
La Marina turca e le Forze armate nazionali somale (SNAF) hanno liberato il 29 agosto la nave mercantile MV Lutuf al termine di un’operazione marittima durata 10 giorni al largo di Jifle, nel distretto di Eyl, nella regione di Nugaal nel nord del Paese. L’imbarcazione, dirottata il 17 agosto, è stata recuperata dopo che le forze congiunte hanno distrutto quattro imbarcazioni pirata e ucciso 14 pirati, costringendo i restanti dirottatori ad abbandonare la nave. Le unità della Marina somala e quelle turche hanno messo in sicurezza la nave, che da allora ha ripreso il suo viaggio, ha dichiarato il Ministero della Difesa somalo. La missione è stata condotta nell’ambito dell’accordo di cooperazione in materia di difesa tra la Repubblica Federale di Somalia e la Repubblica di Turchia. Questo quadro strategico facilita le operazioni bilaterali per proteggere la costa somala, salvaguardare la sicurezza marittima e neutralizzare le minacce della pirateria nelle acque territoriali.
La Turchia nel tentativo di liberare la nave ha condotto un raid aereo al largo della costa di Eyl il 22 agosto uccidendo quattro persone, utilizzando aerei di base all’aeroporto di Mogadiscio per effettuare l’attacco, sebbene le autorità della regione separatista del Somaliland abbiano condannato l’operazione, affermando che le vittime erano quattro pescatori civili e non pirati. Eyl è da tempo considerata uno dei centri di pirateria più noti della Somalia ed è ampiamente associata alle forze fedeli a Farah Hirsi Kulan (Booyah). Kulan ha ricoperto in passato diverse posizioni all’interno del governo somalo, mentre i lealisti di Booyah continuano a esercitare influenza nelle strutture di governo del Puntland.
Gli atti di pirateria sono gravi reati penali punibili con pene severe. Il Ministero della Difesa somalo avverte i soggetti coinvolti, i loro sostenitori e chiunque appoggi o tolleri tali atti che saranno ritenuti responsabili e portati davanti alla giustizia. Lo stesso Ministero nel comunicato si congratula con le SNAF e i turchi per la loro cooperazione nello svolgimento di questa operazione. Ribadisce il suo impegno a proteggere la costa e le acque territoriali della Somalia, a combattere la pirateria e a garantire la sicurezza della navigazione marittima. “La pirateria è sempre un crimine d’opportunità”, afferma Omar Mahmood, analista senior per la Somalia presso l’International Crisis Group, “e in questo momento i pirati vedono un’opportunità”. Mentre, il viceammiraglio Ignacio Villanueva Serrano, comandante delle operazioni della forza navale dell’Unione Europea che protegge la navigazione al largo delle coste somale, ha affermati di credere “che i pirati pensino che, con quei due eventi esterni a Hormuz e Bab al-Mandeb, le forze internazionali si concentreranno su quelle crisi invece che sulla caccia ai pirati”.
Tuttavia, l’ondata di pirateria in Somalia ha portato all’attacco di almeno 13 navi dall’inizio dell’anno, secondo la BBC, che salgono ad almeno 15 secondo un’analisi dell’Afp basata sui dati dell’Organizzazione marittima internazionale. Infatti, la pirateria al largo delle coste somale, nel Corno d’Africa, è aumentata vertiginosamente, con due navi mercantili sequestrate nel Golfo di Aden in quattro giorni la scorsa settimana. Come detto tra le ultime navi dirottate figurano la Mv Lutuf, battente bandiera camerunese, attaccata al largo del Puntland, e la petroliera MT Sibu 1, battente bandiera eritrea e soggetta a sanzioni statunitensi per il presunto trasporto di prodotti petroliferi iraniani, abbordata pochi giorni dopo vicino allo Yemen e dirottata verso la Somalia, secondo quanto riportato da Reuters.
La Mv Lutuf – che era partita dal porto turco di Tekirdag a fine luglio, diretta a Dar es Salaam, in Tanzania – era tra le sei navi tenute in ostaggio per un riscatto di milioni di dollari, con quattro di esse ancorate vicino a Bander Beyla, nel Puntland. L’escalation è la più grave da oltre un decennio, dopo che nel 2011 si erano registrati più di 200 attacchi. Funzionari locali del Puntland hanno affermato che 13 uomini legati a una rete che di rifornimento di pirati a bordo della nave sono stati uccisi in due attacchi di droni dopo il 18 agosto, e hanno accusato la Turchia, sostenendo che la Mv Lutuf trasportasse armi turche.
La Somalia deve affrontare altre sfide importanti come quella che vede coinvolti gli Stati Uniti con l’amministrazione del presidente Donald Trump che ha interrotto quest’estate il sostegno alla missione delle Nazioni Unite a supporto dei caschi blu dell’Unione Africana in Somalia (AUSSOM), citando la mancanza di unità all’interno del governo federale nella lotta al terrorismo. Secondo The Africa Report, la decisione ha accelerato una nuova contesa regionale intorno alla Somalia, a soli due mesi dal taglio dei finanziamenti e sembra aver peggiorato la situazione sul campo. Inoltre, questa scelta arriva mentre il governo del presidente Hassan Sheikh Mohamud subisce continue pressioni da parte di al-Shabaab – gruppo di al-Qaeda che opera nella regione – e dipende fortemente dall’assistenza esterna in materia di sicurezza.
Va segnalato, però, che il 30 agosto l’agenzia di intelligence somala (NISA) ha dichiarato di aver ucciso Abdullahi Hashi Labajir, noto come “Ikhlaas”, identificato come il capo dell’intelligence di al-Shabaab dal 2013, durante un’operazione congiunta con partner internazionali il 23 agosto nel distretto di Jilib, nel Medio Giuba. Ovviamente al-Shabaab non ha confermato la morte, in linea con la sua prassi di non riconoscere sempre la perdita di figure di spicco.
Paolo Romano
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