#WARINSUDAN. Dalla Colombia al Darfur. Come i mercenari entrano in Sudan 

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Nei molteplici scontri che caratterizzano la nostra contemporaneità osserviamo una costante presenza di gruppi mercenari sui campi di battaglia: lo scontro tra le Forze di Supporto Rapido (RSF) e le Forze Armate Sudanesi (SAF) in Sudan non è esente da tale peculiarità. Ricordiamo che il governo centrale sudanese ha presentato una denuncia formale al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite accusando gli Emirati Arabi Uniti di essere intervenuti direttamente nella guerra civile in corso nel Paese reclutando, finanziando e schierando centinaia di mercenari colombiani per combattere a fianco delle RSF. Il gruppo mercenario è dispiegato nella regione occidentale del Darfur e gran parte della regione del Kordofan a sud ed ha ricoperto un ruolo cruciale anche nei 18 mesi di assedio della città di El Fasher. 

Secondo diverse testate giornalistiche internazionali, la sicurezza privata costituisce l’1,2% del PIL colombiano e impiega oltre 390.000 persone (secondo una stima risalente al 2023). La collaborazione tra ex militari colombiani e gli Emirati Arabi Uniti nel settore delle Private Military Companies (PMC) sarebbe stata avviata già dal 2010 con i primi contratti per la sorveglianza di alcuni impianti petroliferi emiratini, per poi proseguire anche negli scontri in Yemen e in Libia. “I combattenti colombiani sono molto ricercati perché sono “di fatto soldati con standard NATO a un quarto del prezzo”, ha detto al Miami Herald il Dr. Sean McFate, autore di The Modern Mercenary. Gli stretti legami militari ed economici con gli Stati Uniti hanno fatto sì che oltre 100.000 soldati colombiani siano stati addestrati dal 2000, guadagnandosi la reputazione di soldati robusti e combattenti.”

Alcuni analisti sostengono che le rotte che dalla Colombia uniscono al Sudan ormai sarebbero diverse e permetterebbero ai mercenari colombiani di raggiungere fisicamente le aree dello scontro civile sudanese attraverso una fitta rete logistica. Il reclutamento di questi combattenti avverrebbe grazie a una società con sede a Bogotà di nome International Services Agency SAS (A4SI), registrata come agenzia privata transnazionale di gestione personale e collocamento del lavoro. A4SI è stata fondata nel marzo 2017 dall’ufficiale in pensione dell’esercito colombiano Omar Antonio Rodríguez in collaborazione con l’ex colonnello dell’esercito Álvaro Quejano Pizera. Il collegamento con EAU avviene quando il fondatore dell’agenzia Rodríguez ha dichiarato di aver stipulato un contratto di collaborazione con la Global Security Services Group (GSSG), società di sicurezza privata emiratina con sede ad Abu Dhabi, nel quale A4SI avrebbe fornito personale per servizi di sicurezza e protezione del personale. La militarizzazione del gruppo A4SI sarebbe avvenuta, secondo la stampa colombiana, nel luglio 2021, data riportata in una comunicazione di servizio interna trapelata, nella quale veniva istituita una gerarchia militare con gradi e assegnazione di incarichi. A4SI recluterebbe ex soldati per conto di GSSG, organizzando successivamente viaggi per i combattenti colombiani verso Abu Dhabi, dove hanno l’obbligo di firmare accordi di non divulgazione. Molte di queste informazioni sono state pubblicate in rete da alcuni giornalisti che hanno monitorato gli account TikTok dei soldati colombiani, mediante i quali è stato possibile ricostruire gli spostamenti dei mercenari stessi. 

 Dagli Emirati Arabi Uniti i collegamenti per raggiungere il Sudan sono molteplici e soprattutto il metodo utilizzato per far arrivare i mercenari nelle zone d’interesse è cambiato dall’inizio dello scontro ad oggi. Secondo alcuni analisti, il luogo di partenza sarebbe la base area di Al Dhafra, 32 km a sud di Abu Dhabi, accessibile al personale di GSSG probabilmente grazie alla stretta collaborazione che la società ha con i diversi organi di Stato emiratini come: il Ministero degli Interni, il Ministero degli affari esteri e il Ministero degli affari presidenziali (alias Corte presidenziale emiratina). Gli aerei che trasportano i mercenari colombiani utilizzano le stesse tratte che gli EAU sfruttano frequentemente per l’invio di risorse ed armamenti alle RSF in Sudan. Uno snodo centrale è la Libia, principalmente Bengasi e Cufra, dove alcuni aerei atterrano e lasciano uomini e mezzi destinati allo scontro civile sudanese. Nell’aprile 2023, l’esercito sudanese ha accusato le RSF di sfruttare la Libia per introdurre clandestinamente mercenari in Sudan attraverso il corridoio a sud di Jabal al Uwaynat (al confine libico con Sudan ed Egitto), con il favore del Generale Khalifa Haftar. 

Nel giugno dello stesso anno i media sudanesi hanno riportato presunti attacchi aerei delle SAF su un campo mercenario ricollegato alle RSF, secondo alcune fonti, da quel momento si sarebbe verificata una maggiore diversificazione nella rete logistica: l’ingresso di mercenari e mezzi militari destinati alle RSF avverrebbe anche sfruttato la Somalia e il vicino Ciad. Secondo alcuni giornali colombiani però il primo grande contingente colombiano, 172 uomini, sarebbe entrato nel Paese nel novembre 2024. Da allora, la maggior parte dei media ha registrato la presenza di circa 380 colombiani, quasi tutti ex militari provenienti dall’esercito della Colombia, i quali compongono il battaglione “Soldati del Deserto”.

Oltre al corridoio libico aperto al confine nord, i mercenari colombiani sono stati avvistati nell’aeroporto di Bosaso in Somalia e all’aeroporto di Amdjarass in Ciad, noto hub logistico utilizzato dagli emiratini, situato a pochi chilometri dal confine tra Ciad e Sudan. Secondo alcuni osservatori che avrebbero monitorato i voli sospetti tra Emirati Arabi Uniti e Libia nel mese di settembre 2025 sarebbero almeno 37 i voli cargo sospetti di cui: 21 verso Bengasi, 4 verso Cufra e 12 con destinazione non dichiarata. Per 30 di questi voli sarebbero stati utilizzati IL-76TD, mezzi più volte visti anche all’aeroporto di Bosaso, impiegati sempre per il trasporto di mezzi e mercenari colombiani. Gli aerei IL-76TD appartengono a diverse società, alcune di queste macchine sono immatricolate in Kirghizistan, mentre altre sono state ricollegate da alcuni analisti presso Aviacon Zitotrans (compagnia cargo privata russa), ma la maggioranza di questi mezzi apparterrebbe a società ricollegabili ad Abu Dhabi. 

Nel mese di ottobre, gli stessi osservatori dichiarano di aver monitorato almeno 69 voli cargo, alcuni dei quali utilizzavano destinazioni falsificate e rotte tortuose per nascondere i loro movimenti o per non attraversare spazi aerei non sicuri. Spesso sono stati utilizzati Paesi terzi come scalo per evitare voli diretti verso gli aeroporti sopracitati, per questo vengono aggiunte generalmente alcune soste a Gedda, Arabia Saudita, o a Nairobi in Kenya come possibile depistaggio. Il monitoraggio di questi voli è sicuramente più difficile dopo che le SAF durante la prima settimana di agosto avevano dichiarato alla TV nazionale di aver abbattuto un aereo, che trasportava almeno 40 mercenari; questo abbattimento ha segnato l’inizio dell’aumento della segmentazione delle rotte. 

Gabriele Leone 

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