
In questi ultimi giorni la domanda che si pongono in molti è: ma davvero Trump ha deciso di non attaccare l’Iran? Anche se la risposta ultima è solo nella testa del presidente Donald Trump, tutto fa pensare che gli Stati Uniti stiano prendendo tempo e che l’attacco non sia sventato. Un po’ come fu per il Venezuela di Maduro. Nel frattempo, la portaerei americana Lincoln è ancora in viaggio verso il Medio Oriente.
Yuval Adamker su Channel 14, il 15 gennaio ha dichiarato: “Ieri, gli Stati Uniti hanno informato alti funzionari in Israele che un attacco all’Iran avrebbe avuto luogo di notte. Di conseguenza, Israele si è preparato a ogni scenario, sia difensivo che offensivo. All’alba, quando i preparativi erano al culmine, è arrivata una telefonata dagli Stati Uniti a Tel Aviv, che diceva letteralmente: STOP, fermate il processo. In Israele si stima che Trump non abbia fatto marcia indietro sulla sua intenzione di attaccare l’Iran, ma abbia scelto un momento considerato più sicuro in termini di circostanze mutevoli, che potrebbe essere migliore per la gestione dell’operazione”.
L’incertezza e la preoccupazione in Israele si fa sentire e proprio per questo a scendere nell’agone dei media anche il portavoce dell’IDF, Effie Defrin ha cercato di ristabilire una certa serenità.
In una dichiarazione video del 16 gennaio il Generale di Corpo d’Armata Defrin afferma: “Nelle ultime settimane, e soprattutto negli ultimi giorni, abbiamo monitorato attentamente gli sviluppi nella regione. Di conseguenza, il Capo di Stato Maggiore sta conducendo valutazioni situazionali continue con tutti gli organismi competenti. La nostra responsabilità nelle IDF è gestire la situazione in modo misurato, professionale e responsabile. Stiamo operando al massimo della prontezza per un’ampia gamma di scenari”.
E ancora: “Nelle ultime settimane, abbiamo rafforzato le capacità e aumentato la prontezza lungo tutti i confini. Come ha affermato ieri il Capo di Stato Maggiore durante la sua visita all’Airfield Defense Array, è importante che ogni cittadino israeliano sappia che le IDF sono preparate e pronte in ogni momento, con un’ampia gamma di capacità. Comprendiamo pienamente il senso di incertezza e allerta che si è diffuso negli ultimi giorni, mentre il dibattito pubblico e mediatico si concentrava sugli sviluppi regionali. Questo è naturale e del tutto comprensibile. Allo stesso tempo, vi chiedo di fare affidamento esclusivamente sugli annunci del portavoce dell’IDF e sui canali ufficiali, di agire responsabilmente e di astenervi dal diffondere voci che possano destare preoccupazione tra il pubblico. Ribadisco: non ci sono modifiche alle linee guida dell’Home Front Command. Se dovessero rendersi necessarie modifiche, vi aggiorneremo in modo ordinato e chiaro”.
Come a dire quando sarà il momento vi avvertiremo, nel frattempo rimanente concentrati.
Nel frattempo in Iran si cominciano a contare i danni: 250 moschee danneggiate; 20 husseiniya, luogo di raccolta per la preghiera diverso da una moschea, danneggiati; un centinaia di auto incendiate a Teheran; distrutti due centri medici a Ilam e Rasht; 182 ambulanze fuori servizio; sono 3 i miliardi di toman (21,5 milioni di dollari) di danni alle proprietà municipali a Teheran. Inclusi 800 miliardi di toman (5,7 milioni di dollari) per i veicoli dei vigili del fuoco. E ancora: 317 filiali bancarie distrutte; 4700 filiali bancarie danneggiate con una percentuale tra il 10 e il 90%; 1400 sportelli bancomat danneggiati e 250 sono stati completamente distrutti; 2100 miliardi di toman (15 milioni di dollari) di danni alle banche; 364 grandi esercizi commerciali sono stati danneggiati; 419 piccoli esercizi commerciali in 30 province sono stati danneggiati; 3 biblioteche pubbliche sono state incendiate. Un miliardo di toman (7000 dollari) di danni al settore elettrico; 265 centri educativi e scuole sono stati danneggiati; 8 siti storici e turistici sono stati danneggiati; 4 cinema sono stati danneggiati in 3 città.
I danni dunque hanno messo a dura prova il sistema finanziario iraniano, quello che per intenderci è nel mirino dei rivoltosi per via di una inflazione che erode ogni tentativo di miglioramento in Iran, cin l’inflazione che tocca il 40%.
Nella tarda serata del 15 gennaio il canale israeliano Kan affermava: “In Israele, si sta monitorando un calo del volume delle proteste in Iran, a causa dell’elevato livello di repressione e violenza esercitato dal regime iraniano. Usando la forza contro la rivolta, il regime riesce a mantenere alto il livello di paura, il che potrebbe portare all’erosione dello slancio che si è formato finora. In Israele, si stima che diverse migliaia di persone siano state uccise durante le proteste, ma è difficile determinarne un numero preciso”.
