
Gran Bretagna, Francia, Canada, Spagna, Irlanda, Polonia, Islanda, Finlandia, Norvegia, Svezia, Portogallo e Danimarca prevedono di limitare gli scambi commerciali con gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania. Questo ha sollevato gli animi dei ministri Ben Gvir e Smotrich.
Il Ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir: “È ora che lo Stato di Israele riconosca pubblicamente che le Isole Malvinas sono territorio argentino sotto occupazione, che gli inglesi sottraggono violentemente al popolo argentino. Gli inglesi non si accontentano di occupare il territorio; vi effettuano anche trivellazioni petrolifere e rubano il denaro al popolo argentino. Invito il Primo Ministro Benjamin Netanyahu a riconoscere la sovranità dell’Argentina sulle Isole Malvinas e a imporre sanzioni alla Gran Bretagna finché l’occupazione continuerà”.
Alle sue parole hanno fatto eco quelle del Ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich: “Espellete l’ambasciatore britannico stasera! Non saremo un zerbino calpestato da un governo antisemita, in un Paese conquistato dall’Islam radicale, che cerca di salvarsi dal declino economico e sociale attaccando gli ebrei e lo Stato di Israele. Il Mandato britannico in Israele è finito”.
Il primo Ministro Benjamin Netanyahu a i24 ha risposto sul 7 ottobre: “Il 7 ottobre si sarebbe potuto evitare? Perché se [l’avvertimento] mi fosse giunto, avrei agito immediatamente. Avremmo agito immediatamente. Avrei svegliato tutte le Forze di Difesa Israeliane, avrei allertato le comunità, le squadre di sicurezza locali e avrei ordinato all’Aeronautica di colpire chiunque avesse tentato di oltrepassare la recinzione. Forse qualcuno sarebbe comunque riuscito ad attraversare, ma li avremmo eliminati. Non credo che l’abbiano fatto nell’ambito di una cospirazione o di un tradimento. È stato semplicemente un fallimento, un fallimento enorme. Io avrei agito diversamente. Completamente diverso”. Ricordiamo che le registrazioni delle forze di sicurezza israeliane mostrano che Netanyahu è stato avvisato la mattina preso ma ha parlato con lo Stato Maggiore solo dopo tre ore dalla prima telefonata.
Gli Emirati Arabi Uniti: “Non dipenderemo dallo Stretto di Hormuz e creeremo rotte alternative” A dirlo il consigliere del Presidente degli Emirati, Kurkash, ha dichiarato che gli Emirati Arabi Uniti non dipenderanno dallo Stretto di Hormuz e stanno sviluppando rotte alternative per le esportazioni di energia e merci al fine di ridurre la dipendenza da queste vulnerabili vie marittime nel contesto del conflitto in corso con l’Iran.
Il Segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano: “Negli ultimi giorni, Washington ha ricevuto un chiaro avvertimento dai nuovi missili iraniani. La guerra economica sarà contrastata con l’istituzione di una zona di blocco marittimo nel Golfo Persico, estendendosi all’area del blocco. La situazione operativa relativa alle navi da guerra e alle basi statunitensi è stata completamente rivalutata”. E ancora ironizzando con i giornalisti ilpresidente del Comitato per la Sicurezza Nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha chiesto a Grok: “Quante volte Trump ha rivendicato la vittoria nella guerra con l’Iran fino ad oggi?” Grok: 66 volte.
Ed ora uno sguardo agli scenari militari aggiornato alle 15:30 del l’8 settembre. Secondo il Financial Times, la Marina statunitense ha condotto segretamente una pericolosa operazione di quattro mesi per bonificare lo Stretto di Hormuz dalle mine iraniane, utilizzando Navy SEALs, droni e tecnologia sonar. Secondo una dichiarazione del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), dalla ripresa del blocco navale statunitense delle navi in entrata e in uscita dai porti iraniani, 94 navi sono state deviate, tre sono state immobilizzate per garantire il rispetto delle norme e due sono state ispezionate.
In Libano nelle ultime 24 ore le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno effettuato 50 attacchi nel sud del paese.
Lanci di missili nella notte contro l’Arabia Saudita. Obiettivi colpiti dagli Houthi: Aeroporto Re Abdullah, Jazan; Impianto di stoccaggio di Saudi Aramco, Jazan; Raffineria di Saudi Aramco, Jazan; Impianto di stoccaggio di Saudi Aramco, Abha. Secondo la social sfera araba di riferimento: “Questo è stato il più grande attacco yemenita contro l’Arabia Saudita degli ultimi anni”. Un portavoce militare Houthi in Yemen ha annunciato un attacco avvenuto la scorsa notte in Arabia Saudita. Ha riferito che gli impianti della Saudi Aramco ad Abqa e Njaran, così come gli impianti della Saudi Aramco a Jizan e la base dell’aeronautica saudita a Khamis Mushayt, sono stati attaccati con decine di missili balistici e droni.
