
Lunedì tre agosto una schiera di combattenti di al-Shabab, gruppo qaedista che opera in Somalia e Kenya, ha marciato verso Teedan, nella regione somala dell’Hiran, attaccando diverse basi dell’esercito somalo e dei suoi alleati, riuscendo ad abbattere le linee difensive militari e ad imporre il proprio controllo nella zona.
Il comando militare di Al-Shabaab ha rilasciato una dichiarazione in merito agli scontri, affermando che 41 tra ufficiali e soldati sono stati uccisi nell’arco di due giorni dall’inizio dell’operazione e altri 60 sono rimasti feriti. Viene confermata la distruzione di diversi veicoli militari, mentre un veicolo da combattimento dotato di cannone antiaereo, diverse armi e ingenti quantità di rifornimenti militari sono stati sequestrati dagli stessi combattenti di al Qaeda. Sempre secondo la dichiarazione dei qaedisti, l’operazione che ha dato inizio all’offensiva è stato un attacco condotto da un combattente istishadi (martire, suicida), contro un accampamento somalo a circa cinque chilometri dalla zona di Teedan. Tale attacco, oltre ad aver causato ingenti perdite all’esercito governativo, avrebbe favorito il ripiegamento dei militari permettendo così al Qaeda di ottenere il pieno controllo della città.
La leadership militare di al-Shabab ha successivamente elogiato gli “eroi del Tawhid che combattono la battaglia della verità contro il nemico, rappresentato dai Crociati e dagli apostati, che muovono guerra alla legge islamica.” Un tipo slogan della propaganda qaedista che nulla toglie però alla gravità della notizia della conquista della città. Il post continua esortando i combattenti ad intensificare il jihad: “Continuate i vostri attacchi, intensificate il vostro jihad e che il vostro obiettivo sia quello di adempiere alle parole di Dio Onnipotente: «Combatteteli finché non ci sia più persecuzione e finché non si riconosca che il culto appartiene ad Allah. Ma se cessano, allora non ci sia aggressione se non contro gli oppressori.» [Al-Baqarah: 193]”. La propaganda dunque mira a incitare i fedeli di al Qaeda nell’area a compiere altri attacchi.
Teedan rappresenta una delle principali roccaforti delle forze governative somale e costituisce uno dei pilastri della campagna militare avviata dal presidente Hassan Sheikh Mohamud contro il gruppo jihadista al-Shabab. In questa località, infatti, l’esercito somalo aveva concentrato centinaia di militari addestrati con il sostegno degli Stati Uniti e della Turchia, trasformandola in un importante centro operativo. A partire dalla fine del 2022, Teedan è diventata un nodo strategico per l’offensiva del governo di Mogadiscio, sostenuto da Washington, fungendo da base di partenza per le operazioni militari che hanno consentito alle forze governative e ai loro alleati di avanzare nelle aree orientali dello Stato. Di conseguenza, la sua perdita non costituisce semplicemente una sconfitta limitata a un’area rurale, ma segna il cedimento di uno degli elementi chiave su cui si è fondata la strategia militare del governo negli ultimi anni. Dal punto di vista geografico, Teedan occupa una posizione di particolare rilevanza. Situata al confine con la regione di Galguduud, a est della regione di Hiran, e nelle vicinanze della città di Beledweyne, rappresenta un crocevia strategico anche in relazione alla vicina frontiera etiope. Il controllo di quest’area offre quindi importanti vantaggi sia sul piano logistico sia su quello operativo.
La conquista di Teedan da parte di al-Shabab apre dunque un nuovo scenario sul campo di battaglia, rafforzando la capacità del gruppo di esercitare pressione sulle forze governative e di ampliare il proprio raggio d’azione. Questo sviluppo potrebbe favorire ulteriori avanzate dell’organizzazione jihadista, avvicinandola al suo obiettivo strategico di rovesciare il governo federale somalo e sostituirlo con un Emirato islamico fondato sull’applicazione della legge della Sharia.
Dania Piccirilli
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