DEDOLLARIZZAZIONE. L’oro ha una nuova casa: Shangai

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Anche se oggi, il prezzo dell’oro della London Bullion Market Association (LBMA) rimane il riferimento globale, Londra non è più la sede principale per la maggior parte delle transazioni di lingotti fisici, poiché il saldo dei pagamenti fisici si sposta da ovest a est.

Lo Shanghai Gold Exchange (SGE), lavorando a stretto contatto con Hong Kong, è il cuore di questa trasformazione: l’oro ora viene sempre più consegnato, immagazzinato e detenuto in Asia. Negli ultimi anni, Shanghai è emersa come uno degli hub dominanti per la consegna e lo stoccaggio fisico dell’oro. La persistente domanda strutturale illustra una netta preferenza per la proprietà allocata e tangibile rispetto all’esposizione cartacea con leva finanziaria, riporta AT.

Negli ultimi due decenni, e soprattutto negli ultimi anni, il metallo prezioso ha registrato un ritorno strepitoso. Le banche centrali, in particolare in Asia, sono diventate acquirenti costanti e significativi, accumulando centinaia di tonnellate all’anno. Secondo il World Gold Council, gli acquisti delle banche centrali globali hanno raggiunto le 863 tonnellate nel 2025, il quarto livello più alto mai registrato. La domanda globale totale era di poco inferiore alle 5.000 tonnellate.

Anche se i flussi fisici hanno iniziato a gravitare verso est, i prezzi, la compensazione e le infrastrutture legali sono rimasti saldamente ancorati all’Occidente. La situazione ha iniziato a cambiare nel 2002, quando la Cina ha istituito lo Shanghai Gold Exchange, introducendo un modello basato sulla consegna e sul regolamento in renminbi, incentrato sul possesso fisico e sulla custodia nazionale.

A differenza delle piattaforme occidentali, dove i crediti non allocati spesso superano i lingotti disponibili, il sistema di trading allineato a SGE si allinea maggiormente al metallo detenuto nei caveau. Questo approccio ha riflesso la più ampia spinta della Cina verso la sovranità finanziaria e una minore dipendenza dalle riserve in dollari.

Questo cambiamento ha gettato le basi per l’ascesa di Shanghai, rafforzata dal ruolo di Hong Kong come ponte tra Oriente e Occidente. Hong Kong ha collegato i mercati finanziari occidentali con la crescente domanda asiatica di oro fisico. La crisi finanziaria globale del 2008 ha accelerato la domanda di oro fisico, in particolare in Asia e Medio Oriente. Dubai è emersa come un importante hub di raffinazione, commercio e ridistribuzione, collegando l’offerta africana con i mercati asiatici.

La Russia ha sviluppato un mercato dell’oro ancorato al mercato interno, incentrato sulla raffinazione, la custodia e l’accumulo di riserve. Questa strategia si è intensificata dopo il 2014, quando le sanzioni occidentali hanno accentuato l’importanza di detenere oro sotto controllo nazionale.

L’oro opera principalmente nel secondo livello. La sua rinascita non minaccia direttamente il predominio transazionale del dollaro, ma la sua strumentalizzazione ha iniziato a erodere la fiducia nel suo ruolo di indiscussa valuta di riserva globale.

Questa distinzione tra livelli aiuta a spiegare le recenti dichiarazioni di Pechino. Il presidente cinese Xi Jinping ha chiesto che il renminbi si trasformi in una valuta di riserva globale. Ha sostenuto che la Cina non può diventare una vera potenza finanziaria senza una valuta internazionale ampiamente utilizzataSupportate da una banca centrale forte.

Gli Stati Uniti non si trovano oggi ad affrontare condizioni di una valuta in declino: deficit di bilancio cronici, polarizzazione politica e impegni internazionali espansivi che ne mettono a dura prova la salute economica.

Il ritorno dell’oro rappresenta meno una sfida all’ordine esistente che una risposta stabilizzante alla sua evoluzione graduale e stratificata. Offre una forma di fiducia senza tempo in un contesto di fiducia frammentata e incertezza. Non è necessariamente il preludio a un ripristino monetario globale. Non esiste uno sforzo coordinato per ripristinare la convertibilità dell’oro o abbandonare le valute fiat.

Ciò che sta emergendo è invece un mondo di zone monetarie sovrapposte. Diverse regioni si basano su distinte combinazioni di canali di pagamento, attività di riserva e fiducia istituzionale. L’oro funge da ponte tra queste zone piuttosto che da standard universale imposto loro.

Il movimento dell’oro da Occidente a Oriente è una risposta razionale a un mondo in cui i sistemi di pagamento si frammentano più velocemente di quanto la fiducia possa essere ricostruita.

Luigi Medici 

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