OMAN. Accordo con l’Arabia Saudita per risolvere la crisi yemenita

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In una dichiarazione pubblica rilasciata dall’Agenzia di Stampa ufficiale dell’Oman, ONA, in merito alla rivelazione di un accordo di cooperazione con l’Arabia Saudita per il «raggiungimento di una soluzione globale della crisi yemenita», stretto sulla base della volontà del sultano Haitham bin Tariq al-Said, si legge: «Il Sultanato dell’Oman sta compiendo sforzi, in stretto coordinamento con il Regno dell’Arabia Saudita (KSA), l’Onu e gli inviati statunitensi in Yemen, e le parti yemenite interessate, per elaborare una soluzione politica globale alla crisi in corso nella Repubblica dello Yemen. L’Oman spera che questi contatti raggiungano presto i risultati desiderati per contribuire a ripristinare nello Yemen la sua pace, sicurezza e stabilità e per salvaguardare la sicurezza e gli interessi dei paesi della regione». A riferirlo è The Arab Weekly.

La dichiarazione sembra confermare che i colloqui precedentemente non annunciati, e che si protraggono da mesi in Yemen, sono entrati in una fase di serie consultazioni e hanno compiuto progressi verso misure di rafforzamento della fiducia.

Sin dallo scoppio della guerra yemenita, Muscat si è adoperata per svolgere un ruolo di mediazione tra le potenze regionali e mondiali, da un lato, e il gruppo Houthi, dall’altro. Ha lavorato a stretto contatto con l’Arabia Saudita, gli Stati Uniti e le Nazioni Unite per raggiungere una soluzione politica globale alla crisi, che imperversa da sei anni e, ospitando la delegazione negoziale degli Houthi, la città si è trasformata in un importante centro di discussioni sulla crisi dello Yemen.

Muscat ha lavorato per organizzare incontri tra la coalizione araba guidata dai sauditi e gli Houthi e ha ospitato una serie di colloqui tra funzionari internazionali e occidentali e la delegazione Houthi, il più recente dei quali è stato l’incontro che includeva l’inviato americano in Yemen Tim Lenderking e la delegazione negoziale Houthi a cui ha consegnato una copia dell’iniziativa statunitense per un insediamento nello Yemen.

Da quando una coalizione militare guidata dai sauditi è intervenuta nello Yemen il 26 marzo 2015, decine di migliaia di persone, per lo più civili, sono state uccise. A seguito del lancio di raid aerei da parte della coalizione e a sostegno del governo internazionalmente riconosciuto, rovesciato dal gruppo ribelle yemenita, un gruppo di funzionari Houthi, tra cui il capo negoziatore del gruppo, Muhammad Abdul Salam, è rimasto a Muscat per trovare una soluzione negoziata alla crisi.

Negli ultimi anni, il sultanato dell’Oman ha dovuto affrontare critiche politiche e mediatiche a causa delle accuse che gli sono state rivolte, ossia di sostenere l’attività politica e diplomatica degli Houthi.

L’attivismo del governo dell’Oman sulla crisi yemenita, che ha preso forma alla fine del regno del defunto Sultano Qaboos bin Said, ha rappresentato un importante cambiamento nell’approccio della politica estera dell’Oman. Contrariamente alla sua precedente tendenza a prendere le distanze dalle controversie regionali e internazionali, Muscat ha esercitato un ruolo attivo nei rapporti con gli Houthi, che da allora hanno fatto della capitale dell’Oman il centro delle loro mosse diplomatiche.

Muscat ha assistito in questi giorni ad un’intensa attività in cui le Nazioni Unite e gli inviati americani in Yemen hanno preso parte alla trasmissione delle proposte tra Muscat e Riyadh su base regolare. Hanno lavorato per garantire una convergenza di opinioni sull’iniziativa saudita, che le fonti descrivono come un’estensione delle iniziative degli Stati Uniti e delle Nazioni Unite per un cessate il fuoco e la ripresa delle consultazioni politiche.

La proposta dell’Arabia Saudita, che la scorsa settimana ha annunciato l’iniziativa per il cessate il fuoco, è stata accolta con favore dalle Nazioni Unite e dagli Stati Uniti ma il gruppo Houthi, sostenuto dall’Iran, ha detto che avrebbe acconsentito solo se fosse stato revocato anche il blocco aereo e marittimo. Nonostante l’offerta, gli Houthi hanno continuato i loro attacchi contro l’Arabia Saudita, così come la loro offensiva di terra nella provincia di Marib.

La coalizione guidata dai sauditi ha riferito di aver intercettato e distrutto due droni lanciati dalle milizie Houthi verso l’Arabia Saudita. Il portavoce militare degli Houthi Yahya Sarea ha detto che il gruppo ha attaccato le strutture del gigante petrolifero statale Saudi Aramco a Ras al-Tanura, Rabigh, Yanbu e Jazan. Gli attacchi si sono verificati in concomitanza dell’ultima visita dell’inviato speciale statunitense Tim Lenderking e del mediatore delle Nazioni Unite Martin Griffiths in Oman e in Arabia Saudita.

Sulla questione si è espresso anche il principe Khalid Bin Bandar Bin Sultan, ambasciatore dell’Arabia Saudita nel Regno Unito, affermando: «Arrivati a questo punto l’Arabia Saudita non può abbandonare l’impegno che ha preso con il popolo yemenita. Dobbiamo essere realistici su ciò che accadrebbe se dovessimo andarcene. Il conflitto non finirebbe, ma entrerebbe in un nuovo e sanguinoso capitolo, con un aumento del numero di vittime civili e gli aiuti umanitari, che attualmente sono in grado di affluire nella regione, per la maggior parte non potrebbero più farlo».

Coraline Gangai