
A pochi giorni delle elezioni di mid term negli Stati Uniti il noto sito di notizie e commenti Guancha.cn ha pubblicato un’intervista al professore dell’Istituto superiore di scienze sociali dell’Università di Fudan (Fudan Daxue Shehui Kexue Gaodeng Yenyiuyuan) Meng Weizhan che analizza l’ascesa dei Democratic Socialists of America (DSA), e del peso che ciò potrebbe avere nelle relazioni tra Washington e Pechino.
I DSA sono nati negli Stati Uniti nel 1982 dall’unione di due movimenti femministi e di sinistra, ma non si tratta di un partito quanto piuttosto di un “contenitore che raccoglie numerose associazioni e collettivi” con l’obiettivo di esercitare “pressione” sul Partito Democratico affinché “affinché adotti una linea politica più orientata a sinistra”. Lo scrittore e docente Paul Heideman ospite del podcast Confronting Capitalism with Vivek Chibber, condotto dal sociologo Vivek Chibber e pubblicato dalla rivista Jacobin, ha dichiarato che seppure in “termini pro capite, i DSA sono ancora una realtà più piccola del Partito Socialista dell’epoca di Eugene Debs, prima della Prima guerra mondiale” a livello di impatto sulla scena politica statunitense stanno “esercitando un’influenza pari a quella che ebbe a suo tempo il Partito Socialista; ciò è dovuto in parte alla loro strategia di promuovere campagne elettorali «insorgenti» all’interno delle primarie del Partito Democratico, il che ha ripercussioni dirette sull’intero panorama politico nazionale”.
Secondo il professor Meng Weizhan questa ascesa dei DSA dipende principalmente da un “sentimento sempre più diffuso” che coinvolge anche le fasce più istruite e con un impiego stabile della popolazione, poiché sempre più persone faticano a sostenere i costi di alloggio, assistenza sanitaria e le spese relative al mantenimento dei figli. Inoltre, continua l’accademico cinese, per i giovani statunitensi non è più l’ascensore sociale a rappresentare l’obiettivo della vita, quanto il raggiungimento di condizioni di vita stabili. In questo contesto, secondo Meng Weizhan i DSA, “concentrandosi su temi quali l’abitazione, i salari, i sindacati e la sanità, sono riusciti a tradurre il concetto astratto di divario di ricchezza in problemi concreti e quotidiani vissuti dagli elettori”, ed oggi rispetto alle elezioni del 2016 si presentano “più maturi e capaci” disponendo anche di sezioni locali attive e di una base di giovani membri disposti a bussare alle porte, raccogliere fondi e impegnarsi nelle questioni che riguardano la comunità (elementi questi che, stando al docente cinese, risultano particolarmente efficaci nel contesto delle primarie dei Democratici che spesso riscontrerebbero una scarsa affluenza).
Meng Weizhan, nel corso dell’intervista rilasciata a Guancha.cn, evidenzia poi due aspetti del momento che stanno vivendo i DSA. In primo luogo, l’accademico cinese sottolinea come l’ascesa del movimento rappresenta “anche una crescente insofferenza, da parte degli elettori democratici, verso la retorica politica tradizionale” evidenziando come “l’establishment del partito ricorre spesso a vari pretesti per frenare le riforme, proponendo cambiamenti superficiali anziché sostanziali”. In secondo luogo, Meng Weizhan pone l’accento sul fatto che all’interno del DSA emerga una contraddizione significativa, poiché sebbene “l’organizzazione identifichi la classe lavoratrice come il proprio bacino elettorale di riferimento, il sostegno più solido proviene, in realtà, da democratici giovani e con un alto livello di istruzione”. L’accademico cinese a sostegno di questo quadro cita un sondaggio del Pew Research Center che mostra come circa il 32% degli elettori democratici o vicini alla linea del partito nutrano un’opinione favorevole nei confronti dei politici che si definiscono socialisti democratici, “un sostegno che risulta più marcato tra le persone con un titolo di studio universitario e un reddito più elevato, rispetto a chi possiede un livello di istruzione o un reddito inferiore”. Riguardo a questo punto Meng Weizhan, rilevando il divario tra le basi ideologiche dei DSA e la sua base militante, sottolinea come la prossima fase di sviluppo del movimento dipenderà dalla “capacità dell’organizzazione di evolversi, passando da movimento di progressisti urbani a realtà capace di coinvolgere uno spettro più ampio della classe lavoratrice”.
