#ISRAELHAMASWAR. Tregua sì, ma sotto i bombardamenti di Hezbollah e Houthi

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L’israeliano Channel 13 ha riferito il 23 novembre che il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha chiesto a Netanyahu la calma al confine con il Libano durante i giorni della tregua con Gaza. 

E mentre in Israele e Palestina venivano proiettate le immagini della preparazione della liberazione dei prigionieri palestinesi dalla carceri israeliane, Manifestanti filo-palestinesi hanno attaccato la casa del presidente dell’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) a Los Angeles. 

Nonostante la firma degli accordi di Hamas con Israele via Qatar. Il Movimento della Jihad Islamica ha affermato che non rilascerà gli ostaggi militari finché tutti i detenuti palestinesi non saranno rilasciati dalle carceri israeliane. Israele mantenendo fede ai suoi accordi ha riferito che “I primi 30 prigionieri sono bambini e donne” e saranno liberati al valico di Al-Jib al collegamento palestinese. In totale si contano 39 palestinesi in cambio di 13 persone sequestrate il 7 ottobre. Il leader Ziad Al-Nakhalah ha detto che: «Il resto dei prigionieri di guerra del nemico, ufficiali e soldati, non saranno rilasciati senza la libertà di tutti i nostri prigionieri».

Nella tarda serata del 23 ottobre una delegazione di sicurezza egiziana si è diretta a Ramallah e Gerusalemme per garantire il rilascio dei prigionieri palestinesi, uomini e donne, liberati come parte dell’accordo di scambio.

I mezzi pronti ad entrare nella striscia di Gaza, sono 200 camion pieni di aiuti umanitari e forniture mediche e 4 camion di carburante vengono portati ogni giorno in tutte le aree della Striscia di Gaza. Secondo i canali della resistenza islamica alle 22.40 del 23 la polizia israeliana ha iniziato a trasportare i prigionieri palestinesi tramite autobus ai posti di blocco di frontiera in preparazione del loro rilascio nelle prime ore del mattino. 

A partire dalle 07:45 gli aiuti umanitari sono entrati nella striscia di Gaza dal valico di Rafah in modo particolare è arrivato il gas, per la prima volta dall’inizio dell’aggressione contro Gaza.

Secondo la testata Yedioth Ahronoth: Hamas rilascerà 13 prigionieri che detengono la cittadinanza tailandese. Fatto poi avvenuto puntualmente. 

Dall’inizio della tregua gli sfollati hanno cercato di rientrare nelle loro case a Gaza ma l’esercito israeliano ha lanciato volantini che avvertono i residenti di non fare il ritorno a Gaza e nel nord. 

Intorno alle 11:00 del 24 novembre anche un ospedale da campo degli Emirati inizia ad entrare nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Rafah.

Alle 12:30 gli israeliani hanno iniziato a trasportare le prigioniere palestinesi dalle prigioni, che dovrebbero essere rilasciate entro la giornata. 24 prigioniere della prigione di Damon e 15 prigioniere della prigione di Megiddo sono state trasferite alla prigione di Ofer sotto stretta sorveglianza.

War Child Organization ha riferito che un cessate il fuoco di 4 giorni non è sufficiente affinché le agenzie umanitarie possano raggiungere 1,1 milioni di bambini che necessitano urgentemente di assistenza.

Alle 13:10 i prigionieri uomini e donne rilasciati nella prima fase dello scambio sono stati concordati con la resistenza nella prigione di Ofer, a ovest di Ramallah.

Secondo il Wall Street Journal, il Qatar ha creato uno speciale “centro operativo” a Doha per monitorare il cessate il fuoco temporaneo e mantenere i contatti con i partiti, la Croce Rossa e la comunità internazionale. È stato affermato che l’obiettivo era mantenere aperti i canali di comunicazione nel caso in cui una delle parti violasse l’accordo.