E ancora, Channel 12 , sempre il 15 gennaio, afferma: “Il messaggio israeliano agli Stati Uniti dopo una serie di consultazioni a Kirya: Sosteniamo qualsiasi decisione prendiate, anche se ne paghiamo il prezzo, ma non paghiamo per lanciare un attacco all’Iran. Ieri sera c’è stato un vero dramma e un’allerta massima, ma l’attacco americano non è avvenuto. In Israele, credono che le proteste siano state represse con il pugno di ferro e si siano drasticamente placate. C’è disaccordo ai vertici della piramide israeliana sull’approccio da adottare nei confronti dell’Iran. Deirmer sta spingendo verso un approccio più severo e trasmette questi messaggi agli americani”.
Gli iraniani nel frattempo hanno mandato on line su tutte le televisioni della Repubblica islamica le immagini dei rivoltosi che hanno ucciso manifestanti e agenti, spiegando loro che si trattava agenti del Mossad. I rivoltosi nel video concludono la loro operazione raccogliendo i bossoli dal pavimento. In ogni caso l’Iran ha fatto sapere che per attaccare e uccidere sono stati usati vecchi proiettili dell’URSS. Un iraniano-canadese è stato accusato di terrorismo e impiccato. 800 accusati per le rivolte per ora restano in carcere. Nel frattempo nella città di Isfhan gli iraniani hanno cominciato a ripristinare i siti nucleari, immagini Copernicus.
In tutto questo caos il candidato sostenuto da Israele, il figlio del deposto Sha, ha parlato in conferenza stampa da Washington sostenendo che in caso di crollo del regime e di suo insediamento il programma è: “normalizzazione immediata con l’America, pieno riconoscimento di Israele e sepoltura del programma nucleare iraniano”. Reza Pahlavi però, oltre al sostegno di Israele e degli iraniani in esilio non ha molto seguito in patria.
Nella sua conferenza stampa Reza Pahlavi ha trasmesso alla stampa video di cadaveri durante le recenti proteste e di iraniani filo-monarchici che chiedono l’aiuto di Trump contro il governo iraniano. L’erede dello Scia in conferenza stampa ha detto: “Questa non è più una semplice repressione. Questa è un’occupazione straniera che indossa abiti clericali. Proprio come Saddam Hussein ha annegato le paludi nel sangue e Bashar al-Assad ha rivolto bombe a barile contro i suoi stessi figli, Ali Khamenei e i suoi scagnozzi hanno commesso crimini di massa contro il popolo iraniano e contro l’umanità intera”. “Tornerò in Iran. Sono in una posizione unica per garantire una transizione stabile. Questa non è la mia opinione. Questo è il verdetto pronunciato forte e chiaro dal popolo di fronte ai proiettili”. Ne ha chiesto: “Proteggete il popolo iraniano riducendo la capacità repressiva del regime, anche prendendo di mira la leadership della Guardia Rivoluzionaria Islamica e la sua infrastruttura di comando e controllo”.
Il direttore del Mossad David Barnea si è recato negli Stati Uniti il 15 gennaio per colloqui incentrati sull’Iran, mentre le proteste continuano e Washington valuta una possibile azione militare, riporta Axios. Barnea ha incontrato Steve Witkoff, che è stato recentemente in contatto con il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Nel suo contatto, Araghchi ha suggerito di tenere un incontro e di riavviare i negoziati sul nucleare. I funzionari israeliani temono che Teheran possa usare la ripresa dei colloqui per rallentare e allentare la pressione degli Stati Uniti.
Secondo i media israeliani, il blocco di Internet in Iran ha lasciato le agenzie di intelligence israeliane e statunitensi “nel caos”. L’Ex capo dell’intelligence israeliana ha dichiarato: “ Il regime iraniano è molto forte”. Come a dire che non è come attaccare Hezbollah o il Libano.
Nonostante il rinvio di Trump, in Israele è ancora in stato di massima allerta a causa delle tensioni con l’Iran e sono in corso discussioni sulla sicurezza tra la leadership politica e l’establishment militare.
Nel frattempo Mosca sta cercando di mediare tra Iran e Israele. Il presidente russo Vladimir Putin ha parlato telefonicamente con il primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, discutendo degli sviluppi in Medio Oriente e della situazione in Iran. Putin ha sottolineato la necessità di intensificare gli sforzi politici e diplomatici per garantire la stabilità regionale e ha affermato che la Russia continuerà gli sforzi di mediazione e promuoverà il dialogo tra tutte le parti. Entrambi i leader hanno concordato di rimanere in contatto a “vari livelli”.
Successivamente I Putin ha avuto una telefonata con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato il Cremlino.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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