POLONIA. La foresta più antica d’Europa colpita dal muro con la Bielorussia

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La Polonia sta progettando di costruire un muro lungo il suo confine con la Bielorussia, principalmente per bloccare i migranti in fuga dal Medio Oriente e dall’Asia. Ma il muro dividerebbe anche la vasta e antica foresta di Białowieża, un sito patrimonio mondiale dell’Unesco che ospita più di 12.000 specie animali e comprende i più grandi resti della foresta primordiale che una volta copriva la maggior parte dell’Europa pianeggiante.

Come riporta The Conversation, simili spazi sono una priorità per la conservazione perché spesso ospitano biodiversità ed ecosistemi unici, ma sono sempre più minacciate dalla fortificazione dei confini. Il nucleo di Białowieża è caratterizzato da una foresta vecchia ricca di legno in decomposizione da cui dipendono muschi, licheni, funghi, insetti e anche molti vertebrati. Grandi animali come il bisonte europeo, il cinghiale, la lince e il lupo abitano la foresta su entrambi i lati del confine. Un muro bloccherebbe il movimento di questi animali, per esempio impedendo agli orsi bruni di ricolonizzare il lato polacco della foresta dove sono stati recentemente osservati dopo una lunga assenza.

Il muro rischierebbe anche l’invasione di piante, e significherebbe un inquinamento acustico e luminoso che sposterebbe la fauna selvatica. L’afflusso di persone e veicoli, e l’immondizia già accumulata, soprattutto plastiche, presentano anche dei rischi, comprese le malattie.

Il muro della Polonia sarà alto 5,5 metri, solido, con filo spinato in cima, e sostituirà una recinzione provvisoria di 130 km con filo spinato alto 2,5 metri costruita durante l’estate e l’autunno del 2021. Questo muro sarà abbastanza alto da colpire gli uccelli che volano a bassa quota, come il gallo cedrone.

Il muro proposto dalla Polonia assomiglia alla barriera costruita lungo alcune parti del confine USA-Messico. Una ricerca basata su trappole fotografiche mostra che tali muri scoraggiano le persone meno di quanto ostacolino la fauna selvatica.

Le recinzioni in Europa sono molto varie, e non esistono standard di mitigazione. Una recinzione di filo spinato, costruita nel 2015 dalla Slovenia lungo il suo confine con la Croazia, ha ucciso cervi e aironi con un tasso di mortalità di 0,12 ungulati per chilometro di recinzione. Lungo il confine Ungheria-Croazia, la mortalità nei primi 28 mesi dopo la costruzione di una recinzione è stata più alta, con 0,47 ungulati per chilometro. Sono state anche osservate grandi congregazioni di cervi rossi sulla linea di recinzione, che potrebbero diffondere malattie e sconvolgere la dinamica predatore-preda, rendendoli più facili da catturare per i lupi.

Barriere fisiche come recinzioni e muri ora fiancheggiano 32.000 chilometri di confini in tutto il mondo, con un aumento significativo negli ultimi decenni. Secondo uno studio recente, quasi 700 specie di mammiferi potrebbero ora avere difficoltà ad attraversare paesi diversi, ostacolando il loro adattamento al cambiamento climatico. La frammentazione delle popolazioni e degli habitat significa un ridotto flusso genico all’interno delle specie e ecosistemi meno resilienti.

Secondo il Transnational Institute, le nazioni ricche stanno dando la priorità alla sicurezza delle frontiere rispetto all’azione per il clima, in contrasto con gli impegni presi al Cop26, come la protezione delle foreste del mondo. Alcune delle 257 foreste patrimonio dell’umanità stanno rilasciando più carbonio di quanto ne assorbano, ma la foresta di Białowieża è ancora un paesaggio sano e ben collegato. Il muro di confine della Polonia metterebbe questo a rischio.

Luigi Medici