Le fonti economiche di ISIS

62

IRAQ – Baghdad. 24/07/14. Interessante analisi pubblicata sulla testata giornalistica Middle Est online a firma di Ahmed Rashid. Secondo cui il califfato si sta dotando di una struttura economica per alimentare le imprese di conquista e mantenere i miliziani al fronte.

A giugno i combattenti islamici hanno sequestrato quattro piccoli campi di petrolio nel nord dell’Iraq, e ora hanno messo in vendita il petrolio greggio e la benzina per finanziare il nuovo Stato Califfato.
Nei pressi della città settentrionale di Mosul sotto il dominio dello Stato islamico sono finiti i campi petroliferi dell’area come quelli del quartiere Qayyarah (chiamata la base aerea di Saddam) e a sud vicino a Tikrit, il potere militare -economico si è esteso ai campi di Hamrin Ajil.
I giacimenti di petrolio regolamentati normalmente dallo Stato sono di modesta entità rispetto ai giganteschi campi petroliferi iracheni vicino a Kirkuk e Bassora, attualmente sotto il controllo dei curdi e del governo centrale, rispettivamente.
La maggior parte dei campi petroliferi situati nel territorio sono controllati dallo stato islamico, sono chiusi e non stanno estraendo petrolio. Secondo l’analista si tratterebbe della chiusura di 80 campi.
Sostanzialmente dunque gli unici a estrarre petrolio sono gli aderenti al Califfato. Non solo, come sottolinea Rashid a differenza di altri gruppi sunniti, quelli del califfato godono di un vantaggio, l’appoggio di gruppi siriani per la raffinazione del greggio per ottenere benzina e diesel.
Perno del traffico Qayyarah che nelle ultime settimane grazie a delle unità mobili ha portato il greggio in Siria per produrre diesel e benzina, prodotti di bassa qualità e poi il prodotto lavorato è stato riportato a Mosul per la vendita. Mosul ha una popolazione di due milioni di persone.
I funzionari iracheni sostengono che però la maggior quantità di greggio, estratta dai campi conquistati è venduta dai contrabbandieri turchi ai commercianti a prezzi estremamente scontati di circa 25 dollari al barile. A riferirlo sarebbe stato Hisham Albraivkane presidente della commissione energia del consiglio comunale della città di Mosul, «ha confermato i rapporti secondo cui lo Stato islamico stia spedendo greggio dai campi di petrolio di Mosul alla Siria per essere contrabbandando in uno dei paesi limitrofi alla Siria».
Secondo lo stesso consigliere il danno causato allo stato centrale è incalcolabile: «Lo Stato islamico sta facendo milioni di dollari di profitti con questo commercio illegale».
Non solo, aggiungiamo noi, se il numero di pozzi di petrolio conquistati aumenta di numero, il petrolio greggio immesso sul mercato nero a basso costo aumenterà e questo creerà un fenomeno inflativo. Costringerà i Paesi del Golfo ad abbassare i prezzi e in questa dinamica si sbriciolerà completamente il già difficile equilibrio dell’area. Ed è esattamente quello che il Califfato vuole per poter dar vita al suo progetto geopolitico, unire l’area del Golfo, fino all’Africa centrale.

Ma per tornare a Mosul, nell’edizione di ieri, c’è anche una testimonianza di un benzinaio secondo cui i benzinai devono utilizzare il prodotto acquistato dal Califfato che rispetto a prima ha notevolmente alzato i prezzi. La politica è dunque: prezzo imposto nelle aree conquistate, ribasso sul mercato estero.
Il proprietario della pompa ha dichiarato: «Il carburante viene trasferito dalla Siria e il prezzo è di tre volte il prezzo precedente, ma gli automobilisti si fermano a comprarlo non c’è altra scelta».
Albraivkane ha detto che lo stato islamico è l’unico responsabile per le importazioni provenienti dalla Siria, dove ha il controllo dei campi nella provincia di Deir ez-Zor. «Una parte del prodotto viene utilizzato per i loro veicoli e il resto viene venduto ai commercianti a Mosul».

