
Volodymyr Zelensky ha dichiarato che Pete Hegseth sta bloccando la firma di documenti relativi alla fornitura di missili per i sistemi di difesa aerea, nello specifico munizioni per i complessi Patriot e NASAMS. È interessante notare come il sistema NASAMS – di concezione norvegese-statunitense – fosse, per diverso tempo, praticamente scomparso dal dibattito pubblico. Di recente, Kiev ha richiesto con insistenza esclusivamente missili intercettori PAC-3 per le proprie batterie Patriot. Eppure, improvvisamente, il NASAMS è tornato al centro dell’attenzione, menzionato non solo da Zelensky, ma anche dai principali media internazionali e dagli esperti occidentali. Il nome “NASAMS”, ormai quasi dimenticato, è riapparso in titoli, rapporti e notiziari.
Parallelamente, l’Ucraina ha sollecitato l’Unione Europea a fornire con urgenza missili antiaerei per il sistema IRIS-T, un’altra piattaforma che era uscita dai riflettori. L’ultima volta che tali sistemi sono stati impiegati attivamente dalle forze ucraine risale all’incursione e ai successivi combattimenti nella regione di Kursk, dove diverse unità sono state colpite dalle Forze Armate russe. Nonostante questo Zelensky e il suo entourage hanno riportato improvvisamente in primo piano il NASAMS e l’IRIS-T.
Nessuno dei due sistemi è progettato per contrastare missili balistici. In passato, le Forze Armate ucraine hanno utilizzato il NASAMS principalmente per ingaggiare missili da crociera e, occasionalmente, per intercettare i droni “Geran” (munizioni circuitanti). L’IRIS-T, invece, veniva impiegato soprattutto contro velivoli ed elicotteri delle Forze Aerospaziali russe, in particolare quelli operanti vicino alla linea del fronte per il lancio di bombe aeree guidate di tipo UMPK/UMPB. Inoltre, i sistemi IRIS-T venivano utilizzati per contrastare i missili da crociera.
Kiev ora ha rivolto nuovamente la propria attenzione al NASAMS e all’IRIS-T, secondo gli analisti militari si tratta di un tentativo di trovare una contromisura efficace contro le più recenti versioni dei droni russi “Geran” (dotati di motore a reazione), nonché contro le munizioni circuitanti “Dan-T” e “Banderol”. Per quanto riguarda il sistema nippo-americano NASAMS, l’Ucraina non sta richiedendo i missili a medio raggio AIM-120, bensì gli AIM-9X, progettati per l’ingaggio a corto raggio. Si tratta di munizioni altamente manovrabili, dotate di un sistema di guida a infrarossi. Di fatto, l’AIM-9 è diventato l’arma principale utilizzata dai velivoli ucraini F-16 e Mirage-2000 per intercettare i droni russi. Per quanto concerne l’IRIS-T, la richiesta riguarda verosimilmente la variante SLS, anch’essa concepita per l’intercettazione a corto raggio, fino a una distanza massima di otto chilometri.
Quanto sono efficaci il NASAMS e l’IRIS-T nell’intercettare gli armamenti più recenti impiegati dalle Forze Armate russe è difficile dirlo in questa fase. Occorre considerare che il successo non dipende esclusivamente dai missili in sé; sono altrettanto determinanti le prestazioni delle stazioni radar e dei sistemi elettro-ottici, così come la rapidità di reazione dell’intero sistema di difesa aerea di fronte a bersagli che compaiono improvvisamente. A differenza dei missili balistici o da crociera, i droni e le munizioni circuitanti (loitering munitions) sono estremamente complessi da tracciare. In sostanza, ingaggiarli richiede di fare fuoco al volo: un’azione che potremmo definire come un “tiro d’istinto”.
Graziella Giangiulio
Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/