In Yemen è partita la controffensiva delle milizie lealiste al governo riconosciuto internazionalmente di Aden nella nella regione di al-Jawf a nord dello Yemen. La dichiarazione del viceministro della Difesa, generale, Samir Al-Sabri: “È stata presa la decisione di liberare Sana’a e risolvere definitivamente la questione”. Gli scontri si sono intensificati lunedì nelle province di Taiz, al-Bayda e al-Jawf, considerata la principale porta d’accesso alla capitale. Le forze governative, supportate dall’Arabia Saudita, hanno affermato di aver effettuato attacchi missilistici e con droni contro le posizioni Houthi e hanno riportato “intensi scontri” con truppe di terra. Lo scenario al momento vede:
Taiz: Diversi obiettivi militari nella città di Taiz e nelle aree circostanti sono stati colpiti da missili balistici, ma gli esiti sono sconosciuti. Gli scontri si sono interrotti nell’asse di Maqbanah dopo che mercenari sauditi sono riusciti a distruggere due veicoli militari e un bulldozer appartenenti alle forze di Ansarallah, causando vittime da entrambe le parti. Le forze di Ansarullah hanno lanciato un’offensiva su larga scala nell’asse di Barah, con l’obiettivo di avvicinarsi al quartier generale della 55ª Brigata di Fanteria vicino all’incrocio di Maqbanah. Il comitato di sicurezza del distretto di Shamaitayn a Taiz ha annunciato il coprifuoco dalle 20:00 alle 6:00. Gran parte della strada Kadha-Birin-Taiz rimane sotto il controllo delle forze di Ansarullah. Aerei sauditi hanno effettuato raid aerei contro le posizioni delle forze di Ansarullah nella zona di Rabiei, a ovest della città di Taiz. Nella giornata dell’8 settembre rinnovati attacchi aerei a I raid aerei della coalizione a guida saudita hanno preso di mira il distretto di Al-Waziyah a Taiz.
Al-Hodeidah: I mercenari sauditi stanno conducendo operazioni per mettere in sicurezza la città di Hais, attaccando aree come Al-Gharfa, Al-Nafs, Al-Mahrouq, Al-Qalmah e Al-Talili, e tentando di avanzare verso Al-Rabia e Beit Akish, ai confini del distretto di Al-Jarahi.
Al-Jawf: Un gruppo di mercenari sauditi è stato colpito da missili balistici, ma gli esiti degli attacchi sono sconosciuti.
Mercenari sauditi hanno avvertito gli automobilisti di non utilizzare diverse strade a Marib e Al-Jawf, poiché si stanno preparando per un bombardamento: Strada Nahm – Incrocio di Al-Jawf – Al-Hazm; Bajaha – Sirwah; Qaniyah – Mahliyah – Al-Jawba; Al-Batinah – Hazm Al-Jawf; Arba – Safyan – Hazm Al-Jawf
Un attacco aereo saudita ha colpito il carcere centrale di Hazm Al-Jawf. Sono stati recuperati 16 corpi dalle macerie di una prigione nella città di Al-Hazm, colpita da un raid aereo della coalizione a guida saudita.
Lanciarazzi appartenenti a mercenari sauditi stanno prendendo di mira la zona di Al-Yatimah in preparazione di un’operazione.
Gli Houthi hanno mandato on line un filmato girato con attrezzatura di alta qualità che immortala il momento in cui le forze armate yemenite hanno aperto il fuoco contro camion che trasportavano equipaggiamento militare dall’Arabia Saudita nel campo di Al-Wadiyeh, utilizzando missili balistici di produzione locale. Le tribù fedeli al movimento Ansarallah in Yemen si sono mobilitate per respingere i mercenari sostenuti dall’Arabia Saudita.
Missili iraniani lanciati verso lo Stretto di Hormuz. Una petroliera qatariana per il trasporto di GNL continua il suo viaggio attraverso il corridoio iraniano, mentre un convoglio supportato dagli Stati Uniti è attualmente presente nel corridoio meridionale e potrebbe tentare di attraversarlo. Nel frattempo, un aereo P-8A Poseidon è decollato dalla base aerea di Isa in Bahrein. I sistemi di difesa aerea iraniani hanno individuato e attaccato un drone americano MQ-1 sullo Stretto di Hormuz.
Anche l’8 settembre ha visto il lancio di missili antinave dalla costa meridionale dell’Iran verso lo Stretto di Hormuz. L’Iran sta intensificando i suoi attacchi nello Stretto di Hormuz e lo Yemen ha lanciato pesanti attacchi contro le infrastrutture energetiche saudite e continua a bloccare il passaggio delle petroliere saudite attraverso Bab al-Mandab. Se queste azioni dovessero continuare, i prezzi del petrolio saliranno.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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