IRAQ. Accordo con gli USA per bloccare i flussi di dollari verso l’Iran

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L’argomento dominante nell’economia irachena in queste settimane è stato e rimane quello finanziario del cambio tra dirham con dollaro ed euro. L’Iraq è nel mirino delle autorità americane per sul contrabbando di dollari verso l’Iran. Anche attraverso il sistema bancario tradizionale. Si contano 70 milioni di dollari dall’Iraq verso l’Iran ogni giorno. Anche perché l’Iran ha molti dinari iracheni da usare per comprare dollari non importa a che cambio.

La Federal Reserve statunitense (che trattiene i proventi della vendita del petrolio prima di mandarli in Iraq), secondo i media iracheni, ha imposto regole alla Banca centrale dell’Iraq per frenare la corruzione e i flussi illeciti di dollari paralizzando di fatto i mercati iracheni e incoraggiato un diffuso contrabbando di dollari attraverso il confine. Il governo ha adottato diverse misure per affrontare la crisi del dollaro e ha aperto più uffici di cambio valuta, ha lanciato un piano per incoraggiare i piccoli commercianti a utilizzare l’asta del dollaro, ha sospeso le tasse su alcune merci e ha introdotto sussidi, tra le altre misure. Per farlo ha stampato moneta locale. Per far fronte alla liquidità nella valuta locale ha chiesto alla Gran Bretagna e Francia, che possiedono le macchine per stampare i dinari di entrare in funzione.

Negli ultimi tre mesi, l’Iraq ha stampato 5 milioni di miliardi di dinari per coprire le spese, soprattutto gli stipendi. Tuttavia, le vendite all’asta in dollari sono ancora lontane dalla media. Le vendite di gennaio sono state in media di $ 131 milioni al giorno, rispetto ai $ 227 milioni di ottobre. Di conseguenza, i tassi di cambio del dollaro sul mercato nero stanno aumentando. La Banca mondiale prevede che la crescita dell’economia irachena rallenterà negli anni 2023 e 2024.

Numerosi sono gli incontri con le autorità statunitensi per dare vita ad una riforma finanziaria e della valuta in Iraq. La pressione sul governo di Muhammad Shia al Sudani è molto forte perché gli Stati Uniti voglio mettere in un angolo l’Iran per colpire anche la Russia che grazie all’Iran continua ad avere approvvigionamento di armi per combattere in Ucraina.

Ma l’Iran è riuscito a sfuggire fino ad ora alle sanzioni americane comprando la valuta estera, il dollaro, su una piazza per lui facilmente accessibile e non invisa agli americani: l’Iraq. Moneta che forse dall’Iran è arrivata anche in Russia. La quotazione dinaro/dollaro è arrivata anche a 170.000 dinari per 100 dollari cosa che ha messo in ginocchio il commercio al dettaglio iracheno, ha arricchito i contrabbandieri e ha favorito le transazioni Iran-Iraq che sono state fatte in dollari.

Sembra che Stati Uniti e Iraq abbiano raggiunto alla fine, un accordo, almeno su carta e che i ministri di competenza saranno a Washington quanto prima per mettere a punto la riforma con il sostegno degli Stati Uniti. La svolta è avvenuta in un incontro di Istanbul tra la Banca centrale dell’Iraq e il Tesoro Usa. Nel frattempo è stata presentata una nuova norma per la valuta che dovrebbe riportare il contro valore dollaro/dinaro a 100 dollari per 130.000 dinari.

Il fatto è che, secondo notizie stampa, le spese annuali dell’Iraq sono stimate in 100 trilioni di dinari e potrebbero aumentare nel prossimo bilancio 2023, mentre le vendite di dollari della Banca centrale ammontano a 24 miliardi di dollari all’anno (secondo gli ultimi dati della banca), che equivale a 36 trilioni di dinari. La differenza tra le spese e le vendite della Banca centrale sarà compensata stampando valuta. L’Iraq non sostituisce il dinaro stampato perché le entrate non petrolifere (tasse) equivalgono solo al 5% delle entrate totali. L’aumento della stampa della valuta porterà al deterioramento del valore del dinaro, all’espansione dell’inflazione e all’aumento delle merci.

Le operazioni di contrabbando verso l’Iran continuano e potrebbero non interrompersi nemmeno con le restrizioni statunitensi. Sicuramente restituisce questi importi all’Iraq e con essi acquista dollari, e il processo di riciclaggio della valuta continua.

Lucia Giannini

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