LIBANO. Possibile escalation. Governo: sì al divieto di armi per Hezbollah. In risposta piazze piene di manifestanti 

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Il Libano ha fatto la sua scelta politica, e questo causerà disordini e manifestazioni in tutto il Libano con il rischio di una nuova escalation nella regione. La decisione che spacca il paese è stata quella di approvare il disarmo di tutte le milizie, mentre i rappresentanti di Amal, Hezbollah e i parlamentari sciiti sono usciti dalla votazione e quindi una decisione presa senza una ampia maggioranza, i costituzionalisti vicini agli sciiti parlano di decisione: “incostituzionale”. 

I Media israeliani, al contrario hanno esultato: “D’ora in poi, il governo libanese potrà essere considerato un nostro “amico leale” alla luce della sua decisione di disarmare Hezbollah, che da tempo rappresenta una minaccia per i cittadini dello Stato di Israele”. 

“Congratulazioni al Presidente libanese Aoun, al Primo Ministro Salam e al Consiglio dei Ministri per aver preso questa settimana la storica, coraggiosa e corretta decisione di dare avvio alla piena attuazione dell’accordo di cessate il fuoco del novembre 2024, della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dell’accordo di Taif. Le risoluzioni del Consiglio dei Ministri di questa settimana hanno finalmente messo in atto la soluzione “Una nazione, un esercito” per il Libano. Siamo al fianco del popolo libanese”, ha esultato Tom Barrack, Inviato degli Stati Uniti in Siria.

A quanto pare la decisone è stata molto sofferta. Una fonte ministeriale di alto livello ha dichiarato ad Al-Akhbar: “Il governo libanese sta ricevendo, tramite il Primo Ministro Nawaf Salam o tramite ministri specializzati, una serie di richieste trasmesse dall’amministrazione statunitense, direttamente tramite un canale di comunicazione con l’ambasciata statunitense ad Awkar o tramite organizzazioni internazionali”.

No solo, una fonte ministeriale sempre alla testata al Al-Akhbar ha detto: “Il governatore della Banca Centrale del Libano ha promesso agli americani di perseguire il prestito Al-Qard Al-Hassan, portando alla decisione del Ministero degli Interni di ritirarlo”. Su richiesta di Israele appoggiata dagli Stati Uniti, Hezbollah non avrà le armi e gli verranno tagliati i fondi. Ricordiamo che gli Stati Uniti hanno inserito Hezbollah nella lista dei terroristi. Mente li avevano tolti da tale lista durante la guerra a ISIS contro cui le milizie sciite, sunnite, cristiane e Hezbollah hanno combattuto. 

Faisal Karami, politico ha dichiarato ad ad Al-Jumhuriya: “Bisogna incaricare l’esercito di elaborare un piano per confiscare le armi per una soluzione, non deve diventare un problema, e ho chiesto a Hezbollah di non attaccare l’Arabia Saudita”.

La discussione è iniziata il 7 agosto alle ore 14: italiana. Quando i ministri libanesi sono arrivati al Palazzo Baabda di Beirut per la seconda sessione di gabinetto sul disarmo degli attori non statali (tra cui Hezbollah). Tra questi anche il Ministro del Lavoro pro-Hezbollah, Mohammad Haider. Che aveva saltato la prima sessione di martedì, adducendo “problemi di viaggio””.

Alle 17:15, ore italiane, i ministri di Hezbollah e Amal hanno dichiarato che si sarebbero ritirati dalla sessione di governo per via della richiesta di approvazione dei documenti dell’inviato statunitense Barrack, tra cui il disarmo di Hezbollah”. Alle 17:54 sono usciti dall’aula. 

“La decisione presa durante la sessione era di studiare gli obiettivi del documento di Barak e di prendere una decisione in merito, e questo ha portato a divergenze e alla decisione di ritirarci. Abbiamo chiesto più tempo per studiare il documento in modo completo e approfondito, ma la decisione è stata di approvarne gli obiettivi, quindi abbiamo deciso di ritirarci. Abbiamo affermato che l’attenzione deve essere rivolta al ritiro israeliano, alla cessazione delle aggressioni, al sostegno all’esercito e alla garanzia della ricostruzione”, ha dichiarato all’uscita Mohammad Haider, Ministro del Lavoro libanese, in rappresentanza di Amal.

