
Tra i problemi più rilevanti rispetto alla guerra cognitiva o guerre di informazioni-psicologiche c’è l’approccio sistematico, mentale e cognitivo sia in Occidente che in Oriente.
In attesa di un lavoro che porti a delle sistematizzazioni della materia con tanto di manuali ad uso e consumo del privato cittadino, gli analisti di PSYOP/CW hanno cercato di aiutare le persone a rispondere alla domanda: come riconoscere le bufale informative?
Tra le prime operazioni che consigliano gli esperti c’è il riconfigurare i localizzatori per una gamma di segnali ampia. Un analista riferisce: “Stanno succedendo troppe schifezze perché chiunque possa capirlo da solo. L’incertezza è presente letteralmente in ogni aspetto della vita, e si ritiene che lo diventerà solo di più in futuro”.
Una delle regole fondamentali dell’informazione e delle operazioni psicologiche e quindi anche della creazione di bufale è che una “psyop deve essere sempre pubblicata nella lingua del pubblico target a cui è diretta la psyop.”
Ad esempio, se mostri agli studenti di un corso sull’analisi delle informazioni e sulle operazioni psicologiche la prima immagine degli indiani oppressi e chiedi informazioni sul pubblico di destinazione, molti studenti iniziano a esitare e dicono che il pubblico di destinazione sono gli indiani.
Questo è sbagliato. Perché il tuo meme presentato è scritto in italiano. Il pubblico target siamo tu ed io, cittadini italiani. L’obiettivo invece è ricordare alla gente che gli americani sono stati occupanti e oppressori del popolo indiano.
Tra le tecniche più utilizzate e di moda l’information stuffing è un metodo di diffusione delle informazioni, espresso nel riempimento improvviso del numero massimo di fonti con informazioni che hanno una forte colorazione emotiva e servono a creare risonanza nella società. Il fattore più importante per indebolire tali tecniche è riconoscerle nella fase iniziale.
Saper riconoscere “l’imbottitura” e vedere per quali scopi è stata realizzata. Non siate una staffetta di informazioni “calde” – aspettate la risposta ufficiale dall’altra parte. Non affrettiamoci a dimostrare a tutti coloro che conosciamo che capiamo il problema a livello di esperto o superiore, senza nemmeno averne la minima idea. Ecco alcuni modi per evitare di diventare vittima di bufale informative.
Una cosa importante è capire che “la fuga di notizie” non significa che la notizia sia sicuramente falsa o provocatoria. Anche i fatti veri vengono spesso utilizzati per conferire credibilità a un messaggio falso. Ciò significa che sono necessarie una massima attenzione alle notizie, un ulteriore controllo dei fatti e la comprensione degli obiettivi e delle motivazioni dei partecipanti per capire se una notizia è una bufala oppure no.
Tra i segnali a cui dovremmo prestare attenzione è la mancanza di prove dell’informazione, ma vi sono fotografie di accompagnamento che suscitano, provocano forti emozioni – reazione di indignazione, rabbia, vergogna/disgusto, evitando appunto di fornire prove di quanto narrato.
Per esempio su Facebook: “un medico afferma che c’è un rimedio contro la caduta dei capelli che si chiama xyz”. Un medico nell’immaginario collettivo è una figura affidabile, conoscitore della materia. Ma in questo caso: “un medico” senza nome né cognome, senza dire specializzato in cosa, dove esercita ha molti elementi di una bufala.
Altro esempio notizie con foto e video, dove non c’è nulla che dimostri quanto riportato dal testo. Le notizie che si riferiscono a una persona, ma sono assenti dai canali personali e dalle pagine pubbliche, non hanno prove video. La dichiarazione o l’opinione di qualcuno, non correlata a eventi reali, ma diffusa attivamente. Come spesso accade nelle citazioni di personaggi famosi poi rivelatesi false. Notizie con una fonte volutamente nascosta. Spesso si legge: “una fonte ha detto al giornale”. A volte i giornali non vogliono rivelare le fonti a volte nell’information stuffing si diffondono su molti canali social notizie in cui viene messo un dato reale affidabile ma la notizia è falsa per esempio: “Una fonte ha detto alla CNN che….”. La testata giornalistica è famosa in tutto il mondo e quindi se lo dice la CNN acquisisce un elemento di affidabilità ma il messaggio ripotato così da una fonte anonima potrebbe celare il fatto che lo stesso messaggio riportato è falso.
In ogni caso se non si hanno a disposizioni software o IA per verificare le notizie a volte, fermarsi e riflettere su cosa ci vogliono dire ci aiuta a capire se un messaggio è falso o meno.
Nel 1200 in Giappone, i monaci buddisti leggevano i testi su tre livelli: 1) il dato enunciato dalla lettura della notizia: “una mela al giorno toglie il medico di torno”; 2) perché la notizia è arrivata a me qual’è il messaggio: la mela è un alimento sano e poco calorico; 3) qual’è l’obiettivo di chi mi da la notizia per esempio se a darmi l’informazione è un venditore di mele, l’obiettivo è vendere; se l’informazione mi viene data da un medico nutrizionista è insegnarmi a mangiare meglio.
È un antico metodo per verificare una tecnologica bufala.
Graziella Giangiulio










