LIBANO. Confine libano-israeliano: alta tensione

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La mattina del 24 Novembre alle ore 7:00 è entrata in vigore una tregua della durata di quattro giorni, stipulata tra il governo di Netanyahu e Hamas, che prevede la cessazione di tutte le attività militari, il rilascio di ostaggi da entrambe le parti, oltre che l’ingresso nella Striscia di Gaza di aiuti umanitari e forniture energetiche. Non è ancora chiaro come questa tregua influenzerà il futuro del conflitto, ma è evidente che la tensione nell’intera regione rimane ancora alta.

A causa delle continue tensioni tra Hezbollah e l’esercito israeliano, lo scenario che appare maggiormente instabile è quello del confine tra Israele e il Libano. Sebbene dall’inizio del conflitto entrambi i governi abbiano più volte sostenuto il proprio interesse a mantenere la situazione stabile e pacifica, sembra che all’interno del governo di Netanyahu si stiano diffondendo alcune correnti favorevoli ad un maggiore contrasto contro il gruppo sciita libanese. In particolare, alcuni quotidiani libanesi hanno riportato che la maggioranza delle correnti di estrema destra israeliana, incarnate dal partito Otzma Yehudit e dal suo leader Itamar Ben-Gvir, sostengono la necessità di un attacco deciso contro Hezbollah.

Non è ancora chiaro come questa tregua influirà su questo e sugli altri scenari del conflitto, considerato che tale accordo è arrivato in un momento in cui si registrano da settimane attacchi contro Israele e i suoi alleati occidentali in Siria, in Iraq e in Yemen. Tuttavia, dalle preoccupazioni espresse da alcuni attori internazionali sembra che, al momento, questa tregua non avrà particolari effetti sulle altre aree.

Per quanto riguarda il Libano, riconosciuto come lo scenario più preoccupante, gli Stati Uniti d’America hanno invitato Israele a mantenere alto il livello di allerta al nord, chiedendo inoltre al governo di Netanyahu di mantenere la calma nelle zone di confine, al fine di evitare un’escalation. La preoccupazione di Washington sembra essere che la tregua in corso con Hamas possa portare Israele ad aumentare gli attacchi contro Hezbollah.

Anche la Francia ha espresso i propri dubbi per quanto riguarda la possibilità di un’estensione della tregua allo scenario israelo-libanese. Infatti, dopo la visita di una delegazione arabo-islamica in Francia, il Presidente francese Emmanuel Macron ha affermato che è decisamente improbabile che la tregua coinvolga anche le zone di confine settentrionale con il Libano. Inoltre, il Ministro degli Affari Esteri della Francia, Catherine Colonna, ha avvertito il suo omologo iraniano, Hossein Amir-Abdollahian, sulla necessità che il Libano rimanga fuori dal conflitto. Questo avvertimento è stato lanciato nel momento in cui il Ministro degli Affari Esteri dell’Iran, Hossein Amir-Abdollahian, si sarebbe dovuto recare in Libano per una visita ufficiale.

Infatti, questa settimana, Hossein Amir-Abdollahian, ha incontrato in Libano il Presidente della Camera Nabih Berri, il Primo Ministro ad interim Najib Mikati, e il segretario generale di Hezbollah Hassan Nasrallah, per discutere delle relazioni bilaterali tra i due Paesi e degli sviluppi interni alla regione. In particolare, il Ministro degli Affari Esteri dell’Iran ha affermato di aver accolto con favore la notizia della tregua tra Hamas ed Israele, riconoscendo tuttavia che il mancato raggiungimento di un cessate il fuoco definitivo porterà ad un peggioramento della situazione in tutto lo scenario. Infine, pur negando qualsiasi coinvolgimento della Repubblica Islamica, ha affermato che gli attacchi a cui sono soggette le basi degli Stati Uniti d’America in Iraq e in Siria sono frutto del coinvolgimento di Washington nel conflitto tramite l’approvvigionamento ed il rifornimento di armi ad Israele.

Da quanto emerge dalle dichiarazioni di alcuni attori internazionali, in particolare dalla Francia e dagli Stati Uniti d’America, appare evidente che la tregua istituita tra Hamas ed Israele non avrà effetto sugli altri teatri di conflitto. Inoltre, appare evidente che tutti gli attori internazionali sono concordi sulla necessità di sfruttare questa tregua per raggiungere un accordo di cessate il fuoco più stabile e definitivo. Infine, sembra essere diffusa la preoccupazione che un mancato accordo capace di stabilizzare questo conflitto possa innescare un’escalation nell’intera regione, con un possibile coinvolgimento diretto dell’Iran. 

Pietro Zucchelli

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