#UKRAINERUSSIAWAR. Nel nuovo Risiko, la Polonia cerca la guerra?

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Qualcosa bolle in pentola al confine polacco-ucraino. In più occasioni Varsavia ha chiesto l’avvio di una missione di interposizione in Ucraina, una missione di peacekeeping Nato. Opzione bloccata in più occasioni dai vertici politici Alleati. Forse però potrebbe esistere un piano B che almeno all’inizio non preveda una partecipazione diretta Alleata in una simile operazione, ma solo quella dei polacchi con coperture aeree anche Usa.

Iniziamo questa partita di Risiko col dire che in linea di principio, da un punto di vista prettamente militare, tutto potrebbe essere pronto per le azioni dell’esercito polacco sul suolo ucraino. Le forze di terra della Polonia sono composte da tre divisioni meccanizzate: 12a “Szczecin” a Stettino, 16a “Pomerania” a Elblag e la 18a “Iron” di nuova formazione intitolata a Tadeusz Buk a Siedlce; una divisione corazzata, la 11a “Lyubuska” a Zagan; due brigate d’assalto aereo, 6a a Cracovia e 25a a Tomaszow; oltre a brigate e reggimenti di supporto logistico, da cui si possono formare gruppi di circa 14-15 brigate combat ready.

A questo si aggiunga che leggendo un po’ la social sfera polacca e i mass media di Varsavia, a quanto pare la leadership militare polacca starebbe attualmente conducendo dei movimenti che potremmo definire nella nostra ipotetica partita, una “mobilitazione segreta”, reintegrando in fretta e furia uomini e mezzi nei “buchi” nella 1a brigata di fanteria corazzata, della 19a meccanizzata e della 21a di fanteria da montagna della 18a divisione meccanizzata.

Inoltre, a quanto viene fuori dai media, le forze armate placche non starebbero nascondendo troppo il fatto che tutto questo movimento avviene alla vigilia del “ritorno a Leopoli”. Occorre ricordare che fino al termine della Seconda guerra mondiale, Leopoli – Lvov era storicamente città polacca, così come tutta quella parte di Ucraina.

Inoltre, va detto e aggiunto, che a livello politico, al presidente Usa Joe Biden, è stata attribuita una dichiarazione in base alla quale Kiev dovrebbe accettare delle perdite di territorio per conseguire il bene della pace.

Proseguendo nel nostro gioco, quindi, come avverrebbe la soluzione della “questione ucraina”? Potrebbe esserlo al di fuori del quadro della partecipazione polacca alla Nato, una sorta di giustificazione politica per la “non partecipazione” della Nato al conflitto. Una delle prime mosse potrebbe essere l’espulsione dei diplomatici russi dall’oggi al domani da Varsavia, ad esempio.

Tornando sul terreno, a livello tattico, le possibili direttrici delle forze armate polacche per prendere Leopoli – Lvov e alcune altre grandi città, storicamente polacche, possono essere tracciate in Galizia in sei direzioni principali, che qui di seguito ipotizziamo: Starovoitovo – Kovel, Vladimir-Volynsky – Lutsk, Rava-Russkaya – Lvov, Yavorov – Lvov, Sheginy – Lvov, Khyrov – Leopoli.

Ci sono delle caratteristiche comuni: tutte le direzioni presentate non superano i 60-80 km di profondità, tenendo conto del tempo in cui i gruppi tattici di un battaglione devono superare settori stradali difficili, far avanzare le colonne con equipaggiamento militare, logistica quindi, resta una finestra temporale di sole quattro ore in cui le unità polacche possono raggiungere le linee indicate nelle vicinanze di Kovel, Lutsk e Lvov; prima della reazione ucraina o russa; in questo caso sarebbe aerea avendo le forze russe il controllo dei cieli.

