
La testata atalayar.com ha composto il puzzle di notizie inerente al chi sapeva cosa alla vigilia dell’attacco del 7 ottobre in Israele dopo che numerose voci dell’opposizione israeliana hanno cercato di evidenziare come Benjamin Netanyahu sapesse e non ha agito portando alla morte di 1250 israeliani e dando vita all’uccisione di almeno 70.000 palestinesi in tre anni di conflitto armato che sta cambiando la geografia, gli equilibri di potere e la presenza etnica in Medio Oriente e in Asia Occidentale. I dati emergono in un momento particolare di Israele ovvero mentre si avvicina la tornata elettorale per il rinnovo della Knesset prevista per il 27 ottobre.
Secondo Channel 12 israeliano: tre settimane prima dell’attacco del 7 ottobre, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha respinto una proposta, avanzata dall’allora capo del Servizio di Sicurezza Generale israeliano (Shin Bet), di condurre operazioni di eliminazione mirata tramite attacchi aerei contro i leader di Hamas nella Striscia di Gaza.
Nel frattempo continuano le operazioni delle IDF contro gli attaccanti del 7 ottobre 2023. In un take di agenzia del 16 ottobre 2026 le IDF fanno sapere: “nel nord della Striscia di Gaza abbiamo ucciso Muhammad Muhammad Khalla, un comandante dell’ala militare del movimento Hamas. Khalla ha partecipato agli eventi del 7 ottobre, ha ricoperto il ruolo di comandante nell’Autorità per la produzione di mezzi bellici, ha contribuito alla fabbricazione di vari armamenti e ha lavorato al potenziamento delle capacità militari del movimento in tutta la Striscia di Gaza. In un’altra operazione condotta ieri (giovedì), l’esercito ha colpito a Khan Yunis, eliminando Ahmed Jibrin Tawfiq Dahlan, un membro dell’ala militare del movimento della Jihad islamica”.
Per tornare al fatidico 7 ottobre dopo le dichiarazioni dell’ex numero uno dello Shin Bet sono arrivate quelle del capo dei servizi segreti egiziani secondo cui aveva visitato Israele solo poche ore prima dell’invasione dei militanti del Hama nei kibbutz avvisando dell’imminente pericolo.
Gli oppositori dell’attuale capo del governo israeliano ricordano ora che tanto The Atlantic quanto il Wall Street Journal hanno rivelato il passato settembre della visita di Abbas Kamel, il capo delle spie egiziane, anche se nessuno sapeva bene chi avesse incontrato e per fare che cosa. A spiegarlo nei giorni scorsi Yediot Ahronoth affermandoche “Kamel ha avvertito Netanyahu di “una terribile operazione” [di Hamas] e che è stato sorpreso dall’indifferenza [di Netanyahu] prima di tale rivelazione”.
Netanyahu quando la notizia è apparsa sui media ha replicato affermando «Da quando un capo dell’intelligence parla con un capo del governo che non è il suo?», si è chiesto. Secondo Netanyahu dunque le parole che girano on line sono solo una cospirazione contro di lui perché le elezioni si avvicinano.
Purtroppo a confutare le dichiarazioni sulla cospirazione di Netanyahu, la dichiarazione dell’ex capo dello Shin Bet, Ronen Bar che il 29 settembre ha deciso di denunciare lo stesso premier per diffamazione richiedendo la divulgazione di testimonianze e documenti relativi alle informazioni trasmesse al Primo Ministro prima del 7 ottobre.
Bar esige la divulgazione di documenti e del calendario degli incontri di Netanyahu con l’apparato di sicurezza e con entità straniere. E intende convocare a testimoniare il personale dell’ufficio di Netanyahu e i suoi collaboratori, che lo hanno assistito e continuano ad assisterlo.
Secondo Bar Netanyahu dopo aver rifiutato per tre anni di riconoscere le proprie responsabilità e aver impedito in ogni modo la creazione di una commissione d’inchiesta ufficiale, ha iniziato a pubblicare documenti parziali in modo manipolatorio e fuori dal loro contesto reale. Ora, mentre iniziano a emergere testimonianze riguardo agli avvertimenti ricevuti prima del 7 ottobre, egli cerca di distogliere l’attenzione da sé, rivolgendo accuse contro coloro che lo avevano avvertito in tempo reale.
Secondo i media israeliani, nello specifico Amit Segal, Netanyahu gode di un’immunità che, stando alle sentenze giudiziarie, si applica nella stragrande maggioranza dei casi alle dichiarazioni da lui rilasciate.
E ancora lo Shin Bet ha presentato un esposto al Capo della Censura Militare, richiedendo un’azione legale contro Channel 12 per aver commesso una grave violazione delle norme sulla censura.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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