SIRIA. Si aggrava la condizione dei profughi siriani

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A seguito della guerra civile siriana, scoppiata nel 2011 tra i Ribelli e l’Esercito siriano che sosteneva il Governo di Bashar al Assad, milioni di profughi siriani tentarono un viaggio della speranza fuori dai confini del Paese. Attualmente il numero dei siriani emigrati fuori dai confini nazionali si aggira intorno ai 6,5 milioni. La maggior parte dei rifugiati si sono divisi tra Turchia, Libano e Giordania. Altri, in misura minore, si sono diretti verso l’Egitto e nel vicino Iraq. Va sottolineato inoltre che attualmente sono presenti anche circa 6 milioni di sfollati interni che popolano i campi situati soprattutto nel nord della Siria.

Tra la primavera e l’estate del 2022 è stato segnalato da Human Rights Watch un vasto movimento di rimpatri forzati dalla Turchia, sullo sfondo di una sempre più difficile convivenza tra i cittadini turchi e i circa 4 milioni di rifugiati siriani presenti sul territorio turco. Human Rights Watch ha segnalato diverse violenze attuate dalle forze di sicurezza turche contro i rifugiati siriani.

Stessa piega sembra aver preso la situazione in Libano dove da diverse settimane sono iniziati i rimpatri dei rifugiati siriani nel loro Paese. A tal proposito già dal giugno 2022 il Governo libanese aveva minacciato di non voler più sostenere le spese per il mantenimento dei profughi senza una maggiore collaborazione dell’Unione Europea e della Comunità Internazionale in generale. Tutto questo è avvenuto sullo sfondo di una grave crisi economica che sta attualmente vivendo il Libano. Secondo fonti di stampa locali circa l’80% dei libanesi si trova attualmente sotto la soglia minima della povertà. In Libano le banche non rilasciano più liquidità di moneta e sono attualmente frequenti veri e propri assalti armati nelle banche. La grave crisi ha favorito la tensione tra libanesi e rifugiati siriani, considerati dai primi un enorme peso per la spesa pubblica libanese. La situazione è stata resa ancora più difficile da diverse vicende di omicidi di cittadini libanesi in cui erano coinvolti siriani. Questi avvenimenti hanno favorito atti intimidatori verso i profughi siriani da parte di cittadini libanesi oltre a violenze e incendi dolosi divampati nelle tende dei campi. Emblematico rimane il caso dell’omicidio di Diab Khuwaylid, per il quale è stato accusato un siriano. A seguito della scoperta del corpo senza vita di Diab, la sua famiglia ha incendiato alcune tende di un campo situato nel nord del Paese, nei pressi della città di Tal Hayat al Akaria. Altri rimpatri sono stati segnalati inoltre in Francia e Germania.

Rimane invece molto grave la situazione al confine tra Polonia e Bielorussia dove migliaia di profughi siriani e iracheni sono rimasti bloccati nel tentativo di raggiungere l’Europa. Le Autorità polacche e bielorusse non permettono il passaggio dei rifugiati sul proprio territorio. A tal proposito risultano ancora troppo timide le risposte dell’Unione Europea sulla questione. Nel frattempo Save The Children e altre associazioni benefiche hanno denunciato la morte di molti siriani e iracheni, compresi bambini, a causa del freddo. Fonti locali hanno inoltre segnalato continue violenze attuate da parte della Polizia di Frontiera contro i rifugiati, le più comuni sembrano essere violenze fisiche e psicologiche. Segnalate anche morti per mancanza di cibo e acqua.

Gravi anche le condizioni nei campi profughi siriani come quello di al Hawl. Con l’arrivo dell’inverno le condizioni climatiche sono peggiorate drasticamente. Nel mese di novembre sono state segnalate diverse piogge torrenziali che hanno spazzato via molte tende all’interno dei campi siriani ed iracheni. C’è apprensione da parte delle organizzazioni benefiche per l’arrivo delle basse temperature che metteranno a rischio milioni di profughi compresi anziani e bambini.

Matteo Angelucci

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