
I leader UE riuniti a Rovaniemi, in Lapponia, a metà settembre, hanno definito l’Artico una frontiera di sicurezza. È un passaggio chiave a un mese dall’atteso aggiornamento della politica artica UE, il primo dal 2021. Da allora tutto è cambiato: dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 i lavori del Consiglio Artico sono stati sospesi e Mosca ha accelerato attività militari, economiche e strategiche nell’Alto Nord.
Secondo fonti riportate il 10 settembre, UK, USA e Norvegia hanno interrotto all’inizio del 2026 un’operazione russa che simulava il dispiegamento di un’arma per disabilitare cavi sottomarini vicino alle Svalbard. Mosca ha anche schierato una rete di sorveglianza subacquea con cavi, sensori e sonar per rilevare sottomarini NATO, mentre la Flotta del Nord, cuore della deterrenza nucleare russa, è basata sulla penisola di Kola, al confine con la Norvegia. Sul fronte energetico, Rosneft spinge il mega-progetto Vostok Oil e la flotta ombra di petroliere sanzionate, partita dall’Artico russo, è sospettata di spionaggio e sabotaggio in acque europee, riporta The Conversation.
Il premier finlandese Petteri Orpo ha definito la Russia “la minaccia più significativa” per l’Artico europeo, chiedendo azioni concrete.
Sono quindi emerse due priorità operative: monitorare e reagire e presenza fisica nell’area. Per la prima occorre colmare i gap di comunicazione satellitare ad alte latitudini, il GPS jamming e lo spoofing nel Mare di Barents. La NATO investe in Alliance Persistence Surveillance from Space e Northlink, ma l’Europa ha bisogno di più reti di sensori e sistemi unmanned.
Per quanto riguarda la seconda priorità, il Regno Unito ha già 1.500 Royal Marines a Camp Viking in Norvegia. Orpo ha proposto una flotta europea di rompighiaccio — l’80% dei rompighiaccio mondiali è progettato da aziende finlandesi e oltre il 60% costruito in cantieri finlandesi.
Ma non si tratta solo di deterrenza. Lo scioglimento dei ghiacci rende le rotte artiche più appetibili, Red Sea Route è precaria — navi cinesi e sudcoreane hanno già fatto traversate estive. Sulle risorse, l’UE mantiene il divieto di nuove trivellazioni petrolifere artiche dal 21 settembre, ma punta al 10% di materie prime strategiche da fonti domestiche entro il 2030: il Nord custodisce ferro, rame, cobalto, nichel e terre rare.
C’è poi la partita Groenlandia: territorio autonomo danese ricco di materie prime, che ha firmato un accordo che permette agli USA due basi militari. L’UE ha stanziato 200 milioni di euro per 2026-27 per energia pulita e mining. Come ha detto Ursula von der Leyen a Nuuk, l’obiettivo è creare nuove opportunità. L’Artico non è più una frontiera lontana dall’UE.
Anna Lotti – Realizzato anche con strumenti IA
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