
Francia e Germania, attraverso una lettera scritta dal Presidente francese Emmanuel Macron e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz alla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, hanno proposto che l’Unione Europea per proteggere la propria economia di doti di una nuova misura di risposta rapida contro quei Paesi che la danneggiano. Reuters, riferendo che la proposta avanzata da Parigi e Berlino arriva dieci giorni prima del vertice tra Bruxelles e Pechino in cui verranno discussi gli squilibri commerciali tra le due parti, sottolinea come il principale bersaglio di questo nuovo meccanismo potrebbe essere proprio la Cina.
L’agenzia britannica ha aggiunto che la Commissione Europea ha accolto con favore la missiva ed il documento allegato con le proposte franco-tedesco definendola come un prezioso apporto al dibattito europeo sul tema ed in linea con le posizioni di von der Leyen “in materia di competitività e con il suo approccio ai partner commerciali, inclusa la Cina”. Reuters specifica, inoltre, che la misura non prenderebbe di mira un particolare Paese, ma servirebbe piuttosto ad evidenziare “il dumping, i sussidi diffusi e la restrizione della convertibilità valutaria: distorsioni del mercato che, secondo molti leader dell’UE, la Cina mette in atto”.
Secondo l’agenzia di stampa i funzionari tedeschi ritengono che l’Unione Europea necessiti di strumenti potenti come i dazi imposti dagli Stati Uniti ai sensi della sezione 310 del Trade Act del 1974 (la base giuridica che autorizza la Casa Bianca ad adottare contromisure a pratiche commerciali ritenute scorrette e sleali) o le restrizioni cinesi sui materiali critici”. In base al documento, spiega Reuters, il blocco europeo dovrebbe impiegare i propri strumenti di difesa commerciale “nel modo più rapido ed efficiente, con un maggior numero di indagini e un approccio più ampio che copra interi settori”, sottolineando, inoltre, l’urgenza dell’adozione di misure mirate a far fronte al problema del delle importazioni di prodotti chimici, PET e veicoli ibridi.
Francia e Germania, continua l’agenzia di stampa britannica, hanno, inoltre, sostenuto che la Commissione dovrebbe proporre due strumenti che consentano all’Unione di concentrare i propri sforzi sulla diversificazione e sulla garanzia della sicurezza economica: la prima misura (a cui la Commissione ha già fatto riferimento) dovrebbe mirare a limitare la dipendenza da un’unica fonte per determinate forniture critiche; la seconda mirerebbe, invece, a limitare l’accesso al mercato unico dell’UE ai paesi che minano condizioni di mercato eque attraverso mezzi politici o economici, senza specificare, però, quali condizioni l’attiverebbero, e quali le contromisure che l’UE dovrebbe adottare.
Reuters riferisce, inoltre, che, in base al documento presentato da Parigi e Berlino, “qualsiasi proposta della Commissione di attivare contromisure contro un altro paese dovrebbe essere adottata a meno che non vi sia opposizione da parte di una maggioranza qualificata degli Stati membri dell’UE, un ostacolo inferiore rispetto ad alcune misure commerciali” e che questa dovrebbe essere in grado di attivare rapidamente queste nove misure “il che, secondo i funzionari del governo tedesco, potrebbe significare questione di giorni”. L’agenzia di stampa statunitense ricorda, infine, che questa nuova legislazione dovrà, nel caso, comunque essere approvata dai governi degli Stati membri e dal Parlamento UE.
Sul portale 163.com di NetEase (WangYi, una delle più grandi industrie cinesi nel campo della tecnologia e dei videogiochi), che funge anche da aggregatore di notizie, la proposta anglo-francese è stata ripresa e commentata. In particolare, si sottolineava come l’iniziativa di Francia e Germania rispondesse ad interessi particolari delle due nazioni. Secondo l’editoriale cinese, infatti, la posizione proattiva di Parigi mirerebbe ad assumere una posizione economica dominante in Europa promuovendo una politica commerciale rigorosa nei confronti di Pechino. Dal punto di vista cinese la posizione di Berlino, invece, è più complessa, poiché sarebbe pressata da un lato dalla dipendenza del mercato tedesco da quello cinese, dall’altro dal timore che la propria industria possa essere soppiantata in varie fette di mercato (ad esempio i veicoli ad energia pulita potrebbero sottrarre spazio in mercati tradizionalmente favorevoli ai tedeschi) dal rapido ammodernamento delle aziende cinesi.