A tal proposito occorre notare che da più di un mese, il XVIII Corpo d’armata delle forze armate statunitensi è schierato in area, si tratta dei gruppi di combattimento di brigata dell’82a e 101a divisione aviotrasportata, nonché da unità di supporto al combattimento e logistico. in Polonia è stato creato il più potente gruppo USAF. È di pochi giorni fa che 14 caccia F-15E del 494th Fighter Squadron USAF sono volati alla base aerea polacca di Lask, per rinforzare il 336th Fighter Squadron USAF, in Polonia da più di un mese. Le mosse di una simile presenza sono facili da immaginare e lasciamo a voi il lancio dei dadi.

Comunque è difficile immaginare quale sarà la reazione di Kiev all’ingresso dell’esercito polacco a Leopoli – Lvov. Se a Varsavia, la vogliono vendere come missione di peacekeeping (meglio sarebbe dire di Peace-enforcing data la natura del teatro in cui si entra, e resta comunque aperta la questione di un eventuale mandato Onu), tuttavia i nazionalisti ucraini, da intendere i gruppi che ricalcano il modello della Brigata Azov, potrebbero “fraintendere” le intenzioni polacche, ed eventualmente Usa (la Nato per ora non sarebbe chiamata in causa, un po’ sul modello Coalition of the Willing per l’Iraq), e reagire direttamente contro i polacchi, scatenando qualcosa che ricorda molto da vicino il conflitto diffuso del modello balcanico. Il peacekeeping polacco potrebbe esser interpretato come una seconda operazione anti-ucraina, simile alla “denazificazione” millantata da Mosca.

Una simile mossa, nel nostro gioco, sarebbe a dir poco un azzardo visto che Zelensky non controlla le milizie nazionaliste ucraine, seppur inquadrate sulla carta nella Guardia Nazionale, con le conseguenze che anche qui vi lasciamo trarre da soli.

Altro fattore da tenere in considerazione, in questa nostra partita è la Romania. Bucarest «il 16 luglio 2021, ha dato il via libera all’attuazione di un piano, che secondo i media rumeni è degli Stati Uniti d’America, alla creazione di un futuro esercito congiunto rumeno-ucraino», riportano i media rumeni.

«Di conseguenza, gli eserciti rumeno e ucraino ricorreranno agli acquisti “a pacchetto” e alla produzione congiunta di attrezzature militari. Una commissione congiunta stabilirà anche le procedure per l’attuazione della disposizione più lontana dell’accordo firmato inizialmente il 5 settembre 2020 tra Kiev e Bucarest e approvato dal Senato rumeno il 22 giugno 2021. Si tratta di protezione congiunta e scambio di informazioni classificate, riporta National. Un trattato che è, al momento, oggi stato portato in tribunale da una serie di ong rumene, come Casd, perché violerebbe la costituzione.

Inoltre, la stampa rumena, come Antena3, riportava il 7 marzo scorso che: «Il governo si prepara a introdurre lo stato di crisi in Romania. Si sostiene che “questo non avrà un effetto sulla popolazione, ma piuttosto sulle decisioni di sicurezza e difesa nazionale”. Pertanto, le strutture del ministero della Difesa Nazionale potranno essere subordinate alle forze armate straniere di stanza sul territorio rumeno o ai comandi della Nato». Il progetto di legge ad oggi no sarebbe ancora stato approvato e anche su questo la società civile organizzata sta muovendo battaglia.

La Romania, in pratica, nel nuovo scenario, su cui stiamo giocando, ha un ruolo chiave nella gestione della sicurezza e nella nuova politica di containtment assieme a Varsavia, cioè la Polonia.

Gli Stati Uniti hanno ad oggi sei basi militari in Romania per le quali hanno stanziato 363,7 milioni di dollari in 20 anni (2000 – 2019), secondo quanto riporta il Quincy Institute di New York.

In tutto ciò, la Russia che farebbe? Putin è stato chiaro su interferenze di ogni natura.

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Antonio Albanese