BALCANI. Strategic Compass: nella sicurezza comune compare oggi anche la Bosnia

145

Lunedì 21 marzo è stato aggiornato il testo dello Strategic Compass, il documento sulla strategia comune degli Stati membri Ue adottato con lo scopo di individuare le minacce alla sicurezza dell’Unione nel campo della Difesa. Il piano, redatto inizialmente dall’Alto rappresentante nel novembre 2021, contiene anche proposte per il rafforzamento della difesa a livello comunitario entro il 2030. Il conflitto in Ucraina ha quindi reso necessario un aggiornamento della bussola strategica, approvato dai Ministri degli esteri e della difesa dei paesi membri a inizio settimana.

Nella nuova versione dello Strategic Compass si legge quindi di un’Unione europea «circondata da instabilità e conflitti, costretta ad affrontare una guerra ai propri confini».

Ma la riedizione del testo non fa soltanto riferimento al conflitto in Ucraina come diretta minaccia esterna alla sicurezza dell’Unione: nel documento aggiornato si parla anche di Bosnia Erzegovina, un punto aggiunto su proposta dei rappresentanti a Bruxelles del governo croato, probabilmente su insistenza dello stesso primo Ministro Andrej Plenković.

Nel documento sulla strategia di difesa comunitaria si fa riferimento ai Balcani occidentali come una zona fonte di instabilità alle porte dell’Unione europea, una minaccia alla sicurezza comune causata, secondo Bruxelles, da una «crescente interferenza esterna», anche attraverso «campagne di manipolazione». Un chiaro riferimento a Cina e Russia, entrambe direttamente coinvolte nelle dinamiche regionali balcaniche in contrapposizione con Stati Uniti e Unione Europea.

La Bosnia Erzegovina in effetti dimostra chiaramente come gli interessi di Mosca e Pechino in area balcanica siano agli antipodi rispetto a quelli europei anche a livello diplomatico: tuttora l’Alto rappresentante Christian Schmidt, politico tedesco in passato più volte nelle fila del governo di Berlino, non viene riconosciuto dalle rappresentanze delle due potenze.

Parlando di Bosnia Erzegovina, lo Strategic Compass sottolinea la necessità di supportare «l’unità e integrità territoriale» del paese sulla base dell’Accordo di Dayton, recentemente rimesso di nuovo in discussione dai rappresentanti di Repubblica Srpska, e in particolare dal Membro serbo della presidenza Milorad Dodik.

Nel ribadire il sostegno di Bruxelles al mantenimento dell’assetto istituzionale attuale del paese, il documento si sofferma sul rispetto di un’equa rappresentanza di tutti e tre i popoli costituenti della Bosnia Erzegovina. In questo modo, il testo si ricollega alla proposta di riforma del sistema elettorale della cui necessità ha più volte in questi mesi parlato l’Alto rappresentante Schmidt. Questa riforma avrebbe appunto come obiettivo quello di garantire un’equa rappresentanza alla popolazione croata in Bosnia Erzegovina, un punto questo su cui Zagabria ultimamente ha spesso insistito con i partner europei: da qui appunto la pressione del governo croato sulla necessità di inserire un riferimento alla Bosnia Erzegovina nel testo aggiornato dello Strategic Compass.

Parlando di Balcani occidentali, il documento riporta anche la necessità di sostenere il dialogo tra la Serbia e il Kosovo, che si svolge proprio con la mediazione di Bruxelles e per cui la Commissione ha nominato un apposito rappresentante, il politico slovacco Miroslav Lajčak. Gli interessi di Serbia e della Repubblica Srpska rappresentano di fatto anche un’occasione per scambi di provocazioni tra Bruxelles e Mosca, da qui anche l’importanza del riferimento ai Balcani occidentali nello Strategic Compass.

Poche settimane fa, in seguito all’invasione dell’Ucraina, Bruxelles ha deciso di rafforzare i contingenti Eufor in Bosnia Erzegovina: dal punto di vista dell’Unione europea il conflitto in Ucraina rischierebbe di accelerare le spinte autonomiste della Repubblica Srpska, che minacciano l’assetto del paese garantito dall’Accordo di Dayton.

Carlo Comensoli