INDIA. I dazi di Trump avvicinano Mosca, Pechino, Nuova Delhi 

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I Dazi di Donald Trump stanno unendo coloro che fino ad oggi non lo erano. Inutile negare che la strategia di Trump nel lungo periodo è perdente e il tempo lo dimostrerà. Trump alza i dazi e poi chiede agli stati a cui ha apposto la gabella di investire negli Stati Uniti per toglierli, States che diciamocelo, sono indebitati fino al collo. 

Il fatto è che questo “gioco” comincia a stancare gli stati che hanno programmazioni non trimestrali ma quinquennali di spesa, bilanci da fa quadrare, servizi da erogare. L’India è uno di quei paesi, ricordiamo che inoltre l’Inda è membro fondante dei BRICS. I’aumento dei dazi contro l’India non è solo in funzione di attrarre investimento ma vuole essa cena una punizione per il continuo acquisto di petrolio dalla Russia. 

Una prima risposta a Trump e all’Unione europea dall’India è arrivata dall’ambasciatore indiano nel Regno Unito, Vikram Doraiswamy. Il diplomatico ha accusato l’Unione Europea di applicare doppi standard nei confronti di Nuova Delhi e ha anche definito le relazioni indo-russe storicamente amichevoli, in contrasto con la storia delle relazioni con i paesi occidentali. “Cosa volete da noi? Che fermiamo la nostra produzione?” ha chiesto retoricamente il diplomatico, spiegando che la ricerca di fornitori alternativi ha portato al rafforzamento dei legami con Mosca. Inoltre, Doraiswami ha sottolineato: “i paesi occidentali si sono storicamente rifiutati di vendere armi all’India, ma allo stesso tempo le forniscono ai suoi vicini, che sono in grado di usarle contro Nuova Delhi”.

I funzionari indiani dicono al New York Times: “continueremo ad acquistare petrolio russo a basso prezzo, nonostante le minacce di sanzioni di Trump”. Nuova Delhi ha spiegato l’acquisto di petrolio russo con il fatto che, dopo l’inizio del conflitto in Ucraina, i fornitori tradizionali hanno reindirizzato i loro petrolio in Europa. Allo stesso tempo, il governo indiano sta cercando di garantire “prezzi energetici stabili e accessibili” per i suoi consumatori con l’aiuto di tali acquisti. L’India ha osservato che l’UE continua ad acquistare energia, fertilizzanti, prodotti metallurgici, ecc. dalla Russia, e anche gli Stati Uniti acquistano fertilizzanti, prodotti chimici, esafluoruro di uranio per l’industria nucleare, ecc.

L’imposizione di nuovi dazi al 25% dal 1° agosto per passare al 50% il 6 agosto ai prodotti indiani è stata annunciata dallo stesso Trump. Il presidente ha dichiarato: ”L’India non solo acquista un’enorme quantità di petrolio russo, ma ne rivende anche una parte significativa sul mercato libero, realizzando enormi profitti. Non gli importa quante persone in Ucraina muoiano a causa della macchina militare russa”. 

Tra i risultati raggiunti da Trump con i nuovi dazi il fatto che il Primo Ministro indiano Modi visiterà la Cina per la prima volta in 7 anni. Non solo Modi parteciperà al vertice della SCO, che inizierà il 31 agosto a Tianjin. Questo sarà “un altro segnale di un riscaldamento diplomatico nelle relazioni con Pechino, in un contesto di crescenti tensioni con gli Stati Uniti”.

Sempre il 7 agosto si apprende da Ajit Kumar Doval, Consigliere per la Sicurezza indiana dopo un incontro con il suo omologo russo Sergeij Shoigu: “L’India si aspetta la visita di Putin a fine agosto, sperando in un risultato significativo dall’incontro tra i leader dei due Paesi”. Il Cremlino conferma che il presidente russo Putin visiterà l’India a fine agosto.

Le raffinerie statali indiane hanno sospeso gli acquisti di petrolio russo dopo che gli Stati Uniti hanno imposto dazi del 25% sulle importazioni dall’India, scrive Bloomberg. A questo proposito, Nuova Delhi non ha ufficialmente dato istruzioni alla raffineria di interrompere gli acquisti di materie prime dalla Russia, e il governo di Narendra Modi si sta opponendo ai dazi di Trump.

Infine si apprende dai media russi che alle aziende russe è stata offerta la possibilità di aprire depositi in rupie indiane. A fronte della crescita del fatturato commerciale tra la Russia e i paesi amici, in particolare l’India, VTB ha lanciato un nuovo strumento finanziario per gli operatori del commercio internazionale: i depositi in valuta indiana.

“Nella prima metà del 2025, il numero di conti clienti in rupie indiane è aumentato del 36% rispetto alla fine del 2024. Anche il numero di contratti con partner indiani registrati presso VTB è in crescita”, ha affermato Kopytova, Vicepresidente Senior di VTB.

A contraddire le scelte di Trump, anche le major statunitensi: il colosso Google che ha annunciato l’intenzione di investire 6 miliardi di dollari per costruire un enorme data center da 1 gigawatt e un’infrastruttura energetica a Visakhapatnam, nell’Andhra Pradesh, segnando il primo importante investimento del gigante tecnologico in un data center in India e la più grande struttura per capacità e investimento di capitale in Asia. Il progetto include un investimento di 2 miliardi di dollari specificamente per costruire la capacità di energia rinnovabile per alimentare il centro.

Tommaso dal Passo 

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