei diritti umani per impedire loro di informare il pubblico e di riferire su questioni di pubblico interesse), non li difenda dai pericoli legati al crimine organizzato ed addirittura il governo stesso rappresenta una minaccia per la libertà dei media. Nell’occhio della protesta è finita la cosiddetta “Lex AP” – la modifica al codice penale, votata a marzo, che criminalizza e quindi punisce chi diffonde informazioni riguardo a investigazioni in atto. Infine, l’organizzazione non governativa con sede a Parigi, che fornisce consulenza alle Nazioni Unite, l’UNESCO e il Consiglio d’Europa, menziona che attualmente in Croazia sono in corso quasi mille procedimenti giudiziari contro giornalisti e società di media. 

Paolo Romano

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