“Mi sono ritirato perché c’è qualcosa di significativo nel documento dell’inviato americano [Tom Barrack], e la questione è al di là delle mie capacità di gestione. Non potevo assumermi la responsabilità di prendere una decisione così importante”, ha detto Fadi Makki, Ministro delle Riforme Amministrative del Libano.

Alle 18:06 il Presidente Aoun e il Primo Ministro Salam hanno respinto la proposta di Hezbollah e Amal, dopodiché Hezbollah e Amal si sono ritirati dalla sessione. Un leader del “duo sciita” (Amal e Hezbollah) ad Al Jazeera: “Il governo di Nawaf Salam è caduto a livello nazionale e costituzionale, e i prossimi giorni saranno difficili per il Libano”.

Alle 18:29 il governo libanese ha deciso di approvare i documenti dell’inviato statunitense Barrack. Gli attori non statali, tra cui Hezbollah e Amal, saranno disarmati! La decisione è stata presa senza i ministri di entrambi i partiti, dopo il loro ritiro. “Il governo ha approvato la cessazione della presenza armata, inclusi Hezbollah e Amal, in tutti i territori libanesi”, Paul Morcos, Ministro dell’Informazione libanese. Tutti i partiti sciiti e i candidati indipendenti del governo libanese si sono ritirati dalla sessione ministeriale a Palazzo Baabda, tenutasi per discutere di una proposta americana e del disarmo di Hezbollah.

Immediate le reazioni a favore e contrari: “Il mufti sunnita del Libano, lo sceicco Abdul Latif Derian, contatta il primo ministro Nawaf Salam e loda la recente decisione del governo di disarmare Hezbollah”.

Hezbollah ha dichiarato che ignorerà la decisione del governo libanese sul disarmo, definendola “una strategia di resa totale guidata da Stati Uniti e Israele, e condannando la mossa con la massima fermezza”.

Il Ministro della Giustizia libanese al termine della sessione ministeriale: “Il governo ha approvato gli obiettivi delineati nel documento dell’inviato statunitense Barak”.