L’articolo pubblicato sul portale 163.com evidenzia, inoltre, come il consenso sulla carta raggiunto tra Francia e Germania non rappresenti la posizione dell’Unione Europea, che secondo la tesi dell’editoriale sarebbe divisa in tre macro fazioni sull’atteggiamento da tenere nei confronti della Cina. Da un lato i paesi dell’Europa orientale, fortemente dipendenti dal sostegno degli Stati Uniti e con pochi legami commerciali con la Cina, disposti a seguire una politica più rigida verso Pechino, dall’altra i paesi dell’Europa meridionale, come Italia, Spagna e Grecia, per le cui economie il mercato cinese rappresenta un fattore cruciale, restii ad impegnarsi in confronto commerciale per loro del tutto svantaggioso, ed infine paesi come Paesi Bassi, il Belgio e la Danimarca che mantengono una posizione attendista, avendo cospicui scambi commerciali con il Gigante Asiatico, e non volendo inimicarsi Stati Uniti, Francia e Germania. Queste divisioni, secondo la tesi sostenuta dall’articolo, rallenterebbero ed inficerebbero il già farraginoso processo decisionale dell’Unione Europea.
Come se ciò non bastasse, l’editoriale pubblicato sul portale 163.com sostiene che la Cina avrebbe tre assi nella manica da poter giocare nel caso l’Unione Europea dovesse davvero giungere ad un accordo che colpisca gli interessi cinesi. In primo luogo Pechino rappresenta il secondo mercato di esportazione per l’Ue e viceversa, per cui la Cina potrebbe rispondere con misure reciproche qualora Bruxelles decidesse di adottare misure “discriminatorie” su prodotti cinesi. In secondo luogo, in base all’articolo, Pechino potrebbe far leva sulla profonda integrazione delle catene industriali e di approvvigionamento. L’editoriale riporta, infatti, che, in base ai dati rilasciati nel settembre 2026 dall’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (ACER), “oltre l’80% dei moduli fotovoltaici presenti sul mercato UE proviene dalla Cina, e il tasso di autosufficienza per le batterie dei veicoli elettrici è inferiore al 30%, con oltre la metà delle batterie acquistate da aziende cinesi”, per cui qualsiasi dazio o barriera doganale finirebbe per gravare sui consumatori europei. Il terzo asso nella manica di Pechino, secondo l’editoriale, sarebbe costituito dall’“eccellenza morale del sistema commerciale multilaterale”. L’articolo pubblicato sul portale 163.com ribadisce la posizione della Cina a sostegno del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) e della risoluzione delle controversie attraverso il dialogo e la consultazione, per cui sottolinea come “strumenti commerciali unilaterali lanciati dall’UE stanno essenzialmente eludendo le regole multilaterali e «sostituendo il diritto internazionale con il diritto nazionale», che di per sé è privo di legittimità”. Se l’Unione Europea dovesse davvero dotarsi di strumenti atti a prendere di mira la Cina, conclude l’editoriale, danneggerebbe la sua credibilità internazionale e potrebbe addirittura innescare una nuova ondata di protezionismo che finirà per colpire tutti. L’articolo si conclude sottolineando ancora una volta l’apertura della Cina a risolvere con il dialogo le controversie commerciali, ma ribadendo l’intenzione di Pechino di rispondere in modo risoluto se l’Unione Europea dovesse attuare “misure discriminatorie” nei confronti delle industrie cinesi.
Giuseppe Cusano Lanzetta
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