SALUTE Sempre meno anatomo-patologi in Italia, è crisi vocazionale

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Da un lato la crisi vocazionale. Dall’altra l’auspicio che entro un anno il 20% dei laboratori sia completamente digitalizzato. In occasione del congresso triennale della SIAPEC (Società Italiana di Anatomia Patologica e Citopatologia Diagnostica), scatta l’allarme sul calo dei professionisti che in Italia, negli ultimi cinque anni, è passato da 1.500 a 1.110 specialisti (diminuzione di oltre il 25%) mettendo a rischio il futuro di una categoria “sempre più importante nella gestione di gravi e diffuse malattie”.

Sulla crisi vocazionale, che rientra in quella più generale della medicina nel nostro Paese, si registra il commento della professoressa Anna Sapino, presidente SIAPEC-IAP.

«L’anatomia patologica – dice – rappresenta ormai la pietra angolare di qualunque percorso diagnostico-terapeutico. Il caso più evidente di questa evoluzione è l’oncologia; qui il patologo è presente e parte attiva dei team multidisciplinari. Possiamo – aggiunge – garantire una migliore pianificazione e selezione terapeutica perché la diagnostica molecolare applicata all’anatomia patologica rappresenta il cardine della medicina di precisione. Quest’ultima è ormai una realtà nel contrasto a diverse forme di tumore e vede il passaggio verso la personalizzazione del trattamento in base alle caratteristiche biologiche e molecolari della neoplasia».

Ecco, allora, entrare in gioco l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e il ricorso alla Patologia Digitale; entrambi esempi dei passi in avanti circa la personalizzazione dei percorsi di terapia. Occorrono però figure competenti, ben formate. Da qui, spiega Sapino, «la collaborazione con il Ministero della Salute utile a definire i dataset nazionali che potranno entrare nel Fascicolo Sanitario Elettronico. Ciò implica un passaggio fondamentale alla digitalizzazione delle strutture di anatomia patologica in maniera uniforme».

Proprio in virtù della digitalizzazione, sarà possibile postare le diagnosi di anatomia patologica sul FSE dei pazienti senza mai venir meno alla privacy.

«Attualmente – fa eco il dottor Filippo Fraggetta presidente eletto SIAPEC-IAP – i laboratori completamente digitali si contano sulle dita della mano. Tuttavia entro un anno auspichiamo si arrivi ad almeno il 20%. In questo modo avremo un flusso di dati totalmente tracciato e l’opportunità di vetrini ‘virtuali’. Una digitalizzazione resa possibile dai fondi PNRR e da risorse finanziare messe a bilancio dalla regioni».

Smorza un po’ i toni dell’entusiasmo, il professor Angelo Paolo Dei Tos, presidente del comitato organizzatore del congresso di Padova. Ok alle tecnologie digitali, dice Dei Tos, «ma il computer non può essere l’unica soluzione alle criticità emergenti. Esiste una crisi di vocazione a cui dare fin da subito risposte efficaci». Come? In parte – chiarisce la presidente Sapino – rivedendo la tipologia d’insegnamento attualmente offerta». E per contrastare la carenza di personale, problema che rischia di acuirsi e divenire drammatico, «bisogna promuovere meglio la nostra disciplina, sfruttando altresì il fascino che l’evoluzione tecnologica in atto può suscitare tra i giovani studenti».

La SIAPEC, fondata nel 1995, ha quale obiettivo primario l’avanzamento delle conoscenze e lo sviluppo delle tecnologie diagnostiche nel campo dell’anatomia e istologia patologica e di citologia diagnostica.

Al suo interno, 22 gruppi di studio i cui rappresentanti contribuiscono periodicamente alla stesura delle linee guida. Nell’immediato futuro vi è poi la creazione di specifiche campagne d’informazione rivolte ai cittadini con lo scopo di far comprendere meglio il valore “della nostra disciplina” e le potenzialità in essa contenute.

Marco Valeriani