ARTICO. Washington corre per colmare i ritardi nella difesa dell’Indopacifico settentrionale 

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Dopo l’incontro di Anchorage, le forze navali russe e cinesi hanno condotto un’esercitazione congiunta vicino alle Isole Aleutine. Nell’Indo-Pacifico settentrionale si sta svolgendo un gioco geostrategico, in cui il controllo delle rotte marittime, delle risorse e dell’influenza plasmerà il XXI secolo. 

E Washington è stata lenta a recuperare terreno, riporta Defense News. Nonostante l’innegabile ruolo dell’Alaska nell’Indo-Pacifico, che funge da trampolino di lancio per la proiezione di forza e la difesa missilistica, per tre decenni l’America ha lasciato che il suo fianco artico del Pacifico si erodesse

L’Artico indo-pacifico è diventato uno dei campi più attivi della competizione tra grandi potenze. Russia e Cina, pur non essendo alleate, stanno cooperando qui con una profondità probabilmente maggiore che in qualsiasi altra parte del mondo. I loro pattugliamenti navali congiunti non sono più eventi rari, ma operazioni ricorrenti e normalizzate, rafforzate dal primo pattugliamento combinato di bombardieri della scorsa estate e da quelli di questi giorni, e dal crescente coordinamento della guardia costiera. Anche la loro partnership economica si è rafforzata, con la Cina che investe miliardi nei progetti energetici e minerari russi nell’Artico.

E Pechino opera, anche, in modo indipendente, con cinque navi da ricerca cinesi attualmente in navigazione vicino all’Alaska. Se queste operazioni si svolgessero lungo la costa della Florida, occuperebbero le prime pagine dei giornali e scatenerebbero udienze d’urgenza. Vicino alle acque dell’Alaska, invece, non vengono quasi notate.

In risposta a questo livello di cooperazione senza precedenti, il Pentagono si è mosso: INDOPACOM e NORTHCOM combineranno per la prima volta due delle esercitazioni più importanti del Dipartimento della Difesa per la regione: Northern Edge e Arctic Edge.

Con migliaia di forze aeree, marittime e terrestri, l’obiettivo è quello di segnalare che l’Alaska e l’Artico rappresentano una cerniera strategica tra l’Indo-Pacifico e il Nord America e di eliminare la difficile frattura che li separa.

Al Congresso USA, il recente disegno di legge di riconciliazione offre un’opportunità che potrebbe non ripresentarsi presto per l’Artico nordamericano. Da 8,6 miliardi di dollari per lo sviluppo di una rompighiaccio, tanto necessaria, a 24,4 miliardi di dollari per la difesa missilistica e il Golden Dome, lo sviluppo di queste capacità, per Washington, contribuirebbe alla difesa nazionale e alla tutele dei suoi obiettivi più ampi nell’Indo-Pacifico. Inoltro visi aggiungono i 115 milioni di dollari stanziati dal Dipartimento della Difesa per esplorare e sviluppare le infrastrutture artiche esistenti, incluso l’Alaska.

Questi aggiornamenti, dalla manutenzione a lungo trascurata delle basi esistenti alla creazione di futuri siti operativi, sono vitali per le operazioni in una delle regioni più difficili del mondo, eppure sono stati ripetutamente relegati ai margini delle priorità di finanziamento.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, le Aleutine furono l’unica parte degli Stati Uniti continentali ad essere invasa e occupata dalle forze nipponiche; oggi, quelle stesse isole costituiscono un ponte naturale tra il teatro artico e quello indo-pacifico.

Gli Stati Uniti non possono Agire da soli nell’Artico. Persino la Russia, con la sua vasta costa settentrionale, sembra riconoscere la necessità di affidarsi ad altri. Il lato indo-pacifico dell’Artico, più freddo e austero, è particolarmente impegnativo e costoso, e il successo dipenderà dalla condivisione di capacità, presenza e investimenti.

Mentre l’Artico europeo riceve giustamente un’attenzione significativa attraverso gli alleati della NATO, molta meno attenzione è stata dedicata all’altrettanto critico fronte indo-pacifico. Oltre alla NATO e al NORAD, gli Stati Uniti hanno un’opportunità inesplorata di approfondire la cooperazione con Giappone e Corea del Sud.

Entrambe le nazioni apportano tecnologia avanzata, competenza marittima e preoccupazioni comuni sulle intenzioni russe e cinesi, il che le rende collaboratori naturali nella protezione dell’estremo nord e nel collegamento della sicurezza artica alla più ampia stabilità indo-pacifica.

Anna Lotti

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