
Se da un lato sono ancora aperti i casi sulle rotture di cavi sottomarini nel Mar Baltico e nello Stretto di Taiwan, dall’altro sono aumentate le flotte ombra, non solo quella russa o nordcoreana.
In un contesto di crescenti tensioni geopolitiche e di sanzioni, le flotte ombra crescono di numero. Nonostante i tentativi concomitanti di sanzionare le flotte ombra stesse, la loro incessante espansione ne sottolinea l’utilità nell’aiutare le nazioni sanzionate a operare in segreto per ottenere vantaggi strategici e aggirare le restrizioni, riporta PacForum.
Le attività segrete non si limitano affatto all’elusione delle restrizioni commerciali e sono sempre più associate ad attacchi a infrastrutture marittime critiche. Il sabotaggio deliberato rimane difficile da dimostrare e attribuire. Data la loro indispensabilità per la connettività globale, i cavi di comunicazione sottomarini rappresentano un bersaglio appetibile e semplice e l’ampliamento delle flotte ombra quasi certamente aggraverà i rischi per la sicurezza.
I cavi di comunicazione sottomarini sono prevalentemente di proprietà di grandi aziende e consorzi privati: tre aziende, SubCom (Stati Uniti), NEC (Giappone) e ASN (Francia), detenevano nel 2021 l’87% del mercato globale dei cavi sottomarini; a queste vanno aggiunte Google, Meta, Amazon e Microsoft. Si tratta di investimenti e strutture ad alta redditività. Ma le preoccupazioni relative alla redditività vanno a scapito della sicurezza.
Ad esempio negli Stati Uniti non esiste né un’agenzia nazionale dedicata ai cavi sottomarini, né un quadro completo per la manutenzione, la protezione e la riparazione, che rimane molto meno redditizia della costruzione di cavi, il che significa scarsi incentivi finanziari per le aziende private ad aumentare o migliorare le flotte di riparazione. A livello globale, esistono solo 22 navi esclusivamente dedicate alla riparazione dei cavi, molte delle quali oramai obsolete.
Gli investimenti del settore pubblico nei cavi sottomarini sono attualmente minimi, con l’eccezione della Cina. Il predominio del settore privato nei cavi sottomarini minaccia anche di minare i quadri giuridici per la protezione dei cavi. Gli articoli da 113 a 115 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare danno adito a delle incongruenze e lacune nella loro attuazione.
La preminenza del settore privato nel mercato dei cavi sottomarini consente alle aziende di dettare le proprie norme in materia non sono sempre favorevoli agli stati nazionali. In particolare, mentre i proprietari dei cavi determinano l’ubicazione dei nuovi progetti, e le nazioni a cui questi cavi si collegano, le aziende modellano la geografia fisica di Internet al di là della competenza degli stati, assumendo un ruolo geopolitico di tutto rispetto. Occasionalmente, gli interessi del settore privato possono infatti allinearsi con quelli degli Stati sanzionati, anche se solo per coincidenza.
Le implicazioni geopolitiche si riscontrano anche tra gli armatori privati disposti a vendere navi allo scopo di utilizzarle per flotte ombra con la prospettiva di profitti considerevolmente maggiori di quelli che otterrebbero altrimenti da navi obsolete e mal tenute.
Sviluppi recenti, come l’uso di aerei da combattimento da parte della Russia per proteggere le navi della flotta ombra e la presentazione da parte della Cina di una nave specializzata nel taglio dei cavi sottomarini, sottolineano i legami tra le flotte ombra e gli stati sanzionati, nonché la crescente urgenza di proteggere le infrastrutture marittime critiche.
In risposta a ciò, le nazioni hanno a lungo discusso di espandere la capacità dei cavi e di creare ridondanza. Tuttavia, questi sforzi rimangono ostacolati dal continuo predominio delle aziende private nella proprietà e nella riparazione dei cavi.
Sebbene vengano proposte anche ambiziose misure di deterrenza e sanzioni contro le flotte ombra, una soluzione ancora più decisa risiede nella riforma degli assetti proprietari: cioè lo Stato che interviene con sue navi riparatrici, ad esempio.
Ciò non solo aumenterebbe la resilienza dei cavi, ma consentirebbe anche agli Stati di applicare il diritto marittimo in modo più rigoroso, anziché affidarsi a norme plasmate da interessi commerciali; e gli stessi stati sfrutterebbero il potenziale geopolitico dei cavi sottomarini, che dovrebbero diventare priorità geopolitica statuale, slegata da mere considerazioni finanziarie ed economiche.
Antonio Albanese
Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/