Interrogato in merito alle divergenze tra i DSA e l’ “establishment del Partito Democratico” su temi come la politica economica e quella estera, ’accademico cinese evidenzia come i primi sostengono “l’espansione del settore pubblico, il rafforzamento dei sindacati e una più incisiva ridistribuzione della ricchezza”, mentre i secondi debbano seguire una politica di equilibrata bilanciando gli interessi “dei propri sostenitori nel mondo delle imprese, i vincoli di bilancio e le istanze provenienti dai collegi elettorali in bilico”. Nel campo delle politiche sociali, continua Meng Weizhan, le due parti concordano sulla parità di diritti “ma divergono su temi quali le politiche sull’immigrazione, la gestione delle forze dell’ordine e la portata delle riforme istituzionali”, mentre in politica estera i DSA hanno uno approccio più chiuso rispetto ad interventi militari all’estero, sanzioni. Il docente afferma, poi, di non condividere la definizione di “cavallo di Troia” affibbiata agli esponenti dei DSA presenti all’interno del Partito Democratico poiché coglie sì il fatto che il movimento si avvalga dell’apparato elettorale dei Dem, “ma sovrastima il controllo effettivo che l’organizzazione esercita una volta che i suoi membri sono entrati nel partito” evidenziando poi come “gli obiettivi dei DSA sono trasparenti e i loro candidati devono comunque conquistare il sostegno degli elettori democratici durante le elezioni primarie”. Il professore sottolinea poi che ciò che potrebbe essere davvero interessante sia una possibile trasformazione bidirezionale delle due parti “i DSA potrebbero modificare le priorità politiche del Partito Democratico, spingendo i suoi esponenti a essere più attenti al sentimento pubblico, anziché restare distaccati ed elitari”, mentre “i vincoli della disciplina legislativa e le necessità legate alla rielezione potrebbero, a loro volta, rimodellare le figure politiche sostenute dai DSA”.
Guancha.cn riporta anche che secondo l’accademico il ricorso al “pericolo rosso” e ad una retorica da Guerra Fredda da parte dei Repubblicani (evidenziata anche dal podcast Confronting Capitalism with Vivek Chibber) potrebbe rivelarsi efficace nelle elezioni offrendo la possibilità di associare i programmi più radicali dei DSA ai candidati dem nei collegi in bilico, ma non rappresenterà certo una “panacea” poiché “quando gli elettori statunitensi sono preoccupati soprattutto per i prezzi, una simile retorica non può sostituire la necessità di affrontare l’aumento del costo della vita”.
Meng Weizhan spiega, poi, come ritenga molto probabile che i Democratici riescano a conquistare le Camera dei Rappresentanti, ma che difficilmente riusciranno a superare la soglia dei 235 seggi. Inoltre, l’accademico analizza come “il DSA stia modificando le tematiche e le strategie organizzative all’interno delle primarie democratiche. Sebbene la sua presenza al Congresso rimanga limitata, il gruppo è in grado di sfruttare un «vantaggio asimmetrico» all’interno del gruppo parlamentare democratico per esercitare un’influenza politica”, il cui impatto post elezioni sarà determinato dall’entità della maggioranza ottenuta dai Democratici “nonché dalla capacità dei legislatori di sinistra di coordinarsi con il più ampio movimento progressista”.
Per quanto riguarda le politiche del Congresso verso la Cina, l’accademico cinese ritiene che questa “possa allentarsi qualora il Partito Democratico ottenesse il controllo del Congresso,(ma) l’esito dipenderà, in ultima analisi, dall’interazione tra le diverse fazioni interne al Partito Democratico, nonché dalle dinamiche tra i due principali schieramenti politici” e sebbene “il DSA potrebbe modificare i termini di alcuni dibattiti, (resta) improbabile che riesca a determinare l’orientamento politico nel breve periodo”. Meng Weizhan sottolinea, però, che nel programma dei DSA “si oppone esplicitamente a una nuova Guerra Fredda con la Cina”, evidenziando, poi, come sia “significativo ed interessante” che negli Stati Uniti mentre “le forze politiche dominanti e i relativi think tank sono costantemente impegnati a cercare modi per contenere o reprimere la Cina, i politici e i loro elettori, sia a sinistra che a destra, appaiono in gran parte indifferenti a tale questione”.
Giuseppe Cusano Lanzetta
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