
Dodici giorni di piazze roventi per gli iraniani. Sia per quelli che vogliono un cambiamento di passo nella politica chiedendo le dimissioni del governo e la cessione del potere da parte di Khamenei, sia per quelli che chiedono ai manifestanti di non essere aggressivi.
La crisi economica è la protagonista delle rivolte, ma l’arrivo delle armi nelle città curde rischia di diventare il perno delle rivolte.
“I dimostranti hanno preso il controllo di due città e la polizia – secondo le fonti occidentali – sta cambiando schieramento”. I disordini sono scoppiati a fine dicembre, nel mezzo di una crisi economica: inflazione vicina al 50%, forti aumenti dei prezzi e svalutazione della moneta nazionale.
Tutto è iniziato con uno sciopero degli imprenditori, a cui si sono presto uniti gli studenti (esattamente come 1979). Le proteste localizzate si sono rapidamente trasformate in proteste su larga scala, con richieste di rovesciamento del sistema al potere e della persona di Ali Khamenei, la guida suprema dell’Iran. Scontri e incendi dolosi si sono verificati in diverse città del paese. I manifestanti stanno bruciando edifici dell’amministrazione militare e delle forze di sicurezza. I disordini si sono estesi a 92 città in 27 province.
Secondo gli attivisti per i diritti umani, almeno 38 persone sono morte in nove giorni, tra cui quattro bambini e due membri delle forze di sicurezza. Più di 2.000 persone sono state arrestate.
Ieri, i manifestanti hanno preso il controllo delle città di Abdanan e Malekshahi, secondo il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana. Nel frattempo, la polizia della città di Ilam si è apertamente rifiutata di disperdere la manifestazione e si è schierata dalla parte dei dimostranti, riporta Fox News.
Nella città iraniana di Qasr-e Shirin, le forze di sicurezza non sono riuscite a controllare le proteste, quindi sono stati dispiegati nella zona soldati del Ministero della Difesa e della Guardia di Frontiera.
Le regioni con molte città a maggioranza curda sono quelle più esposte come Ilam. I manifestanti in Iran hanno incendiato una stazione di polizia nella provincia di Ilam. Significative in questo quadro le proteste ad Abdanan, ora in mano ai rivoltosi. Si tratta del numero più alto di manifestanti che abbiamo visto finora in una sola città in Iran dicono i giornalisti. L città conta circa 21.000 abitanti nel 2006. La popolazione di questa città è composta per oltre il 75% da curdi e per circa il 20% da lori, antichissima popolazione iraniana. In risposta all’escalation di violenza nella provincia di Ilam, durante la quale solo ieri sono stati uccisi e feriti 12 combattenti Basij e forze di sicurezza, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha ricevuto l’autorizzazione a schierare le sue forze in aree in cui è noto che i ribelli detengono armi da fuoco. Nelle mani dei manifestanti si sono viste pistole, fucili, coltelli e machete con cui sono stati attaccati centri militari e di polizia. Le stesse scene le ricordiamo na Daraa in Siria, quando i rivoltosi hanno perso il polso della situazione e stranieri con armi in mano hanno preso il controllo della città che ha dato il là alla guerra civile siriana.
I rivoltosi iraniani hanno completamente conquistato anche la città di Barandaz Lodge, regione di Isfahan. Ma l’Iran delle contraddizioni ha visto radunarsi nelle piazze delle città a maggioranza sciita i contro rivoltosi. Raduni di massa di residenti di Hamadan e nella stessa Isfahan per condannare i rivoltosi. A Qom e Isfahan, masse di persone si radunano a sostegno della loro leadership e in opposizione al dirottamento delle proteste da parte di Israele e Stati Uniti. In alcuni video, i manifestanti si uniscono per cantare “Abbasso l’America, abbasso Israele”, un famoso slogan rivoluzionario del 1979.
Nel frattempo avviso di viaggio in Iran da altri 5 Paesi: a partire dal 6 gennaio 2026, Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, India e Australia hanno emesso avvisi di evitare viaggi in Iran. Questi avvisi sono stati emessi a causa della situazione interna all’Iran, iniziata con le proteste contro la crisi economica.
Ma a preoccupare di più l’Iran ora, il fatto che negli ultimi giorni, decine di aerei cargo per il rifornimento dell’Aeronautica Militare statunitense e velivoli da trasporto militare pesante come il C-5 e il C-17 sono decollati dagli Stati Uniti e da una base aerea statunitense in Gran Bretagna verso il Medio Oriente.
Lucia Giannini
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