RDC. Attacco agli uomini di Vectus Global di Erik Prince in Congo: la «guerra privata» per il controllo dei minerali

29

L’attacco del 17 settembre nel Sud-Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, ha colpito gli uomini di Vectus Global, una società statunitense di sicurezza privata legata al fondatore della controversa Blackwater, Erik Prince (noto anche per essere un convinto sostenitore di Trump). Una missione nata per supervisionare le entrate minerarie si è progressivamente intrecciata con le operazioni militari contro l’M23, sullo sfondo della competizione per le risorse strategiche congolesi. 

L’imboscata è stata resa nota alla stampa internazionale soltanto all’inizio di ottobre quando sono emersi i primi dettagli sulle perdite subite dagli uomini di Vectus Global. Il bilancio dell’attacco, secondo le ricostruzioni giornalistiche diffuse nelle ultime settimane, è di circa venti vittime tra morti e feriti. Tra i morti figura Justin Conaglen, ex militare delle forze speciali neozelandesi SAS; tra i feriti, Tim Kennedy, ex Berretto Verde dell’esercito statunitense che prestato servizio in Iraq e Afghanistan e già combattente professionista di arti marziali miste. I feriti, tra i quali Kennedy, sono stati evacuati negli Stati Uniti per ricevere cure mediche.

L’identità degli assalitori non è stata accertata pubblicamente in modo definitivo. Tra le ipotesi circolate figurano un coinvolgimento di forze ruandesi e combattenti dell’M23, il movimento ribelle sostenuto da Kigali secondo numerose ricostruzioni internazionali. Altre ipotesi chiamano in causa gruppi jihadisti attivi nell’area. La principale area operativa di DAESH è la provincia del Kivu del Nord, sebbene sia stata registrata una presenza islamista anche nel Kivu del Sud. 

Per comprendere meglio la portata dell’episodio bisogna guardare alla natura della missione di Vectus Global. La società è coinvolta in un accordo con le autorità congolesi finalizzato a rafforzare il controllo statale sulle entrate derivanti dallo sfruttamento delle risorse minerarie, contrastare il contrabbando e limitare l’evasione fiscale.

In un Paese dove una parte significativa della ricchezza naturale sfugge alla fiscalità pubblica, si tratta di un obiettivo che riguarda direttamente la capacità dello Stato di finanziare le proprie istituzioni. Il problema è che il controllo delle risorse, in RDC, non è separabile dalla sicurezza militare. Le aree minerarie e le vie di trasporto dei minerali si trovano spesso in territori contesi, dove gruppi armati, reti commerciali transfrontaliere e interessi regionali si sovrappongono. Proteggere le entrate pubbliche significa quindi, in molti casi, intervenire in un ambiente nel quale la distinzione tra sicurezza economica e operazioni belliche diventa sempre più sottile.

Le attività della rete societaria legata a Prince si sono infatti estese oltre la consulenza fiscale e la protezione delle attività estrattive. Nel corso del 2026, uomini e droni associati alla sua organizzazione sono stati impiegati a sostegno delle forze armate congolesi, anche nel contesto delle operazioni per riconquistare Uvira, città strategica del Sud-Kivu interessata dall’avanzata dell’M23. 

Già dalla fine degli anni ’90 il nome di Erik Prince — ex-Navy Seal, ex-contractor della CIA ed oggi presidente/fondatore della Vectus Global — è associato all’espansione delle attività militari private nei conflitti internazionali. Fondatore di Blackwater, divenuta nota soprattutto per le operazioni svolte in Iraq durante la guerra seguita all’invasione statunitense del 2003 (e anche per attività di sicurezza in Afghanistan), Prince ha ridefinito il ruolo degli appaltatori militari privati nella guerra moderna, suscitando sia ammirazione che polemiche. Oltre alla RDC, la Vectus Global opera ad Haiti e, ad agosto, Prince ha reso noto che la società sta sviluppando nuove iniziative nel settore della difesa privata con prospettive di espansione internazionale che comprendono anche il Golfo. Le fonti giornalistiche più recenti indicano inoltre attività o possibili incarichi in altri Paesi, quali Ecaudor e in altre aree dell’Africa.

Il suo modello imprenditoriale si fonda sulla fornitura di capacità che gli Stati, in determinate circostanze, preferiscono acquisire da operatori esterni: personale con esperienza militare, logistica, sorveglianza, supporto tecnologico e protezione di infrastrutture strategiche. In RDC, questo modello si è inserito in un contesto nel quale il governo cerca contemporaneamente di rafforzare il controllo fiscale sulle risorse naturali e di contenere la minaccia rappresentata dai gruppi armati locali e da militanti jihadisti.

Il punto cruciale non è soltanto la presenza di personale straniero, ma l’estensione delle sue funzioni. Quando gli incarichi economici si intrecciano con il supporto alle operazioni militari, diventano centrali le questioni relative alla catena di comando, alla responsabilità per eventuali violazioni e al controllo esercitato dalle istituzioni pubbliche sulle attività dei contractor. Prince ha in passato rifiutato l’appellativo “mercenario” sostenendo che i suoi uomini erano veterani americani che hanno fatto parte di missioni ufficiali in Iraq e in altri contesti operativi importanti. Tuttavia, oggi, in un’intervista al Financial Times datata il 26 giugno 2026, sembra che Prince abbia ammesso che la privatizzazione della sicurezza rientri nella definizione di “mercenariato”. 

Resta inoltre da chiarire fino a che punto le operazioni di queste società siano coordinate con le strategie più ampie dei governi occidentali. La presenza di un’impresa statunitense non implica automaticamente che essa agisca per conto di Washington. Secondo le dichiarazioni disponibili, l’intervento di Prince in Congo è legato a un accordo con le autorità congolesi, mentre il governo statunitense ha negato di avere un proprio contratto con lui per queste attività. Al contempo, la vicenda di Vectus Global si inserisce in una competizione internazionale più ampia per l’accesso alle risorse strategiche della Repubblica Democratica del Congo.

Il Paese dispone di importanti giacimenti di cobalto, rame, coltan e altri minerali essenziali per numerose filiere industriali, dall’elettronica alle batterie fino alle tecnologie legate alla transizione energetica. Tuttavia, a causa di tensioni di sicurezza interna, lo Stato congolese non riesce ad avere il controllo delle risorse e delle rotte commerciali. 

In questo scenario, il rafforzamento del controllo statale sulle entrate minerarie può rappresentare un obiettivo legittimo e importante. Ma affidarne una parte a strutture private dotate di personale specializzato e capacità operative pone interrogativi sulla trasparenza degli accordi e sulla sostenibilità di lungo periodo di questo modello. Se la sicurezza delle miniere dipende sempre più da operatori privati stranieri, lo Stato rischia di trovarsi in una posizione ambivalente che incide direttamente sulla propria sovranità. È Prince stesso a definire esplicitamente la formula — non più sicurezza privata — ma privatizzazione del governo fallito.

Cristina Uccello

Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/