GIAPPONE. Tokyo torna al carbone

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Il governo giapponese revocherà temporaneamente le restrizioni al funzionamento delle centrali termoelettriche a carbone per ridurre il rischio di una carenza energetica, dato che la guerra in Medio Oriente sta bloccando le forniture di petrolio e gas dallo Stretto di Hormuz.

Tokyo revocherà le restrizioni a partire da aprile 2026, come riportato da Nikkei. Questa misura di emergenza mira a prevenire le carenze energetiche causate dalla scarsità di gas naturale liquefatto (GNL) nel contesto delle tensioni in Medio Oriente, dando priorità alla sicurezza energetica rispetto agli obiettivi a breve termine di riduzione delle emissioni di carbonio.

Le centrali a carbone, che in precedenza erano soggette a restrizioni per limitare le emissioni di CO2, potranno operare a pieno regime. Il governo si sta concentrando su un approvvigionamento energetico affidabile, sfruttando al contempo le riserve petrolifere nazionali.

Sebbene questa decisione fornisca un impulso temporaneo alla sicurezza energetica del Giappone, si discosta dagli obiettivi di decarbonizzazione a lungo termine del Paese, evidenziandone la vulnerabilità agli shock geopolitici in Medio Oriente, secondo Energy News Beat e Japan Today. La principale utility giapponese, JERA, si è già impegnata a mantenere le centrali a carbone a livelli operativi elevati.

Tokyo non è sola in questa direzione, sopratutto in Asia. Con l’aumentare delle preoccupazioni per la sicurezza energetica a causa delle continue turbolenze in Medio Oriente, diverse nazioni stanno invertendo la rotta sull’eliminazione graduale del carbone e potenziando le centrali a carbone esistenti.

In tutta l’Asia e non solo, l’attuale crisi del GNL, innescata dalle azioni congiunte tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran che hanno bloccato le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz e fatto raddoppiare i prezzi spot del GNL, portandoli ai massimi degli ultimi tre anni, sta costringendo le aziende di servizi pubblici a rispolverare le centrali a carbone. 

I Paesi che si stavano orientando con decisione verso il gas e le energie rinnovabili ora danno priorità al carbone per evitare blackout e contenere i costi. Secondo Wood Mackenzie, il conflitto potrebbe ridurre significativamente la crescita della domanda asiatica di GNL nel 2026, mentre Global Energy Monitor avverte che 107 miliardi di dollari di investimenti pianificati in infrastrutture per il GNL nell’Asia meridionale sono ora a rischio.

Anna Lotti

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