Nella lunga dichiarazione di Hezbollah che riportiamo si legge: “Il governo del Primo Ministro Nawaf Salam ha commesso un grave peccato prendendo la decisione di privare il Libano delle sue armi di resistenza contro il nemico israeliano. Ciò indebolisce le capacità e la posizione del Libano di fronte all’attuale aggressione israelo-americana contro di esso. Inoltre, realizza per Israele ciò che non è riuscito a ottenere con la sua aggressione contro il Libano, che abbiamo affrontato nella Battaglia dei Primi Guerrieri, che ha portato a un accordo che obbliga Israele a cessare la sua aggressione e a ritirarsi dal Libano”. “Questa decisione costituisce una chiara violazione della Costituzione libanese e della dichiarazione ministeriale del governo, che al paragrafo cinque afferma: ‘Il governo si impegna, in conformità con il Documento di Accordo Nazionale adottato a Taif, ad adottare tutte le misure necessarie per liberare tutti i territori libanesi dall’occupazione israeliana, estendere la sovranità dello Stato su tutti i suoi territori utilizzando esclusivamente le proprie forze e schierare l’esercito libanese nella zona di confine libanese riconosciuta a livello internazionale’. Preservare la forza del Libano e le armi della resistenza sono essenziali per la sua forza, e questa è una misura necessaria. Anche impegnarsi per accrescere la forza del Libano armando e rafforzando l’esercito per consentirgli di espellere il nemico israeliano dal territorio dello Stato, liberarlo e proteggerlo è una misura necessaria. Questa decisione è stata presa in seguito alle direttive dell’inviato statunitense Barak, come indicato nelle motivazioni della sua presentazione al Consiglio dei Ministri e nelle giustificazioni della sua approvazione, con il Primo Ministro Salam che ha annunciato che il Consiglio dei Ministri “ha deciso di proseguire la discussione del documento americano giovedì prossimo e di incaricare l’esercito libanese di elaborare un piano di attuazione per contenere le armi entro la fine dell’anno”. Questa decisione serve pienamente gli interessi di Israele e lascia il Libano esposto al nemico israeliano senza alcuna deterrenza. Il governo ha ignorato l’impegno assunto dal Presidente Joseph Aoun nel suo discorso inaugurale di discutere una strategia di sicurezza nazionale, affermando: “Il mio impegno è quello di chiedere la discussione di una politica di difesa integrata come parte di una strategia di sicurezza nazionale a livello diplomatico, economico e militare, che consenta allo Stato libanese – ripeto, allo Stato libanese – di rimuovere l’occupazione israeliana e respingere la sua aggressione da tutti i territori libanesi”. La decisione del governo rientra in una strategia di resa e in una chiara negazione dei fondamenti della sovranità libanese. L’uscita dei ministri di Hezbollah e del Movimento Amal dalla sessione è un’espressione del rifiuto di questa decisione, un’espressione del rifiuto della resistenza, in quanto rappresenta segmenti significativi della società libanese di tutte le regioni, sette e partiti. È anche un’espressione del diffuso rifiuto popolare della decisione di sottoporre il Libano alla tutela americana e all’occupazione israeliana. Questa decisione mina la sovranità del Libano e dà a Israele carta bianca per manometterne la sicurezza, la geografia, la politica e la futura esistenza. Pertanto, tratteremo questa decisione come se non esistesse. Allo stesso tempo, siamo aperti al dialogo, alla fine dell’aggressione israeliana contro il Libano, alla liberazione del suo territorio, al rilascio dei prigionieri e all’impegno per costruire lo Stato e ricostruire ciò che è stato distrutto dalla brutale aggressione. Siamo pronti a discutere la strategia di sicurezza nazionale, ma non nel contesto dell’aggressione.L’accordo deve essere attuato innanzitutto dalla parte israeliana e il governo deve agire in via prioritaria “prendendo tutte le misure necessarie”. Per liberare tutti i territori libanesi dall’occupazione israeliana”, come affermato nella sua dichiarazione ministeriale. Al nostro onorevole popolo, diciamo: “È solo una nuvola estiva, e passerà, se Dio vuole. Ci siamo abituati a essere pazienti e a vincere”.

Relazioni con i media di Hezbollah

Mercoledì: 6 agosto 2025

Safar 12, 1447 AH”

Già nella sera del 7 agosto l’esercito libanese ha adottando misure di sicurezza agli ingressi della periferia sud di Beirut. Fonti della Presidenza della Repubblica: “la comunicazione continuerà con il Presidente della Repubblica Nabih Berri”. A partire dalla notte del 7 agosto sono iniziate le manifestazioni in Libano. La polizia antisommossa si prepara a respingere qualsiasi tentativo di irruzione nelle case dei ministri. Si registra un aumento significativo del numero di manifestanti nella periferia sud e informazioni sui preparativi per i movimenti nella Bekaa e nel sud.

Marcia di protesta percorre le strade di Nabatieh dopo la decisione del governo. Le proteste popolari si registrano a Tiro e Baalbek. Infine manifestazioni di massa nella capitale, Beirut, per denunciare le decisioni del governo Salam. Anche Ain El Mreisseh a Beirut è teatro di massicce manifestazioni di protesta.

Intorno alle 22 dell’8 agosto le manifestazioni si sono estese a vari villaggi della Bekaa centrale, da Baalbek a Hermel, per denunciare le decisioni del governo Salam.

Giornalista Omar Nashabeh: “Nawaf Salam vuole distruggere il Paese, sabotare lo Stato e scatenare una guerra civile, per poi fuggire in Europa e in America”.

Anna Lotti

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