BALCANI. Bosnia Erzegovina. L’Alto rappresentante Schmidt usa i Poteri di Bonn

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Lunedì 11 aprile il Regno Unito ha annunciato la decisione di imporre sanzioni contro il Membro serbo della presidenza di Bosnia Erzegovina Milorad Dodik e contro la Presidente della Repubblica Srpska Željka Cvijanović. Londra ha accusato i due rappresentanti politici di parte serba di “compromettere la legittimità e il corretto funzionamento del sistema politico della Bosnia Erzegovina”. Secondo la segretaria di stato del Regno Unito per gli affari europei Liz Truss, le azioni che hanno motivato l’imposizione delle sanzioni contro Dodik e Cvijanović sarebbero peraltro state incoraggiate dal Presidente russo Vladimir Putin, con l’intento di mettere a rischio la stabilità dei Balcani occidentali.

Da mesi la tenuta del fragile assetto istituzionale della Bosnia Erzegovina è a rischio, compromessa soprattutto dalle spinte autonomiste da parte di Banja Luka. Già prima dell’invasione russa in Ucraina, Milorad Dodik era percepito in Europa come un rischio per gli accordi di Dayton, eppure nelle ultime settimane l’occidente teme che il conflitto possa ulteriormente compromettere il sistema politico di Sarajevo. Rappresentanti politici di Unione europea, Gran Bretagna e Stati Uniti nel criticare le ultime decisioni politiche dei rappresentanti politici di Bosnia Erzegovina hanno più volte accusato Putin di esserne corresponsabile, indicando la Russia come il principale fattore di rischio di destabilizzazione dell’intera area balcanica.

L’alto rappresentante Christian Schmidt è più volte intervenuto per frenare i provvedimenti locali adottati dal Parlamento locale di Banja Luka e promossi dal Dodik, che permetterebbero una maggiore autonomia alla Repubblica federata serba di Bosnia Erzegovina. Queta settimana Schmidt ha ufficialmente invocato la facoltà del ricorso ai poteri di Bonn per bloccare un provvedimento sui beni immobili dello stato approvato lo scorso febbraio in Repubblica Srpska. I poteri di Bonn costituiscono un apposito meccanismo di intervento che nel 1997 il Consiglio per l’attuazione della pace ha assegnato alla figura dell’alto rappresentante per facilitare l’implementazione di quanto stabilito dall’accordo di Dayton. Consistono essenzialmente nella facoltà di imporre provvedimenti legislativi necessari qualora le autorità locali non riescano ad approvarli e nella possibilità di rimuovere dagli incarichi rappresentanti politici che rischiano di compromettere l’assetto istituzionale del Paese.

Il provvedimento che Schmidt intende sospendere perché ritenuto incostituzionale è stato approvato dall’assemblea locale serba poche settimane fa. Si tratta essenzialmente di un’ulteriore legge adottata unilateralmente che attribuirebbe alla Repubblica Srpska la prerogativa di disporre e regolare liberamente la proprietà dei beni immobili statali senza doverne rispondere alle autorità federali Sarajevo.

Proprio nella stessa settimana, Schmidt ha incontrato a Belgrado Aleksandar Vučić, da poco rieletto alla guida della Serbia. Secondo Vučić l’applicazione dei poteri di Bonn compromette la stabilità della Bosnia Erzegovina, anche se secondo l’ufficio stampa del presidente serbo i due rappresentanti politici hanno ribadito la necessità di preservare la pace in Bosnia Erzegovina per garantire la sicurezza dell’intera area balcanica. Da Sarajevo in effetti dipende l’equilibrio dell’intera regione, anche se è ancora impossibile trovare una soluzione alla precarietà dell’equilibrio politico interno del paese. La rottura dell’occidente con Putin non farà altro che allontanare ancora di più le parti.

Carlo Comensoli