Dall’Egitto il presidente Abd al-Fattāḥ Saʿīd Ḥusayn Khalīl al-Sīsī ha dichiarato: «Lo sfollamento dei palestinesi nel Sinai è una linea rossa per l’Egitto. La questione palestinese si trova ad affrontare una curva molto pericolosa e delicata alla luce di un’escalation non calcolata e disumana. Il valico di Rafah non è mai stato chiuso per aiutare la Striscia di Gaza. L’escalation ha adottato l’approccio della punizione collettiva e dei massacri come mezzo per imporre una realtà sul campo e sfollare le persone. La posizione dell’Egitto è decisiva nel respingere i piani di sfollamento dei palestinesi, sia da Gaza che dalla Cisgiordania, verso l’Egitto e la Giordania. Se i palestinesi lasciano le loro terre in Cisgiordania e Gaza, non vi ritorneranno più». Al-Sisi ha proposto la di creare aree sicure in tutta la Striscia di Gaza per dare rifugio a chi ha perso la casa. «L’idea di rilanciare il percorso della soluzione dei due Stati si è esaurita nel corso di 30 anni e non ha ottenuto molto».

In Giordania in Yemen si sono svolte manifestazioni in segno di solidarietà con la Palestina. Mentre hanno trovato difficoltà le comunità algerine a svolgere manifestazioni pro Gaza. Da 49 giorni, il governo algerino non permette ai manifestanti negli stati algerini di organizzare marce a sostegno di Gaza tranne una volta in ciascuno stato. Ha permesso loro di farlo due settimane dopo la guerra a Gaza, e successivamente ha impedito qualsiasi forma di manifestazione di massa a sostegno di Gaza e per denunciare i massacri israeliani.

Nel frattempo i militari israeliani nonostante la tregua sono in stato di massima allerta per paura che qualche fazione non tenga fede ai patti. Il Ministro per la Difesa Benjamin Gantz ha dichiarato che: «Riprenderemo i combattimenti dopo la tregua, e si prevede che continueranno per almeno altri due mesi». Ha spiegato che il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza sarà breve, «dopodiché gli intensi combattimenti proseguiranno per almeno 2 mesi». Nella sera del 23 novembre il portavoce del governo israeliano ha detto che: «Israele è costretto a scambiare un prigioniero con tre prigionieri palestinesi». «Hamas a Gaza è un nemico crudele e spietato. Non sposteremo alcun movimento dal nord della Striscia di Gaza al sud durante il periodo di tregua. Le nostre forze resteranno sulla linea del cessate il fuoco all’interno della Striscia di Gaza». L’esercito israeliano ha dispiegato sistemi di disturbo GPS in tutto il paese per contrastare i droni di Hamas e Hezbollah.

A dispetto delle dichiarazioni e delle richieste di Israele gli sfollati hanno iniziato a tornare nel nord-est di Gaza dopo l’inizio della tregua nella città di Beit Hanoun, nel nord-est della Striscia di Gaza, vicino al confine con Israele, fonte Al Mayadeen. Israele ha aperto il fuoco sulle persone che cercavano di tornare nel nord della Striscia di Gaza – nel frattempo erano passate solo quattro ore dall’inizio della tregua. Nel contesto della tregua, Israele ha aperto il fuoco contro le persone che cercavano di tornare nel nord della Striscia di Gaza, 7 palestinesi sono rimasti feriti, riferisce Al Jazeera.

Tra i morti palestinesi, ma del 23 novembre, si registra l’uccisione del nipote del capo dell’ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, Jamal Mohammad Haniyeh, vittima dei bombardamenti.

Nonostante le restrizioni imposte dall’occupazione, migliaia di persone hanno tentato di celebrare la preghiera del venerdì nella moschea di al-Aqsa. 

Ed ora uno sguardo al fronte tra Israele e Hamas. Già a partire dalle 10:00 del 24 novembre Entrambe le parti si stavano già accusando a vicenda per il potenziale fallimento dell’accordo, ma non hanno annunciato la risoluzione.

Al confine con il Libano continuano i combattimenti: Israele bombarda la parte meridionale del Libano, Hezbollah bombarda le zone di confine di Israele. Israele continua anche ad attaccare gli agenti iraniani in Siria. Gli agenti iraniani in Siria e Iraq continuano ad attaccare le basi americane. Anche Ansar Allah nello Yemen afferma che continuerà ad attaccare Israele.

Si riscontra dunque nonostante la tregua la tendenza verso un’ulteriore escalation. Allo stesso tempo, nello stesso Israele, la maggioranza della popolazione vuole che Netanyahu, che ha portato Israele in questa situazione, se ne vada il prima possibile.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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