Morire per denunciare. Aumentano i giornalisti uccisi nel mondo

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SVIZZERA – Fechy 07/07/2016. Secondo la Press Emblem Campaign (Pec) il numero dei giornalisti uccisi nel mondo continua a aumentare.

Da gennaio a fine giugno 2016 si è arrivati a 74 in 22 paesi, in media 3 a settimana. Nello stesso periodo e con gli stessi criteri nel 2105 il numero era di 71 giornalisti (135 in tutto l’anno), 66 nel 2014 (138 in tutto l’anno), 59 nel 2013 (129 in tutto l’anno). Il Pec è una organizzazione non governativa con lo status speciale consultivo delle Nazioni Unite; è stata fondata nel giugno 2004 da un gruppo di giornalisti provenienti da diversi paesi. I paesi più pericolosi sono elencati in un comunicato uscito il 7 luglio: l’Afghanistan dove si sono avuti 10 giornalisti uccisi, la Siria con 9 operatori dei media uccisi; Messico segue con 8, poi Iraq e Yemen con 7 in ogni paese; 5 giornalisti sono stati uccisi in Guatemala, e 4 in ciascuno dei seguenti paesi: India, Pakistan, Turchia (dove 2 giornalisti siriani sono stati uccisi dallo Stato Islamico); 2 giornalisti sono stati uccisi nelle Filippine, 2 in Russia e 2 in El Salvador durante i primi sei mesi del 2016. Un giornalista è stato ucciso in: Bangladesh, Brasile, Burkina Faso, Guinea, Honduras, Libia, Serbia, Stati Uniti, Somalia e Venezuela. «Senza un’inchiesta indipendente è molto difficile sapere perché i giornalisti sono stati uccisi. Circa due terzi dei giornalisti sono stati presi di mira intenzionalmente, mentre un terzo è stato ucciso in combattimento», riporta il comunicato Pec. È una tendenza allarmante che vede nel ruolo di boia delle organizzazioni terroristiche, in particolare Daesh. Da gennaio a giugno una dozzina di operatori dei media sono stati uccisi da Daesh in Turchia, Siria e Iraq; i talebani sono responsabili dell’uccisione di dieci giornalisti in Afghanistan e Pakistan. La libertà di stampa è peggiorata, nel suo complesso, negli ultimi mesi in alcuni paesi in particolare in Azerbaigian, Egitto, Turchia e Venezuela.