L’analisi di Rashid si fa ancora più interessante perché mette in relazione la situazione in Iraq con altre parti del mondo. Per esempio l’Angola. Uno dei Paesi più ricchi di petrolio al mondo.
La compagnia pubblica Sonangol in Angola controllava i campi petroliferi ma si è ritirata nel 2013, sulla base di forza maggiore con alti costi di sviluppo e problemi di sicurezza a causa dei militanti nella regione. Le riserve ammontano, secondo gli analisti, a circa 800 milioni di barili, con una produzione giornaliera di 7.000 barili di greggio pesante. Mentre la capacità di raffinare il petrolio ammontava, prima dell’invasione da parte dello stato islamico di 16 mila barili al giorno. L’Oro nero attualmente in ostaggio degli islamici ma non usato potrebbe dunque essere commercializzato come si fa a Mosul. I tecnici dei campi petroliferi conquistati, dopo un primo momento di paura, a giugno, sono stati subito rassicurati e infatti dopo appena una settimana i pozzi hanno ripreso la loro normale funzione. C’è di più, i membri dello stato islamico hanno promesso ai tecnici delle piattaforme petrolifere protezione se continueranno a lavorare per loro.
Un funzionario iracheno, ha parlato in regime di anonimato e ha detto che per lo Stato islamico, per il loro progetto geopolitico, diventa cruciale la raffineria di Baiji, nel nord, la più grande in Iraq. Se infatti ISIS oltre al petrolio può anche raffinarlo le opportunità di arricchirsi si moltiplicano in maniera esponenziale. Ed è per questo che l’Iraq non ha risparmiato militari e mezzi per la riconquista il 7 luglio.
Una cosa è certa il numero di camion che va e viene dalla Siria, contenente petrolio, aumenta di giorno in giorno.
Un commerciante e proprietario di una compagnia di navigazione a Mosul, compra 250 barili di greggio dallo Stato Islamico per un importo di seimila dollari. «Il prossimo passo dipende dalla bravura nel trattare con i commercianti turchi» ha dichiarato il proprietario della compagnia al giornale.
Per implementare il bilancio dello Stato islamico è nata la tassa sui veicoli che trasportano merci, a Mosul le tariffe vanno dai 400 dollari per grandi camion e 100 per il piccoli camion e 50 per le autovetture, se sono utilizzate per il trasporto di merci.
Ahmed Younis, esperto iracheno in gruppi armati islamici, afferma che se lo stato islamico riesce ad aumentare il territorio conquistato fuori dal confine iracheno, mantenendo il controllo dei giacimenti petroliferi e aumentando l’attività economica tra Iraq e Siria, ISIS diventerà «un gigante economico con un patrimonio del valore di miliardi di dollari».
Younis ha detto che «In futuro forse si potranno acquistare azioni della NYMEX. Tutto è possibile».
ISIS controlla altri due campi a est di Tikrit, città natale di Saddam Hussein.
Uno di loro, un campo Ajil produce 25.000 barili al giorno di greggio ed è stato trasportato alla raffineria di Kirkuk inoltre si producono 150 milioni di metri cubi di gas al giorno dalla stazione di pompaggio a Kirkuk per l’energia elettrica controllata dal governo. Oggi se ne pompano 100 milioni. I tecnici sostengono che da Ajil vengono estratti pochi metri cubi di gas, ISIS tema che possano esplodere e inoltre la centrale illumina molte regioni dell’Iraq e ISIS non vuole lasciare la popolazione al buio.
L’altro campo sequestrato dallo stato islamico, è Hamrin che ha una capacità produttiva del campo compreso tra 5.006 mila barili al giorno provenienti da cinque pozzi di petrolio operativi.
Un dipendente presso il Ministero dei Lavori del petrolio ha detto: «Nei campi petroliferi i militanti tecnici vengono per scavare buche usando pompe di irrigazione su piccola scala».
Secondo quanto riferito da un funzionario della sicurezza irachena i camion utilizzati per il contrabbando di petrolio greggio da Ajil e Hamrin nella regione del Kurdistan iracheno e Iran. Le forze peshmerga curde chiuderebbero un occhio quando i camion passano.
Ma ha aggiunto che le forze di sicurezza nazionali, nonché le forze peshmerga irachene hanno iniziato bloccare il commercio il 12 luglio. L’esercito ha usato elicotteri per sganciare bombe sui camion che volano a est di Tikrit, mentre le forze di sicurezza curde hanno sequestrato un camion che trasportava petrolio di contrabbando attraverso il territorio sotto il loro controllo.
Nouri al-Sabah, portavoce delle forze anti-terrorismo ha detto: «siamo stati in grado di distruggere più di 50 camion dal 12 luglio, il nostro attacco tramite elicotteri ha inciso pesantemente sul funzionamento contrabbando e taglia una fonte vitale di finanziamento per i terroristi».
Egli ha stimato che il consulente del ministero del petrolio dello stato islamico ha guadagnato circa dieci milioni di dollari nelle prime due settimane di luglio prima dei bombardamenti.