YEMEN. L’ambiente futuro danno collaterale della guerra

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L’interminabile guerra nello Yemen, molto spesso lontana dai riflettori, potrebbe presto causare uno dei più grandi disastri ambientali di tutti i tempi.

La petroliera FSO Safer si trova a poche miglia dalla costa yemenita, circa 300 chilometri ad Ovest di Sana’a e quasi 400 a Nord dello Stretto di Gibuti, la nave è bloccata in mare aperto per guasti irreparabili, trasformata in deposito galleggiante e poi abbandonata dal 2015.

Secondo un reportage del britannico The Guardian, il suo scafo va lentamente corrodendosi e così le paratie, all’interno della nave sono stipati ben 1,1 milioni di barili di petrolio. Se lo scafo cedesse, affondando, e i barili implodessero per la pressione sottomarina, il greggio inquinerebbe gran parte del Golfo incluse le coste su cui sorgono gli impianti di desalinizzazione che attualmente forniscono acqua potabile a milioni di persone. Oltre a ciò, potrebbe poi verificarsi una fuoriuscita a causa di una perdita o di un incendio, dovuto a un accumulo di gas volatili a bordo o ad un attacco armato, dato che attualmente la petroliera è controllata dai ribelli Houthi.

Se dovesse configurarsi lo scenario peggiore, lo stock ittico dell’area del Mar Rosso prossima allo Yemen verrebbe distrutto entro tre settimane. Ma secondo alcuni modelli previsionali basati sulla circolazione delle correnti oceaniche, il petrolio si diffonderà ben oltre lo Yemen e provocherà un danno ambientale così esteso da colpire anche Arabia Saudita, Eritrea e Gibuti già una settimana dopo la fuoriuscita. Gli 1,1 milioni di barili stimati di greggio rimasti a bordo della petroliera sono quattro volte la quantità di petrolio rilasciata dalla Exxon Valdez in Alaska nel 1989, sarebbe dunque il peggiore disastro ambientale di tutti i tempi.

Le autorità internazionali hanno intavolato negoziati per trovare una soluzione, ma la situazione è complicata dalle tensioni belliche nello Yemen e il tentativo di portare allo stesso tavolo il governo di Sana’a riconosciuto dall’Onu e i ribelli Houthi con i rappresentanti delle Nazioni Unite è finora fallito, i ribelli inoltre, attualmente impediscono agli inviati dell’Onu di ispezionare ancora la petroliera.

Va inoltre considerato cosa accadrebbe alle popolazioni locali: l’impatto immediato della fuoriuscita di petrolio dalla FSO Safer sulla salute pubblica degli abitanti dell’area sarebbe devastante: tutto l’import di carburante necessario allo Yemen e consegnato attraverso i suoi principali porti sul Mar Rosso verrebbe bloccato inoltre si fermerebbe la fornitura di acqua pulita equivalente all’uso quotidiano di 9,0-9,9 milioni di persone. La fuoriuscita porterebbe alla chiusura dei porti di Hodeidah e Salif entro due settimane, minacciando la consegna di 200 mila tonnellate di carburante per lo Yemen, l’equivalente del 38% del fabbisogno nazionale.

Salvatore Nicoletta