
In questi ultimi giorni si assiste ad un revival dei pirati somali nel Mar Arabico, con l’abbordaggio, il sequestro, il dirottamento di grandi navi a largo delle coste e la presa in ostaggio dei marinai. Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale rimane concentrata sullo Stretto di Hormuz, i pirati somali, approfittando del contesto regionale, hanno intensificato le loro attività nel Corno d’Africa, divenendo nuovamente attivi. Si registra, infatti, un’impennata delle loro operazioni, evidenziando le difficoltà delle missioni internazionali di contrasto.
Sei uomini armati hanno dirottato la petroliera Honour 25 nella tarda serata del 22 aprile, che navigava a circa 30 miglia nautiche dalla costa somala, prendendo in ostaggio 17 membri dell’equipaggio: 10 pakistani, 4 indonesiani, un indiano, uno srilankese e uno birmano. Da allora la nave ha gettato l’ancora vicino alla costa somala, tra le città di pescatori di Xaafun e Bander Beyla. Secondo alcune fonti, altri cinque uomini armati sono saliti a bordo della Honour 25 dopo il sequestro iniziale. La nave trasportava 18.500 barili di petrolio, hanno riferito alla BBC funzionari della sicurezza della regione semi-autonoma del Puntland. Dopo essere partita da Berbera, nel Somaliland, il 20 febbraio ed è arrivata vicino alla costa degli Emirati Arabi Uniti poco dopo l’inizio del conflitto in Medioriente, secondo il sito web ShipAtlas, dove la mappa nautica mostra la nave che navigava nel Golfo Persico in circolo nelle acque vicino all’imboccatura dello Stretto di Hormuz, prima di invertire la rotta il 2 aprile. La petroliera era diretta a Mogadiscio.
La pirateria vicino alle coste somale era quasi scomparsa in seguito all’intervento internazionale dopo il 2011, ma è ripresa negli ultimi anni. Infatti, fino a tre anni fa la pirateria era diminuita considerevolmente in questo tratto dell’Oceano Indiano, un tempo tristemente noto per i dirottamenti, ma da allora è tornata a colpire pescherecci o navi portacontainer. Invece, il portale Goobjoog ritiene che questo incidente segni la prima ondata di pirateria al largo delle coste somale dal 2011. Il sequestro di una petroliera in rotta verso la capitale della Somalia rischia di aumentare la tensione nella città, dove i prezzi della benzina sono già triplicati dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Se in un primo momento né le autorità somale né la Forza navale europea impiegata, che sovrintende alle operazioni antipirateria nelle acque somale – EUNAVFOR Atalanta, hanno rilasciato dichiarazioni sul dirottamento; in seguito, le autorità hanno ritenuto che i dirottatori siano partiti da una zona remota vicino a Bander Beyla. Non è chiaro come siano riusciti a intercettare e prendere il controllo della petroliera. Il destino dei mainai rimane incerto al momento. Questo incidente a 45 miglia nautiche a nord-est di Mareeyo è stato segnalato dal Servizio di Operazioni Marittime del Regno Unito (UKMTO).
Lo stesso UKMTO ha ricevuto la segnalazione di un altro incidente il 23 aprile a 83 miglia nautiche a sud di Eyl: due piccoli pescherecci con uomini armati a bordo si sono avvicinati a 600 metri a una nave mercantile vicino alla costa somala. Sono stati sparati colpi di avvertimento e l’imbarcazione sospetta ha risposto al fuoco e poi si è allontanata. Tutto l’equipaggio è sano e salvo. È evidente quindi che l’attività piratesca si sta intensificando in un contesto di instabilità regionale. L’episodio acuisce le tensioni nello stato “fallito” somalo ed in assenza di uno stato funzionante, la crisi del carburante si aggrava.
L’UKMTO ha emesso un avviso segnalando un incidente il 26 aprile a 6 miglia nautiche a nord-est di Garacad, Somalia. È stato riferito che persone non autorizzate hanno preso il controllo di una nave mercantile, che è stata reindirizzata all’interno delle acque territoriali. Non sono stati rilasciati dettagli sullo stato dell’equipaggio o sulla destinazione finale della nave. Secondo il comunicato del monitoraggio marittimo, l’attività è probabilmente opera di un Gruppo di Azione Pirata (PAG). Questa è la seconda operazione di pirati somali in 48 ore. Queste azioni graveranno sull’aumento dei prezzi delle assicurazioni e dei rischi per il trasporto marittimo, con ripercussioni sull’economia globale. La nave in questione è la “Sward” battente bandiera di Saint Kitts e Nevis, secondo quanto riferito da due gruppi britannici per la sicurezza marittima. Il Vanguard ha dichiarato che si ritiene che l’equipaggio di 15 persone, tra cui 13 siriani e due cittadini indiani, sia ancora sotto il controllo dei pirati, e che la polizia marittima del Puntland è stata informata dell’incidente. L’Ambrey ha confermato il sequestro, affermando che la nave era in rotta da Suez a Mombasa al momento dell’attacco.
Ad inizio aprile, invece, era stato liberato il peschereccio battente bandiera iraniana al-Waseemi 786 che era finito in mano ai pirati somali, grazie all’intervento italo-spagnolo nell’alveo di EU NAV FOR Atalanta, la missione antipirateria avviata nel 2008 nel Corno d’Africa per la protezione del traffico marittimo e degli interessi commerciali dei paesi dell’Unione Europea, dopo giorni di braccio di ferro e senza il pagamento di alcun riscatto. Incolume tutto l’equipaggio.
Paolo Romano
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