Frizioni e rapporti sino-indiani

74

ITALIA – Roma 16/5/13. Non sono ancora chiari i motivi dell’incursione cinese in territorio indiano lungo il confine conteso del Kashmir orientale, ma l’incidente ha riportato alla ribalta l’imprevedibilità cinese in politica estera e il frequente ricorso da parte di Pechino ad “aggressioni a basso livello”, che affiancano trattative diplomatiche formali. Per quanto riguarda l’India, nonostante una generale tendenza alla cooperazione, l’incidente ha diminuito le possibilità di chiarimento nelle relazioni bilaterali per creare una base più solida nello scambio culturale ed economico.

Il 15 aprile, nella Valle di Depsang nel Ladakh (Kashmir orientale), 30 soldati cinesi avrebbero percorso una decina di chilometri al di là di quella che l’India percepisce come la Linea di Controllo Effettivo (Lce), e avrebbero creato un campo lì per quasi tre settimane. Alcune font indicano che elicotteri cinesi siano entrate nello spazio aereo indiano. A Pechino, i funzionari del ministero degli Esteri ripetutamente hanno negato che fosse avvenuta alcuna violazione.

Un possibile motivo per una simile azione potrebbero essere state le obiezioni cinesi alla costruzione di infrastrutture sul lato indiano: si tratterebbe di diverse strade, un bunker e un aeroporto e altri punti strategici nei pressi della Lce. Non è ancora chiaro da quale livello della burocrazia militare cinese si partito l’ordine di attraversare la Lce, ci sarebbero segnali che si sia trattato di un livello locale. 

Il 6 maggio, dopo una serie di incontri militari a livello locale tra i due contendenti, una risoluzione è stata raggiunta, in base alla quale tutte le forze abbandonano la pianura, quelle indiane abbandoneranno Depsang e distruggeranno il bunker nel settore. Le truppe cinesi si sono ritirate, i loro comandanti apparentemente soddisfatti per gli impegni presi dagli indiani 

Dal caso delle isole Senkaku, questo episodio deve sfar riflettere sul fatto che la Cina è coinvolta in una serie di dispute di confine collegate in modo dinamico. Occorre chiedersi se il comportamento cinese debba essere considerato in un quadro strategico più ampio di aggressioni a basso livello che possono aiutare la Cina a realizzare i propri obiettivi di politica estera, nel Mar Cinese Meridionale, in India o in Asia centrale, o se i politici di Pechino siano presi di sorpresa dalle azioni dei militari.

Negli ultimi anni, infatti, la Cina si è adoperata per adottare una posizione più decisa sul percepito territorio di suo interesse sia di terra che di mare che aereo.

Data la grande importanza geostrategica della regione di confine tra India Cina e Pakistan, e nonostante le accuse di debolezza, Nuova Delhi merita credito per la sua diplomazia e per non aver innescato nessuna escalation della situazione. Mentre gli incidenti sul Mar Cinese Meridionale col Giappone sono caratterizzati da una serie di ritorsioni, l’India ha trovato un modo di lavorare sul caso senza danneggiare le più ampie relazioni bilaterali: nonostante la crisi di confine c’è stata una comunicazione intensa tra le due capitali per tutta la situazione di stallo.

Nonostante le tensioni in atto, la cooperazione economica tra i due giganti si è accelerata negli ultimi anni. Il cinquantesimo anniversario del conflitto 1962, potenzialmente incendiario, è stato gestito in maniera costruttiva, a marzo 2013, Xi Jinping ha approvato un “piano in cinque punti” per migliorare le relazioni bilaterali. Entrambe le parti hanno dimostrato pragmatismo diplomatico, tanto che è stato poi annunciato che l’India ha aperto alla possibilità di creare un parco industriale cinese in India in un futuro non lontano.

Ma nonostante l’approccio positivo alla crisi, la questione dei confini è destinata a rimanere uno dei pomi della discordia tra Pechino e Nuova Delhi. Il governo di Nuova Delhi è sotto pressione dall’interno per la percepita minaccia cinese, mentre Pechino ha chiaramente stabilito una politica da tolleranza zero sul continuo scivolamento strategico indiano nelle zone contese. In realtà, entrambi i contendenti stanno sviluppando proprie infrastrutture nella zona vicino alla Lce, il che comporta la persistenza di controversie a basso livello; inoltre Pechino non ha chiarito in nessun modo se e come si intersechi la propria politica estera civile e militare.